Quando pensiamo ai razzi spaziali, l’immagine classica è quella di un gigante che perde pezzi man mano che sale verso il cielo. Si staccano i serbatoi, si sganciano i motori e, una volta fuori dall’atmosfera, si aprono quelle due enormi “conchiglie” in cima – le carenature – che proteggono il satellite. Di solito, queste finiscono per bruciare nell’aria o cadere nell’oceano, diventando un rifiuto costoso e difficile da recuperare. Rocket Lab, però, ha deciso che questo spreco non ha più senso e ha tirato fuori dal cilindro un’idea che, a vederla in azione, sembra quasi un personaggio di un videogioco: la carenatura “Hungry Hippo“.
Neutron e la carenatura “Hungry Hippo”
Il soprannome non è stato scelto a caso. Invece di separarsi dal razzo, la punta del nuovo vettore Neutron si apre come la bocca di un ippopotamo affamato, “sputa” fuori il secondo stadio con il carico prezioso e poi, incredibilmente, si richiude. Resta lì, attaccata al primo stadio, pronta a tornare a casa insieme a tutto il resto del veicolo. È una soluzione che sembra quasi ovvia per quanto è logica, ma realizzarla è stato un incubo ingegneristico di quelli che tolgono il sonno. Far muovere due strutture così grandi a velocità ipersoniche senza che si stacchino o si deformino richiede una precisione millimetrica.
Recentemente, il team ha messo sotto torchio questo meccanismo con test che farebbero tremare qualsiasi materiale. Per simulare il momento di massimo sforzo aerodinamico durante il lancio, hanno applicato forze pesanti quanto cento automobili tutte insieme. La cosa che lascia a bocca aperta è la velocità: l’intera operazione di apertura e chiusura dura appena un secondo e mezzo.
È un battito di ciglia, molto più rapido dei sistemi tradizionali, il che semplifica enormemente la vita ai computer di bordo che devono gestire la traiettoria del razzo. Non si sono limitati a testare i bulloni, ma hanno fatto lavorare insieme software di volo, alette aerodinamiche e sensori, spingendo tutto oltre il 125% del carico previsto, giusto per essere sicuri che nulla vada storto quando si farà sul serio.
La carenatura riutilizzabile di Rocket Lab cambia le regole dei lanci spaziali
Ora, questo “ippopotamo” di carbonio è in viaggio verso la Virginia, dove inizieranno le prove generali sulla rampa di lancio in vista del debutto nel 2026. Neutron non sarà un razzo come gli altri: sarà il più grande lanciatore al mondo costruito interamente in fibra di carbonio, capace di portare in orbita ben 13 tonnellate. L’obiettivo finale è quello di abbattere i costi e rendere i lanci frequenti quanto i voli di linea.
Con questa tecnologia, Rocket Lab dimostra che per rivoluzionare lo spazio non servono sempre nuove invenzioni esotiche; a volte basta guardare un vecchio problema con occhi diversi e avere il coraggio di costruire un razzo che, invece di cadere a pezzi, preferisce tenersi tutto stretto e tornare alla base.
