Il settore degli accessori per la ricarica in auto ha vissuto per anni in una sorta di limbo tecnologico. Da una parte avevamo la stabilità meccanica ma l’ingombro dei cavi, dall’altra la comodità dei supporti magnetici che però, salvo costose eccezioni proprietarie, offrivano velocità di ricarica ridicolmente basse, spesso insufficienti persino a mantenere la percentuale di batteria durante l’uso del navigatore GPS. L’arrivo dello standard Qi2 rappresenta, senza timore di smentita, la più significativa democratizzazione della ricarica wireless dall’introduzione del MagSafe di Apple nel 2020. Non stiamo parlando di una semplice evoluzione incrementale, ma di un cambio di paradigma che porta le prestazioni di picco a 15W su un protocollo aperto e universale.
In questa analisi approfondita mi occupo dell’Anker MagGo Wireless Car Charger , uno dei primi dispositivi a portare su strada le promesse del consorzio WPC (Wireless Power Consortium). La promessa di Anker è audace: offrire la stessa rapidità e sicurezza magnetica dei prodotti ufficiali Apple, ma a un prezzo più aggressivo e con un design orientato alla praticità quotidiana. Tuttavia, chi come me mastica tecnologia da anni sa bene che le specifiche su carta spesso si scontrano con la dura realtà dell’abitacolo di un’auto: temperature che oscillano dai -5°C invernali ai 50°C estivi, vibrazioni costanti, polvere e l’eterna lotta per la compatibilità con le bocchette dell’aria sempre più bizzarre disegnate dalle case automobilistiche.
Ho trascorso le ultime settimane con l’Anker MagGo installato sulla mia vettura personale, utilizzandolo come unico sistema di rifornimento energetico per un iPhone 15 Pro Max e un iPhone 16 Pro durante spostamenti urbani frenetici e lunghe tratte autostradali. L’obiettivo di questo report non è solo dirvi se “funziona”, ma capire se questo dispositivo riesce a gestire la dissipazione termica senza ventole attive, se il sistema di aggancio meccanico è davvero universale e se, in definitiva, vale l’investimento per chi cerca di eliminare il caos dei cavi senza sacrificare le prestazioni. Quello che segue è il resoconto dettagliato di questa prova sul campo. Attualmente è disponibile su Amazon Italia.
Unboxing
L’esperienza di unboxing con i prodotti Anker si è ormai consolidata su standard che definirei di “pragmatismo premium”. La confezione del MagGo, nei tipici colori bianco e azzurro del brand, non concede spazio al superfluo, ottimizzando i volumi in un’ottica che si spera sia anche di sostenibilità logistica. Al primo contatto, la scatola trasmette una buona densità, suggerendo che all’interno non c’è solo “aria”, ma sostanza.
Aprendo il sigillo, ci si trova immediatamente di fronte al corpo principale del caricatore, adagiato in un alloggiamento sagomato in cartone pressato, eliminando quasi totalmente la plastica interna. La prima cosa che salta all’occhio, e che farà discutere i puristi della modularità, è che il cavo USB-C è integrato in modo permanente nel pad di ricarica. Non troverete quindi un cavo separato da collegare: da un lato questo semplifica l’installazione immediata, dall’altro solleva interrogativi sulla longevità che affronterò in seguito.
Sollevando il doppio fondo, emerge quello che considero il vero valore aggiunto di questo pacchetto: un adattatore per auto (il cosiddetto “caricatore accendisigari“) USB-C da 25W incluso nella dotazione. In un’era in cui i produttori di smartphone rimuovono i caricatori dalle scatole citando ragioni ambientali, trovare un alimentatore capace di garantire l’output massimo del dispositivo è una rarità apprezzabile. Questo elimina alla radice il problema di dover cercare o acquistare separatamente un adattatore Power Delivery compatibile, garantendo che l’utente possa sfruttare i 15W promessi fin dal primo minuto. Completano la dotazione un set di clip adesive per il cable management – piccoli accessori in plastica nera con biadesivo 3M per guidare il filo lungo la console centrale – e la manualistica rapida, che in questo caso consiglio di consultare per comprendere il meccanismo di blocco del gancio.
