Il mercato dei tablet entra in una nuova fase di pressione sui prezzi, spinta da dinamiche industriali che vanno ben oltre i singoli marchi. Al centro del problema c’è il forte rincaro dei chip di memoria, in particolare RAM e storage. Un contesto che sta costringendo i produttori di elettronica di consumo a rivedere le proprie politiche commerciali. In tale scenario si inserisce la decisione di Honor, che ha confermato un aumento dei prezzi dei tablet. L’annuncio è arrivato dal general manager della divisione tablet e IoT dell’azienda. Il quale è intervenuto sul social network locale Weibo. Nessun dettaglio sulle cifre, ma una motivazione chiara: i costi delle memorie continuano a salire e non sono più sostenibili senza un adeguamento dei listini.
Honor: gli aumenti dipendono dai costi dei chip di memoria
La causa dietro tale decisione è ormai evidente. Come emerso da diverse analisi, la domanda sempre maggiore di chip di memoria da parte dei data center dedicati all’intelligenza artificiale sta assorbendo una quota crescente della capacità produttiva globale. Sottraendola, in tal modo, all’elettronica di consumo. Un equilibrio fragile che rischia di tradursi, per i consumatori, in tablet sempre meno accessibili nel breve periodo.
La mossa dell’azienda non arriva isolata. Pochi giorni prima, Xiaomi aveva già adottato misure analoghe, offrendo un riferimento concreto per capire l’entità degli aumenti che potrebbero interessare anche altri brand. Il Xiaomi Pad 8 è passato da 2.199 a 2.299 renminbi. Mentre il Pad 8 Pro è salito da 2.799 a 2.899 renminbi. Ancora più incisivo l’intervento sulla linea Redmi Pad 2, con un incremento uniforme di 200 renminbi (circa 25 euro) su tutta la gamma. Il modello base ora parte da 1.199 renminbi.
Secondo la maggior parte degli analisti, la tendenza potrebbe intensificarsi nei prossimi mesi. Honor e Xiaomi sembrano, dunque, solo le prime a muoversi, ma la pressione sui costi è destinata a coinvolgere l’intero comparto tech.
