Il 2025 verrà ricordato come uno degli anni più complicati per Stellantis sul fronte italiano, un periodo in cui i numeri hanno raccontato una storia ben diversa rispetto alle promesse del passato. L’orizzonte del milione di veicoli prodotti nel Paese appare oggi lontanissimo. I contatori degli stabilimenti si sono fermati sotto la soglia delle 380 mila unità complessive tra auto e veicoli commerciali, con una contrazione netta rispetto all’anno precedente e un ridimensionamento che, in poco tempo, ha dimezzato i volumi rispetto al 2023.
La debolezza strutturale della produzione automobilistica emerge con chiarezza, ecco perché si guarda alla ripartizione dei volumi. Le autovetture hanno subito il colpo più duro, mentre i veicoli commerciali hanno mostrato una capacità di tenuta leggermente migliore, riuscendo a recuperare terreno negli ultimi mesi dell’anno. Insomma, la sensazione diffusa è quella di un sistema che ha perso continuità produttiva e che fatica a ritrovare un equilibrio stabile.
Tra stabilimenti in affanno e timidi segnali, Stellantis cerca una direzione
All’interno della mappa industriale italiana di Stellantis, il quadro appare frammentato. Mirafiori rappresenta l’eccezione in un contesto prevalentemente negativo. l’arrivo della nuova 500 ibrida ha consentito di invertire la rotta, chiudendo l’anno con un incremento produttivo e mostrando come un modello ben posizionato possa ancora fare la differenza. Anche qui però le prospettive restano legate alla capacità di ampliare l’offerta e di individuare le opportunità aperte dalle nuove categorie di veicoli elettrificati.
Altrove la situazione è più complessa. Modena ha vissuto un anno segnato da volumi ridotti e da un ritorno produttivo che promette benefici nel medio periodo ma non garantisce ancora una piena saturazione degli impianti. Cassino, un tempo simbolo della rinascita Alfa Romeo, ha visto ridursi drasticamente la produzione, con lunghe pause operative e un futuro legato a modelli rinviati senza una tempistica certa. Pomigliano resta il pilastro quantitativo grazie alla Panda, che continua a sostenere buona parte della produzione nazionale, pur mostrando segnali di rallentamento, mentre altri modelli faticano a trovare slancio. Melfi, dopo un crollo significativo, intravede una possibile ripartenza grazie alla nuova Jeep Compass, chiamata a diventare il centro produttivo dei prossimi anni.
In questo contesto frammentato, i sindacati tornano a chiedere con forza una strategia chiara e investimenti concreti. Senza un nuovo piano industriale capace di ridare continuità e visione, il rischio è che il 2025 non resti un’eccezione, ma diventi l’anticipo di una crisi più profonda.