Materiali, costruzione e design
Prendendo in mano l’Anker MagGo , la sensazione tattile è quella di un prodotto ingegnerizzato per durare, pur rimanendo ancorato all’utilizzo di polimeri plastici. Il corpo principale è realizzato in una plastica rigida (probabilmente una miscela di policarbonato e ABS) con una finitura opaca denominata “Black Stone“. Questa scelta è vincente per l’ambiente automotive: le finiture lucide (piano black) tendono a graffiarsi solo a guardarle e attirano polvere e impronte, mentre questa texture satinata scompare visivamente nell’abitacolo e resiste meglio all’usura quotidiana.
La superficie di contatto con lo smartphone, ovvero il “pad” circolare che ospita l’array magnetico, è rivestita di un materiale siliconico morbido al tatto. Questo dettaglio è cruciale per chi, come me, utilizza spesso il telefono senza cover: il silicone offre un grip aggiuntivo che coadiuva la forza magnetica e, soprattutto, previene micro-graffi sul vetro posteriore dell’iPhone causati dalle vibrazioni della strada.
Lo snodo a sfera posteriore, che permette la rotazione e l’inclinazione del dispositivo, offre una resistenza meccanica notevole. Non è lasco; spostare l’angolo di visione richiede una forza intenzionale. Questo è un ottimo segno: significa che il telefono non ciondolerà verso il basso al primo dosso o dopo mesi di utilizzo sotto il sole cocente. Il meccanismo di aggancio alle bocchette si distacca dalle classiche “mollette”: utilizza un gancio metallico estensibile, azionato da una ghiera rotante in plastica. La ghiera ha un feedback solido, anche se avrei preferito fosse leggermente più grande per facilitare la presa negli spazi angusti tra le alette dell’aria. Il tutto è assemblato con precisione, senza scricchiolii evidenti quando si applica pressione torsionale al dispositivo.
Specifiche tecniche
| Specifica | Dettaglio Tecnico |
| Modello | Anker MagGo Wireless Car Charger |
| Standard Wireless | Qi2 certificato (MPP – Magnetic Power Profile) |
| Potenza Output | Fino a 15W per iPhone (Serie 12 e successive) |
| Input Richiesto | 9V⎓2.5A (Minimo per garantire 15W wireless) |
| Adattatore Incluso | Caricatore auto USB-C 25W (Input 12V/24V) |
| Lunghezza Cavo | 1.5 metri (5 piedi), integrato nel pad |
| Materiali | PC, ABS, Silicone, Alluminio (gancio interno) |
| Dimensioni Pad | Diametro ottimizzato per modulo Qi2 (compatibile MagSafe) |
| Sistemi di Sicurezza | ActiveShield 2.0 (monitoraggio temperatura/corpi estranei) |
| Compatibilità | iPhone 16/15/14/13/12 Series (e futuri device Qi2) |
| Tipo di Montaggio | Gancio estensibile per bocchette aria (vent clip) |
Installazione
L’installazione dell’Anker MagGo si discosta dalla semplicità immediata delle clip a molla, richiedendo qualche minuto di pazienza in più, ma restituendo in cambio una stabilità granitica. Il sistema a gancio metallico è progettato per “mordere” l’aletta della bocchetta d’aria dall’interno. Il processo prevede l’inserimento del gancio completamente esteso tra le feritoie, l’aggancio al bordo posteriore dell’aletta prescelta e il successivo serraggio tramite la ghiera rotante posta dietro il pad.
Durante la mia prova, ho installato il supporto su tre veicoli differenti. Su una berlina tedesca con bocchette orizzontali standard, il montaggio è stato impeccabile. Il gancio, una volta serrato, tira il corpo del caricatore contro la plancia. Qui entrano in gioco due piccoli piedini stabilizzatori inferiori: questi non servono a reggere il telefono, ma a fare contrasto contro la cornice della bocchetta, impedendo che il peso del telefono faccia ruotare l’aletta verso il basso. È un design intelligente che risolve l’annoso problema del telefono che “guarda il pavimento”.
Tuttavia, devo segnalare dei limiti fisici. Sulle bocchette verticali, il sistema funziona ma richiede più attenzione nel posizionamento dei piedini stabilizzatori per evitare scivolamenti laterali. Il vero ostacolo sono le bocchette circolari o quelle con design a “turbina” (comuni su molte Mercedes, Audi recenti o Mini): in questi casi, il gancio non trova un appiglio sicuro o la profondità non è sufficiente. Se la vostra auto ha bocchette non lineari, questo prodotto è sostanzialmente incompatibile out-of-the-box, a meno di non ricorrere a soluzioni di modding o adattatori di terze parti non inclusi.
