Di recente, la superconduttività è stata spesso indicata come una delle chiavi per l’aviazione elettrica, ma quasi sempre con un’incognita. Funziona, sì, però solo a patto di accettare sistemi di raffreddamento complessi, pesanti e poco compatibili con un velivolo reale. È proprio su tale punto che Hinetics ha deciso di intervenire, presentando al CES 2026 di Las Vegas un’anteprima tecnologica che prova a sciogliere il nodo più critico della questione. La startup statunitense ha mostrato un motore elettrico superconduttore completamente integrato. Il quale è progettato per funzionare senza criogenia esterna e senza le infrastrutture che finora ne hanno limitato l’uso pratico.
I dettagli emersi sul nuovo motore elettrico superconduttore di Hinetics
Il vero elemento distintivo del progetto è il modo in cui viene gestito il raffreddamento. Tradizionalmente, i motori superconduttori richiedono sistemi criogenici esterni, con liquidi refrigeranti, serbatoi, tubazioni e una complessità che mal si sposa con l’uso aeronautico. Hinetics ha scelto una strada diversa, integrando nel motore un criorefrigeratore. Un “cold finger” sottrae calore ai componenti superconduttori e lo disperde nell’ambiente. Mantenendo le temperature operative senza bisogno di infrastrutture esterne. È una soluzione che semplifica l’architettura, riduce il peso e aumenta l’affidabilità.
Il progetto nasce all’interno del centro di ricerca POETS e rientra nei programmi sostenuti da ARPA-E. Si tratta dell’agenzia del Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. La quale finanzia tecnologie ad alto rischio, ma dall’alto potenziale. L’obiettivo è quello di rendere i motori superconduttori una soluzione realmente utilizzabile nel breve periodo. Quello mostrato al CES è un dimostratore in scala ridotta, sviluppato nell’arco di circa tre anni, ma non si tratta di un semplice esercizio accademico. Al suo interno sono già presenti tutte le soluzioni che l’azienda intende trasferire su macchine di potenza molto più elevata.
L’obiettivo finale è un motore da 6 megawatt, una soglia che lo renderebbe interessante sia per l’aviazione elettrica e ibrida sia per impieghi industriali avanzati. Il principale ostacolo resta il costo dei nastri superconduttori, ma su tale fronte i segnali sono incoraggianti. Negli ultimi tre anni i prezzi si sono dimezzati e le previsioni indicano ulteriori riduzioni, man mano che la produzione aumenta e le filiere maturano.
