La vicenda Grok sta rapidamente smettendo di essere una polemica da social per trasformarsi in un caso politico internazionale. Il chatbot sviluppato da xAI è finito al centro di una reazione a catena che, in pochi giorni, ha portato Indonesia e Malesia a bloccarne temporaneamente l’accesso. Una decisione drastica, arrivata dopo una serie di segnalazioni sulla generazione di immagini a sfondo sessuale senza consenso tramite intelligenza artificiale. Secondo le autorità dei due Paesi, non si tratta di incidenti isolati né di semplici errori di sistema. I contenuti contestati includerebbero rappresentazioni di donne reali, minori e scene di violenza. Un insieme di elementi che ha spinto i governi a intervenire con decisione. In Indonesia, la risposta istituzionale è stata immediata e particolarmente dura. In una dichiarazione diffusa sabato, il ministro delle Comunicazioni e del Digitale Meutya Hafid ha definito i deepfake sessuali non consensuali una grave violazione dei diritti umani. Il ministero ha inoltre convocato i rappresentanti di X per un confronto ufficiale. Poco dopo, anche la Malesia ha annunciato un blocco analogo, come riportato dal New York Times.
Grok coinvolto in nuovi casi di deepfake a sfondo sessuale
Quella di Indonesia e Malesia, però, appare sempre meno come un’eccezione. Le reazioni istituzionali attorno a Grok e ai suoi strumenti AI generativa stanno emergendo a livello globale. In India, le autorità hanno ordinato a X di intervenire per impedire al chatbot di produrre contenuti osceni o comunque illegali. In Europa, la Commissione ha chiesto a xAI di conservare tutta la documentazione relativa a Grok, una richiesta che, pur mantenendo toni formali, lascia intendere la possibilità concreta di un’indagine più approfondita.
Nel Regno Unito il clima è diventato rapidamente più teso. Ofcom ha avviato una valutazione accelerata su potenziali violazioni normative, con il sostegno esplicito del primo ministro Keir Starmer. Nel frattempo, sono circolate indiscrezioni secondo cui Regno Unito e Australia starebbero valutando un annuncio coordinato per il blocco del chatbot. Negli Stati Uniti, invece, il silenzio dell’amministrazione Trump è apparso evidente. Non è arrivata alcuna presa di posizione ufficiale, anche se alcuni senatori democratici hanno sollecitato Apple e Google a rimuovere l’app di X dai rispettivi store.
Dal canto suo, xAI ha inizialmente pubblicato un messaggio di scuse tramite l’account ufficiale di Grok. Con quest’ultimo ha ammesso la violazione di standard etici e di potenziali leggi statunitensi. Successivamente ha limitato la generazione di immagini agli utenti paganti su X, senza però estendere la restrizione all’app dedicata. Elon Musk ha liquidato il tutto come una censura. Ma è evidente come la questione sia ancora ben lontana dalla fine.