La gestione del cavo integrato richiede pianificazione. Essendo fisso, non potete sostituirlo con uno più corto o più lungo a seconda della distanza dalla presa 12V. I 1.5 metri sono generosi, forse persino troppi per chi ha la presa accendisigari vicino al cruscotto, costringendo a raccogliere l’eccedenza con fascette. Le clip adesive incluse sono essenziali per instradare il cavo lontano dalla leva del cambio o dai comandi del clima, mantenendo l’abitacolo ordinato.
Hardware
Sotto la scocca in plastica nera, l’Anker nasconde la vera rivoluzione: il modulo Qi2. A differenza dei precedenti caricatori “MagSafe Compatible” che erano essenzialmente caricatori Qi standard con dei magneti incollati intorno (e quindi limitati a 7.5W su iPhone), questo hardware integra il profilo MPP (Magnetic Power Profile). Questo standard, sviluppato con il contributo diretto di Apple, permette al caricatore di comunicare con l’iPhone a una frequenza di 360 kHz (contro i 110-205 kHz del vecchio Qi) per negoziare una ricarica rapida a 15W in totale sicurezza.
Il comparto magnetico merita una menzione d’onore. Anker dichiara l’uso di magneti ad alta attrazione, e i miei riscontri confermano una forza di tenuta che appare soggettivamente superiore a quella del caricatore MagSafe ufficiale di Apple. L’array di magneti è calibrato per allineare istantaneamente le bobine di induzione: non c’è quel fastidioso gioco di “cerca la posizione”, il telefono scatta in sede con un clack deciso e rassicurante.
Dal punto di vista della gestione termica, è importante sottolineare che è un’unità a dissipazione passiva. Non ci sono ventole, né dissipatori Peltier. Il calore generato dall’induzione e dalla conversione energetica viene smaltito attraverso la scocca e la piastra posteriore. Anker implementa la tecnologia ActiveShield 2.0, un sensore che monitora la temperatura in tempo reale. Se il calore supera una soglia critica, il chip riduce automaticamente la potenza erogata per proteggere la batteria del telefono e i componenti del caricatore. Questa scelta hardware ha implicazioni dirette sulle prestazioni prolungate, come vedremo nei test.
Prestazioni e autonomia
Nell’utilizzo quotidiano, la differenza tra un caricatore da 7.5W e questo Anker Qi2 da 15W è palpabile, cambiando la percezione della ricarica in auto da “mantenimento” a “rifornimento effettivo”. Collegando un iPhone 15 Pro al 10% di batteria, l’animazione di ricarica appare istantaneamente. Nei primi minuti di guida, il dispositivo eroga la massima potenza disponibile. Anker dichiara una capacità di ricarica fino al 20% in circa 16 minuti, un dato che nei miei rilevamenti si è rivelato veritiero, a patto che il telefono non sia già surriscaldato.
La curva di ricarica è aggressiva all’inizio, permettendo di recuperare una quantità significativa di energia durante brevi tragitti urbani di 20-30 minuti, cosa impossibile con i vecchi caricatori wireless. Tuttavia, la fisica non fa sconti. La ricarica induttiva a 15W genera calore. In assenza di una ventola, si affida allo scambio termico con l’ambiente. Ho notato che dopo circa 40-50 minuti di utilizzo continuo con navigazione attiva, la velocità di ricarica tende a stabilizzarsi o a ridursi leggermente a causa del thermal throttling.
Nonostante questo fisiologico calo prestazionale sotto stress termico, l’autonomia energetica è sempre garantita. Anche con Waze, Spotify e la luminosità al massimo, la percentuale della batteria sale costantemente, a differenza dei caricatori economici dove spesso si assiste a un pareggio o a una lenta discesa. L’adattatore da 25W incluso fa il suo dovere, fornendo sempre l’amperaggio necessario senza colli di bottiglia alla fonte.
Test
Per fornire una valutazione oggettiva, ho sottoposto l’Anker MagGo a tre scenari di prova specifici e ripetibili, utilizzando un iPhone 15 Pro Max (iOS 17.4) e un iPhone 14 Pro, entrambi senza custodia o con custodia originale MagSafe.
