Amazon ormai sembra orientata a far cessare il fenomeno della pirateria, almeno riuscendo ad eliminare tutte le applicazioni pirata dalle sue Fire TV. Ci sono stati degli avvisi, ma ora si passa direttamente alla fase di blocco per tutte quelle applicazioni che violano determinate regole. Nei primi giorni di dicembre erano comparsi messaggi di avvertimento all’apertura di queste applicazioni, accompagnati dalla possibilità di proseguire comunque. A distanza di circa dieci giorni, la situazione è cambiata in modo netto: le app segnalate non possono più essere avviate in alcun modo.
Come funziona il blocco sulle Fire TV
In una prima fase, l’avviso mostrava due opzioni: “Avvia comunque” e “Disinstalla”. Questo consentiva di utilizzare temporaneamente l’app nonostante il messaggio. Con l’attivazione del blocco definitivo, il pulsante che permetteva di forzare l’avvio è stato rimosso e sostituito da “Ignora”, impedendo di fatto qualsiasi utilizzo.
Anche i tentativi di disinstallazione seguiti da una nuova installazione non portano a risultati. Le app reinstallate vengono riconosciute immediatamente come non conformi e bloccate senza che il periodo di avviso venga ripristinato. Il comportamento indica un intervento pensato per essere persistente e difficile da aggirare per l’utente medio.
Il metodo di identificazione e i primi aggiramenti
Dalle verifiche effettuate emerge che Amazon stia identificando le app considerate pirata principalmente attraverso il nome del pacchetto. Questo approccio, pur efficace sul breve periodo, ha già mostrato alcuni limiti. Alcuni servizi di streaming non autorizzati hanno iniziato a distribuire versioni ufficiali delle proprie app con nomi di pacchetto alternativi, mentre altri utenti hanno diffuso versioni modificate non ufficiali, pensate appositamente per eludere la blacklist.
Un’ulteriore strada seguita è quella della clonazione delle app, che consente di creare una versione personalizzata con un nome di pacchetto unico. Questa soluzione non è sempre efficace, perché alcuni servizi rifiutano le connessioni da app modificate, ma anche in questi casi stanno emergendo workaround dedicati.
App clonate e confini dell’intervento Amazon
Amazon ha già rimosso dal proprio App Store uno degli strumenti più noti per la clonazione, App Cloner. Altri strumenti simili restano disponibili sul Google Play Store, mentre lo sviluppatore di App Cloner ha pubblicato una versione aggiornata direttamente sul proprio sito, con opzioni avanzate pensate per superare le limitazioni più recenti.
Le app finora disabilitate sembrano essere quelle che offrono in modo diretto l’accesso a contenuti non autorizzati, senza configurazioni aggiuntive. Al momento, software come Kodi e altri media player generici non risultano coinvolti, poiché non nascono con lo scopo esplicito di fornire contenuti piratati.
