Al CES 2026 Motorola ha deciso di giocare una partita interessante, mostrando due volti molto diversi della sua idea di smartphone pieghevole. Da una parte c’è la voglia di crescere, di sperimentare e di uscire dai confini che lei stessa si era data negli ultimi anni. Dall’altra c’è il gusto per il racconto, per l’oggetto che diventa simbolo, quasi memorabilia. Il risultato sono due dispositivi che parlano a pubblici diversi, ma che insieme raccontano bene il momento che il brand sta attraversando.
Razr Fold: il pieghevole per produttività e multitasking
Il protagonista assoluto è senza dubbio Motorola Razr Fold. È il primo pieghevole “a libro” della storia Motorola e, in un certo senso, segna un piccolo spartiacque. Dopo anni passati a presidiare quasi esclusivamente il formato a conchiglia, Motorola entra finalmente nel territorio dei foldable più orientati alla produttività. La sensazione è quella di un passo studiato, non affrettato. Razr Fold non rinnega l’anima Razr, ma la espande.
Da chiuso, il dispositivo non dà l’idea di essere un compromesso. Il display esterno da 6,56 pollici permette di usare il telefono come uno smartphone tradizionale, senza quella costante sensazione di “devo aprirlo per fare davvero qualcosa”. È aprendolo che cambia tutto: il pannello interno da oltre otto pollici trasforma l’esperienza e invita a rallentare, a lavorare su più cose insieme, a sfruttare lo spazio in modo creativo. Motorola ha puntato molto sull’interfaccia, con finestre adattive e un multitasking che sembra finalmente pensato per essere usato, non solo mostrato. Il supporto allo stilo rafforza questa idea: Razr Fold non vuole essere solo bello o futuristico, ma utile.
Anche il comparto fotografico segue questa filosofia. Le fotocamere non sono lì per fare scena, ma per adattarsi a contesti diversi, dal lavoro alla creazione di contenuti. L’intelligenza artificiale lavora in modo discreto, cercando di aiutare senza invadere, sfruttando il grande display interno per suggerire, organizzare, accompagnare l’utente durante la giornata.
Accanto a questo approccio più “razionale”, Motorola ha portato al CES qualcosa di completamente diverso con il Razr 60 FIFA World Cup 26 Edition. Qui il focus non è tanto sull’innovazione tecnica quanto sull’emozione. È uno smartphone che nasce per celebrare un evento, per raccontare una partnership e per parlare a chi vive il calcio come cultura, passione e identità. Il design richiama il movimento, il campo da gioco, l’energia di un mondiale che si avvicina, trasformando il Razr in un oggetto da collezione più che in un semplice telefono.
Sotto la scocca resta il Razr 60 che già conosciamo, con tutte le sue funzionalità intelligenti e una struttura pensata per durare, ma è il contorno a fare la differenza. Le personalizzazioni software, i dettagli grafici, le scelte cromatiche: tutto contribuisce a dare la sensazione di avere tra le mani qualcosa di unico, pensato per un pubblico preciso.
Insieme, Razr Fold e Razr 60 FIFA Edition raccontano una Motorola che sta cercando di essere più coraggiosa. Da un lato esplora nuovi formati e nuovi utilizzi, dall’altro continua a giocare con identità e storytelling. Due strade diverse, ma complementari, che mostrano un brand meno timido e più consapevole del proprio ruolo nel panorama mobile attuale.
