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3I/ATLAS e l’enigma della coda “al contrario”: le polveri che sfidano la fisica delle comete

L’oggetto interstellare 3I/ATLAS mostra una coda rivolta verso il Sole. L’astrofisico Avi Loeb spiega perché le sue polveri anomale mettono in crisi i modelli classici delle comete.

scritto da Manuel De Pandis 02/01/2026 0 commenti 2 Minuti lettura
cometa
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L’oggetto interstellare 3I/ATLAS, scoperto nel 2020, torna a far discutere la comunità scientifica. A riaccendere il dibattito è una nuova analisi dell’astrofisico Avi Loeb, che propone un’interpretazione sorprendente della sua caratteristica più misteriosa: l’anti-coda, una struttura luminosa che, invece di estendersi lontano dal Sole come accade normalmente per le comete, appare rivolta proprio verso la nostra stella.

Secondo le osservazioni più recenti, questa coda “invertita” raggiunge una lunghezza di circa 400.000 chilometri, cioè più o meno la distanza tra la Terra e la Luna, con un profilo estremamente stretto e ben collimato. Una configurazione che non rientra nei modelli standard di dinamica cometaria.

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Polveri troppo grandi per essere normali

Nello studio pubblicato su Medium, Loeb sostiene che la luminosità dell’anti-coda non può essere spiegata ipotizzando le classiche particelle di polvere fine espulse dalla sublimazione dei ghiacci. I suoi calcoli indicano che i granelli dovrebbero avere diametri compresi tra 1 e 100 micrometri, con un valore medio di circa 10 micrometri — molto più grandi di quelli normalmente osservati nelle comete del Sistema solare.

La logica è semplice ma dirompente: le particelle espulse da una cometa subiscono una spinta iniziale dal gas che evapora per effetto del calore solare, ma poi vengono frenate dalla pressione della radiazione solare. Solo granelli più pesanti potrebbero mantenere la traiettoria e raggiungere distanze tanto elevate prima di disperdersi. Se invece fossero submicronici, dovrebbero muoversi a velocità incompatibili con la fisica del gas cometario. In altre parole, la coda di 3I/ATLAS non sarebbe strana perché “punta nella direzione sbagliata”, ma perché è composta da materiale inusuale, espulso con caratteristiche dinamiche che non coincidono con i modelli tradizionali.

Emissione localizzata e massa sorprendente

La collimazione del getto di polveri suggerisce inoltre che l’attività non sia distribuita su tutta la superficie, ma concentrata in una zona ristretta del nucleo. Questo rafforza l’idea che 3I/ATLAS espella particelle di grandi dimensioni, forse da un cratere o da una frattura ben definita.

Loeb calcola anche un limite superiore: se i granelli superassero i 100 micrometri, la quantità di massa persa — stimata in circa 500 chilogrammi al secondo dopo il perielio — implicherebbe un nucleo minuscolo, con un raggio inferiore ai 100 metri. Tuttavia, le misure del Telescopio Spaziale Hubble indicano dimensioni ben più consistenti, rendendo questo scenario improbabile.

Ipotesi naturale o qualcosa di più?

Come spesso accade nei lavori di Loeb, non manca l’apertura a spiegazioni più speculative. L’astrofisico chiarisce di non voler forzare interpretazioni “fantascientifiche”, ma osserva che i vincoli fisici derivanti dai modelli di sublimazione valgono solo per oggetti naturali. Se invece la sorgente delle particelle fosse “esotica” — per esempio un sistema di propulsione artificiale — la velocità di espulsione potrebbe essere arbitraria, spiegando la forma e l’orientamento della coda senza contraddizioni termodinamiche.

È un’ipotesi che divide la comunità astronomica: la maggior parte dei ricercatori tende a privilegiare processi naturali non ancora pienamente compresi, forse legati a un comportamento peculiare dei materiali interstellari o a fenomeni di frammentazione irregolare del nucleo.

cometasole
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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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