La Renault Twizy, nel bene e nel male, è stata una piccola rivoluzione. Non tanto per le sue prestazioni o per il comfort, quanto per l’idea che rappresentava: un mezzo elettrico essenziale, urbano, fuori dagli schemi, capace di far entrare i quadricicli nel radar di un pubblico che fino a quel momento li aveva guardati con un certo scetticismo. Con il tempo, quel segmento è cresciuto, si è raffinato e oggi gode di un mercato tutt’altro che marginale. Proprio per questo, la storia della Mobilize Duo lascia un retrogusto amaro.
Mobilize Duo: innovazione urbana o strategia fuori tempo?
Dopo il successo della Twizy, Renault ha provato a replicare la formula con un progetto più maturo e contemporaneo. La Mobilize Duo, di cui si è parlato a più riprese negli ultimi mesi, sembrava il passo successivo naturale: una microcar elettrica pensata per la città, proposta sia in versione quadriciclo leggero, guidabile già a 14 anni, sia come quadriciclo pesante, più prestazionale. Un’auto che guardava chiaramente alla mobilità urbana del futuro, fatta di spazi sempre più ristretti, traffico cronico e attenzione crescente all’impatto ambientale.
Eppure, a meno di un anno dall’inizio della commercializzazione, il progetto è già arrivato al capolinea. Il Gruppo Renault ha infatti deciso di interrompere la produzione della Mobilize Duo nell’ambito di un più ampio piano di ristrutturazione che coinvolge direttamente il marchio Mobilize. Un marchio nato nel 2021 con l’obiettivo di spingere Renault “oltre l’automobile”, esplorando nuove forme di mobilità, servizi e modelli di business alternativi. Un’idea ambiziosa, che però si è scontrata con una realtà meno entusiasmante dal punto di vista della redditività.
Come spiegato dai vertici del gruppo, le attività legate a Mobilize Beyond Automotive sono state progressivamente sospese perché giudicate poco sostenibili sul piano finanziario o scarsamente integrate con il core business. Il risultato è una serie di addii che fanno rumore, dal car sharing Zity a Milano fino, appunto, alla Mobilize Duo, che sparisce di scena quasi in silenzio.
Ed è un peccato, perché sulla carta la Duo aveva più di un asso nella manica. Compatta fino all’estremo, con i suoi 2,43 metri di lunghezza, era perfetta per districarsi nei centri cittadini più congestionati. Le due versioni disponibili coprivano esigenze diverse, offrendo autonomie intorno ai 160 chilometri grazie alla batteria da 10,3 kWh e prestazioni adeguate all’uso urbano. Non era una sportiva, né voleva esserlo, ma faceva esattamente ciò che prometteva.
Renault paga il prezzo di una visione urbana troppo ambiziosa
Il vero nodo, probabilmente, è sempre stato il prezzo. Con un listino che partiva da quasi 10.000 euro per la versione da 45 km/h e arrivava a 12.500 euro per quella più potente, la Mobilize Duo si collocava in una fascia che molti potenziali clienti hanno trovato difficile da giustificare. Troppo costosa per essere una semplice alternativa allo scooter, non abbastanza versatile per sostituire davvero un’auto tradizionale. Nemmeno la versione Bento, pensata per il trasporto merci, è riuscita a ritagliarsi uno spazio sufficiente.
Così si chiude, forse troppo presto, la storia di una microcar che aveva le idee giuste ma è arrivata nel momento sbagliato, o con il posizionamento sbagliato. Un altro esempio di come, nel mondo della mobilità elettrica, non basti avere un buon prodotto: serve anche un equilibrio delicato tra visione, mercato e sostenibilità economica.
