È da una dimensione ridotta, appena sessanta centimetri, che potrebbe arrivare una delle risposte europee più interessanti alla diffusione dei droni a basso costo. Si tratta di un piccolo missile, pensato per essere economico, rapido da produrre e facile da schierare. Tale dispositivo è al centro di un nuovo progetto che guarda al mare come campo di applicazione. L’iniziativa nasce dall’incontro tra due realtà diverse, ma complementari. Da una parte c’è Babcock International, colosso britannico con una lunga esperienza nei sistemi navali e nella gestione di piattaforme complesse. Dall’altra Frankenburg Technologies, startup estone che ha attirato l’attenzione per il suo approccio alla difesa anti-drone. Le due aziende hanno firmato un memorandum d’intesa. Ciò con l’obiettivo di studiare un sistema containerizzato capace di difendere navi e infrastrutture costiere da minacce aeree leggere.
Nuovo sistema di difesa anti-drone: ecco i dettagli
Il concetto alla base del progetto è che usare intercettori costosi per abbattere droni dal valore di poche migliaia di euro non è sostenibile. Serve qualcosa di diverso, qualcosa che ribalti il rapporto tra costo dell’attacco e costo della difesa. È qui che entra in gioco il Mark 1, definito da Frankenburg come il più piccolo missile guidato al mondo. Lungo circa 60 centimetri e spinto da un motore a combustibile solido, è pensato per la difesa aerea a corto raggio, con un’attenzione alla semplificazione produttiva.
Il vero elemento di rottura, infatti, non è tanto nelle prestazioni quanto nel modo in cui il missile viene concepito industrialmente. Componenti commerciali, catene di fornitura snelle e un design che privilegia la produzione in massa rispetto alla raffinatezza tecnologica estrema. Secondo l’azienda estone, ciò consente di ridurre i costi fino a dieci volte e di accelerare i tempi di produzione di ordini di grandezza rispetto ai missili convenzionali.
Non si tratta solo di teoria. Frankenburg ha dimostrato una velocità di sviluppo fuori dagli standard del settore. Ciò portando il Mark 1 dal concept al primo lancio reale in circa tredici mesi. A dicembre è arrivata anche la prova più attesa: il primo intercetto hard-kill di un bersaglio aereo veloce, effettuato durante un test presso la base NATO di Ādaži, in Lettonia. Un risultato che ha contribuito a consolidare la credibilità dell’azienda agli occhi di diversi Paesi europei.