Test 1: Il Pendolare Urbano (Stress Test Breve)
- Scenario: Tragitto casa-lavoro di 30 minuti in traffico cittadino. Temperatura esterna 20°C. Navigazione Google Maps attiva, streaming musicale Bluetooth.
- Metodologia: Partenza con batteria al 20%. Misurazione percentuale ogni 10 minuti.
- Risultato: L’iPhone 15 Pro Max ha guadagnato circa il 22% di carica in 30 minuti, arrivando al 42%. Il telefono era appena tiepido al tatto. La stabilità sui dossi artificiali e sul pavé cittadino è stata assoluta. Il magnete non ha mostrato la minima incertezza nemmeno sulle buche più secche. Un risultato eccellente per chi ha bisogno di un “boost” rapido prima di arrivare in ufficio.
Test 2: La Lunga Percorrenza (Stress Test Termico)
- Scenario: Viaggio autostradale di 2 ore. Temperatura abitacolo 22°C (clima acceso), ma cruscotto esposto a luce solare diretta intermittente.
- Metodologia: Telefono montato sulla bocchetta centrale. Monitoraggio della curva di ricarica e della temperatura superficiale.
- Risultato: Nella prima ora, la ricarica è stata rapida e costante. Verso il 60° minuto, toccando il retro del telefono, la temperatura era notevolmente aumentata. Ho notato un rallentamento nell’incremento della percentuale (dal 70% all’80% ha impiegato molto più tempo rispetto al salto 30%-40%). Il sistema ActiveShield è intervenuto, modulando la potenza. Tuttavia, il telefono non è mai andato in blocco termico (schermo nero con avviso temperatura), grazie anche al flusso d’aria fresca proveniente dalla bocchetta su cui era montato.
Test 3: Stress Meccanico Off-Road
- Scenario: Strada bianca sterrata e disconnessa.
- Metodologia: Verifica della tenuta del gancio e dell’orientamento della sfera.
- Risultato: Qui l’Anker brilla. Il sistema a gancio, una volta serrato correttamente, rende il caricatore solidale con l’auto. Le vibrazioni si trasmettono al telefono (rendendo lo schermo leggermente tremolante alla vista, inevitabile con supporti a sbalzo), ma il dispositivo non si è mai allentato. L’orientamento della sfera è rimasto fisso: il telefono non si è “inchinato” verso il basso nemmeno dopo sollecitazioni violente.
Limiti delle osservazioni: I test sono stati condotti in condizioni climatiche miti (primavera). È ragionevole ipotizzare che in piena estate, con l’auto parcheggiata al sole a 40°C, le prestazioni di ricarica subirebbero un taglio drastico iniziale fino al raffreddamento dell’abitacolo, un comportamento intrinseco di tutte le batterie al litio e non imputabile solo al caricatore.
Approfondimenti
La rivoluzione Qi2: Standardizzazione e Libertà
La sigla Qi2 non è marketing vuoto. Rappresenta la convergenza tecnologica che l’industria attendeva. Fino a ieri, per avere 15W wireless su iPhone, un produttore doveva pagare royalty ad Apple per il modulo “Made for MagSafe”. Con Qi2, il Magnetic Power Profile (MPP) diventa uno standard aperto. Per l’utente, questo significa che l’Anker offre le stesse identiche prestazioni di un caricatore Apple ufficiale, ma a un costo inferiore. Inoltre, garantisce che il caricatore sarà compatibile con i futuri smartphone Android che adotteranno Qi2, rendendolo un investimento più longevo rispetto ai vecchi accessori proprietari.
Il dilemma del cavo integrato: Affidabilità vs Riparabilità
La scelta di Anker di integrare il cavo nel corpo del pad è divisiva. Tecnicamente, elimina un punto di debolezza: la connessione USB-C femmina sul pad, soggetta a vibrazioni e ossidazione. Un cavo saldato garantisce una trasmissione di corrente stabile e previene l’uso di cavi terzi di bassa qualità che non supporterebbero i 15W. Tuttavia, condanna il dispositivo a diventare un rifiuto elettronico (RAEE) se il cavo dovesse rompersi o essere masticato da un animale domestico. In un’ottica di sostenibilità e riparabilità, un cavo rimovibile sarebbe stata una scelta più etica, anche se forse meno “foolproof” per l’utente medio.
