Nel panorama globale della corsa alle tecnologie di trasporto ultra-veloce, la Cina sta consolidando una posizione di primo piano. Ciò puntando su un parametro spesso decisivo, ma difficile da padroneggiare: l’accelerazione estrema. Un recente test sui sistemi maglev elettrici superconduttivi dimostra come Pechino non sta solo inseguendo velocità di punta sempre più elevate, ma sta lavorando sul controllo completo dell’energia necessaria per raggiungerle e arrestarle in spazi ridottissimi. L’esperimento è stato condotto da un team della National University of Defence Technology. Ha attirato l’attenzione dopo la diffusione delle immagini da parte della televisione statale CCTV. Su una pista di appena 400 metri, un veicolo sperimentale dal peso di circa 1,1 tonnellate è stato spinto fino a 700 km/h in soli due secondi. Per poi fermarsi in sicurezza.
Sistemi maglev elettrici superconduttivi: ecco le novità in arrivo in Cina
Il progetto è il risultato di circa dieci anni di sviluppo continuo. All’inizio del 2025, sulla stessa infrastruttura, il team aveva già raggiunto i 648 km/h, ma l’ultimo test ha segnato un salto netto nelle prestazioni. Il risultato non va letto solo come un primato di velocità su una linea di test così breve, ma come la dimostrazione di un avanzamento su più fronti tecnologici. La prova ha, infatti, messo alla prova sistemi di propulsione elettromagnetica ad altissima potenza, il controllo fine della sospensione magnetica e, soprattutto, la gestione di enormi flussi energetici concentrati in tempi ridotti. Raggiungere velocità elevate è relativamente semplice; farlo in modo controllato, ripetibile e sicuro è ciò che rende il test significativo.
Proprio tale capacità di controllo apre a scenari che vanno oltre il trasporto ferroviario. I ricercatori coinvolti sottolineano come i principi di accelerazione elettromagnetica possano trovare applicazione anche nel settore aerospaziale. Ad esempio, per conferire maggiore spinta iniziale ai velivoli, riducendo il consumo di carburante. Allo stesso modo, infrastrutture di tal tipo potrebbero diventare banchi di prova a terra per l’industria aeronautica e spaziale. Permettendo di testare materiali, sensori e componenti in condizioni estreme senza ricorrere a costosi test di volo.
