Negli ultimi mesi parlare di smart home Google significa quasi sempre parlare di problemi. Chi usa Google Assistant ogni giorno lo sa bene: comandi che prima funzionavano al primo colpo ora vanno ripetuti due o tre volte, routine che partono quando vogliono loro, automazioni che sembrano essersi dimenticate perché esistono. È come se l’ecosistema, invece di migliorare, avesse iniziato lentamente a sfilacciarsi, lasciando gli utenti con la sensazione di un prodotto trascurato proprio nel momento in cui dovrebbe essere più affidabile che mai.
Google Gemini trasforma la smart home, ma alcune funzioni diventano a pagamento
Il passaggio a Gemini, almeno sulla carta, doveva rappresentare una svolta. Un nuovo assistente, più intelligente, più fluido, più capace di capire il contesto e di dialogare in modo naturale. In parte è anche così, ma come spesso accade, la realtà è un po’ più complicata. Oltre a diverse funzioni ancora assenti o incomplete, è emerso un dettaglio che sta facendo storcere parecchi nasi: una funzione storicamente gratuita è diventata improvvisamente a pagamento.
Si parla delle Continued Conversation, ovvero la possibilità di continuare a parlare con l’assistente senza dover ripetere ogni volta il classico “Hey Google”. Una di quelle comodità che, una volta provata, diventa invisibile ma indispensabile. Parlare con l’assistente in modo più naturale, quasi come fosse una conversazione vera, è sempre stato uno dei punti di forza dell’esperienza Google, soprattutto in casa, quando si hanno le mani occupate o si passa da una stanza all’altra.
Il problema è che con Gemini questa funzione non è più disponibile per tutti. Google non ha fatto grandi annunci né spiegazioni dettagliate: semplicemente, aggiornamento dopo aggiornamento, gli utenti hanno iniziato ad accorgersi che qualcosa era cambiato. Le segnalazioni sono comparse sui social, nei forum e nelle community dedicate, tutte con lo stesso dubbio: “Ma prima non era gratis?”. La risposta, purtroppo, è sì.
Le Continued Conversation sono state inglobate in Gemini Live, una modalità di interazione più avanzata, ma accessibile solo tramite l’abbonamento Google Home Premium, che parte da circa 10 euro al mese. Una cifra che, presa da sola, può anche sembrare contenuta, ma che pesa parecchio se associata a una funzione che fino a ieri faceva semplicemente parte dell’esperienza base.
A rendere il tutto ancora più indigesto c’è un altro dettaglio: una volta che Gemini arriva sul proprio dispositivo, tornare indietro a Google Assistant non è possibile. L’unica eccezione riguarda i dispositivi non compatibili con Gemini, che restano legati al vecchio Assistant e continuano a offrire le conversazioni continue senza costi aggiuntivi. Un paradosso che lascia l’amaro in bocca: chi ha hardware più vecchio, in questo caso, si ritrova con un’esperienza più completa rispetto a chi ha dispositivi aggiornati.
Il risultato è una sensazione diffusa di frustrazione. Non tanto per l’abbonamento in sé, quanto per l’idea che alcune funzioni fondamentali della smart home stiano diventando opzionali a pagamento, proprio mentre l’affidabilità generale fatica a stare al passo.