Ergonomia e Camera Bump: La sfida dell’iPhone 16 Pro Max
Gli smartphone moderni, in particolare le varianti “Pro Max” di Apple, presentano isole fotografiche sempre più sporgenti e ampie. Su molti caricatori piatti, questo “gradino” tocca il pad prima che i magneti facciano presa, creando un gap che uccide l’efficienza di ricarica e la tenuta. L’Anker ha un design del pad leggermente rialzato rispetto allo snodo, il che mitiga il problema. Ho verificato che anche con l’iPhone 16 Pro Max, il modulo fotocamera non interferisce con l’aggancio, a patto di usare cover standard o nessuna cover. Attenzione però alle cover “rugged” molto spesse con protezioni aggiuntive per le lenti: in quei casi, il millimetro di tolleranza potrebbe non bastare.
Dissipazione Termica: La fisica non perdona
Senza ventole, è schiavo della temperatura ambiente. In auto, questo è un’arma a doppio taglio. In estate, se montato su una bocchetta che spara aria condizionata gelida, il telefono rimarrà freschissimo, garantendo prestazioni di ricarica eccezionali, persino superiori ai caricatori domestici. In inverno, però, se accendete il riscaldamento, state letteralmente “cucinando” il telefono e il caricatore. È imperativo ricordarsi di chiudere il flusso d’aria della singola bocchetta su cui è montato il supporto durante i mesi invernali per evitare surriscaldamenti che manderebbero in blocco il sistema.
Sicurezza e FOD (Foreign Object Detection)
Un aspetto spesso trascurato è la sicurezza in caso di oggetti estranei. Se una moneta o un mazzo di chiavi finisse tra il pad e il telefono, l’induzione potrebbe scaldare il metallo fino a renderlo ustionante. L’Anker integra un sistema FOD sensibile: ho provato a interporre una rondella metallica e il caricatore ha immediatamente bloccato l’erogazione, facendo lampeggiare il LED laterale. Questo livello di sicurezza attiva è fondamentale in un ambiente caotico come l’auto.
Integrazione notturna e inquinamento luminoso
Un dettaglio che apprezzo particolarmente è la discrezione luminosa. Molti gadget tech soffrono di LED blu accecanti che di notte diventano fastidiosi o distraggono alla guida. Ha un piccolo LED di stato sul lato, che indica l’operatività ma è abbastanza tenue da non illuminare l’abitacolo. Inoltre, una volta agganciato il telefono (soprattutto i modelli Max), il LED viene parzialmente o totalmente coperto dalla scocca dello smartphone, garantendo il buio totale necessario per la guida notturna sicura.
Analisi della concorrenza: Anker vs Belkin vs ESR
Il posizionamento è strategico. Il Belkin BoostCharge Pro Qi2 è il rivale diretto: offre materiali forse leggermente più premium e spesso un cavo rimovibile, ma costa mediamente il 30-40% in più. ESR, d’altra parte, spinge molto sui modelli con ventola “CryoBoost”. Se vivete in Sicilia o guidate un’auto senza aria condizionata efficiente, l’ESR potrebbe avere un vantaggio termico, ma è più rumoroso e ingombrante. L’Anker si posiziona nel “sweet spot“: silenzioso, compatto, performante quanto il Belkin, ma al prezzo dell’ESR o inferiore.
Funzionalità
L’Anker MagGo non cerca di stupire con funzioni accessorie inutili, ma punta tutto sull’affidabilità delle funzioni core. La caratteristica principale è la rotazione a 360 gradi. Grazie allo snodo sferico, passare dalla modalità ritratto (verticale) per scorrere le playlist a quella paesaggio (orizzontale) per la visualizzazione della mappa è un’operazione che si fa con una sola mano e in una frazione di secondo. La resistenza della sfera è tarata perfettamente per consentire il movimento senza che il telefono poi si muova da solo con le vibrazioni dell’auto.
L’allineamento magnetico è un’altra funzionalità chiave che qui funziona come dovrebbe. Non c’è bisogno di guardare il supporto: basta avvicinare il telefono e i magneti N52 lo tirano in posizione corretta, garantendo che le bobine siano perfettamente allineate per la massima efficienza di ricarica. Questo riduce anche il calore generato da disallineamenti, tipico dei vecchi supporti Qi non magnetici.
