Il contenzioso tra Elon Musk e l’industria musicale ha cambiato marcia. Quello che fino a poco fa sembrava l’ennesimo scontro sul copyright, oggi assume i toni di una guerra aperta. X Corp., la società che controlla la piattaforma di microblogging, ha scelto di alzare il tiro e di spostare il conflitto sul terreno dell’antitrust. La causa, lunga 53 pagine e depositata presso un tribunale federale del Texas, prende di mira la National Music Publishers’ Association e alcune delle principali major discografiche. Tra cui Sony, Universal e Warner Chappell. Secondo X, tali realtà avrebbero fatto fronte comune per usare il DMCA non come strumento di tutela degli artisti, ma come leva di pressione. L’obiettivo, sostiene la società di Musk, sarebbe stato quello di costringere Twitter a firmare accordi di licenza a condizioni economicamente e contrattualmente svantaggiose. Il tutto in un contesto che avrebbe soffocato la concorrenza invece di favorirla.
X: nuova disputa antitrust con alcune major musicali
Un passaggio centrale della denuncia ruota attorno a una mail inviata nell’ottobre 2021 da David Israelite, presidente dell’NMPA. In quel messaggio si parlava esplicitamente della possibilità di scatenare un’ondata di segnalazioni DMCA se non si fosse arrivati a un accordo. Twitter, all’epoca, decise di non cedere. Da lì, sempre secondo quanto riportato nella denuncia, sarebbe partita una campagna sistematica di segnalazioni che, nel giro di un anno, avrebbe colpito oltre 200.000 post e portato alla sospensione di più di 50.000 account.
X sostiene che l’attenzione si sarebbe concentrata su utenti particolarmente seguiti, in modo da colpire la piattaforma dove fa più male: visibilità, traffico e quindi ricavi pubblicitari. Inoltre, la denuncia cita episodi in cui dirigenti dell’NMPA avrebbero condiviso contenuti simili a quelli che, negli stessi mesi, venivano segnalati e rimossi quando pubblicati da altri utenti.
Secondo X, anche le major si sarebbero unite in un secondo momento a tale offensiva coordinata, dopo aver fallito trattative individuali con la piattaforma. Ora la società di Musk chiede danni economici e un’ingiunzione permanente per bloccare quelle che definisce pratiche anticoncorrenziali. Con tali premesse, è difficile immaginare una risoluzione rapida. Tutto lascia pensare a una battaglia lunga e complessa.