Infine, la compatibilità con le custodie è garantita per spessori fino a 2.5mm, purché siano custodie magnetiche (MagSafe compatibili). Ho testato il caricatore con una custodia in silicone non magnetica molto sottile: la ricarica partiva, ma la tenuta meccanica era insufficiente per la guida. La funzionalità di aggancio sicuro dipende imprescindibilmente dall’uso di custodie con anello magnetico integrato.
Pregi e difetti
Pregi
- Velocità Reale: Ricarica a 15W certificata Qi2, che eguaglia le prestazioni del MagSafe originale a una frazione del costo.
- Tenuta Magnetica: Magneti potenti e sicuri, capaci di trattenere anche i modelli Pro Max su strade accidentate.
- Dotazione Completa: L’inclusione dell’adattatore auto da 25W è un valore aggiunto enorme che giustifica il prezzo e garantisce le prestazioni.
- Sistema di Aggancio: Il gancio metallico è immensamente superiore alle clip a molla per stabilità e sicurezza.
- Design Stealth: Finitura opaca e LED discreto si integrano perfettamente negli interni auto senza distrarre.
Difetti
- Cavo Integrato: L’impossibilità di sostituire il cavo è un limite alla longevità e alla riparabilità del prodotto.
- Dissipazione Passiva: Senza ventola, soffre di throttling termico nei viaggi lunghi estivi se non aiutato dall’aria condizionata.
- Compatibilità Bocchette: Non installabile su bocchette circolari o dal design irregolare senza adattatori terzi.
- Ingombro in profondità: Il meccanismo a gancio sposta il telefono di diversi centimetri dalla plancia, il che potrebbe interferire con la leva delle frecce o del tergicristallo in alcune auto compatte.
Prezzo
Al momento della stesura di questa recensione, l’Anker MagGo si posiziona in una fascia di prezzo che oscilla tra i 35€ e i 45€ sui principali store online italiani, a seconda delle promozioni attive. Valutando il pacchetto completo, il rapporto qualità-prezzo è estremamente elevato.
Considerate questo: un adattatore auto USB-C da 25W di buona qualità costa da solo circa 15€. Un cavo USB-C da 1.5m di qualità costa altri 10€. Questo significa che state pagando il pad magnetico Qi2 tecnologicamente avanzato una cifra irrisoria. Rispetto ai concorrenti diretti come il Belkin BoostCharge Pro (che spesso supera i 60€) o l’originale Apple MagSafe (49€) a cui va aggiunto un supporto auto (altri 20-30€) e un alimentatore (20€), la proposta di Anker è imbattibile per valore economico razionale. Si colloca sopra le “cinesate” da 20€ che caricano a 7.5W e surriscaldano, offrendo prestazioni da top di gamma a un prezzo da fascia media.
Conclusioni
L’Anker MagGo Wireless Car Charger è il prodotto che segna la maturità della ricarica wireless in auto. Non è più un gadget sperimentale o un compromesso frustrante tra comodità e lentezza, ma uno strumento affidabile capace di sostenere i consumi energetici degli smartphone moderni. L’adozione dello standard Qi2 è la chiave di volta che ha permesso ad Anker di offrire prestazioni “Apple-like” senza la “Apple-tax”.
Durante le settimane di test, mi sono dimenticato del cavo Lightning/USB-C, ed è questo il miglior complimento che si possa fare a un accessorio del genere: diventa invisibile nella routine, ma essenziale. La stabilità del montaggio e la velocità di ricarica effettiva lo rendono un compagno di viaggio eccellente. I limiti esistono – la gestione termica passiva e il cavo fisso – ma sono compromessi accettabili a fronte del prezzo e delle prestazioni generali.
A chi lo consiglio: A tutti i possessori di iPhone dalla serie 12 alla 16 che passano almeno 30 minuti al giorno in auto e vogliono arrivare a destinazione con più batteria di quando sono partiti, senza armeggiare con cavi. È l’upgrade definitivo per chi usa CarPlay wireless.
A chi non lo consiglio: A chi possiede un’auto con bocchette d’aria circolari (controllate bene prima di acquistare!) o a chi vive in climi estremamente torridi e non usa l’aria condizionata; in quel caso, la versione “Prime” con ventola attiva potrebbe essere necessaria per evitare il throttling. Attualmente è disponibile su Amazon Italia.





