Quando si parla di appalti pubblici, spesso si pensa a un mondo distante, tecnico, quasi impenetrabile. Eppure, dietro quelle procedure che scoraggiano perfino i più tenaci, si nasconde un potenziale enorme. Lo racconta chiaramente un nuovo studio che ha provato a misurare l’impatto che le PMI digitali potrebbero avere nel mercato degli appalti europei se solo avessero davvero la possibilità di entrarci. I numeri sono così grandi da sembrare quasi teorici: 1,8 milioni di posti di lavoro in più e 117 miliardi di euro di valore aggiunto lordo. Non si parla di dettagli marginali, ma di un’intera economia che potrebbe cambiare volto se le piccole imprese innovative avessero le porte aperte, invece che socchiuse.
Un mercato da 2.000 miliardi che le imprese tech non toccano
Lo studio, realizzato da Strand Partners per AWS, descrive un sistema dal valore di 2.000 miliardi di euro che potrebbe diventare una delle leve più interessanti per la competitività europea. Eppure oggi funziona come un corridoio pieno di porte, quasi tutte chiuse. Le imprese digitali hanno competenze, idee, tecnologie che potrebbero accelerare gli obiettivi del Decennio Digitale e del Green Deal, ma solo una piccola parte di loro riesce a partecipare davvero alle gare pubbliche. Basti pensare che, su tremila aziende intervistate, quasi la metà si ritira prima ancora che la procedura arrivi al termine, mentre solo il 12% racconta di ottenere ritorni davvero significativi. È un divario evidente tra ciò che potrebbero offrire e ciò che viene effettivamente loro permesso di fare.
Le ragioni sono sempre le stesse: procedure troppo complesse, costi elevati, piattaforme frammentate, regole applicate in modo incoerente. È un insieme di ostacoli che finisce per togliere slancio proprio nella fase in cui gli investimenti digitali potrebbero trasformare i servizi pubblici.
La fotografia italiana riflette lo stesso scenario, con qualche sfumatura locale. Le PMI digitali nel nostro Paese sono mature dal punto di vista tecnologico, quasi perfettamente allineate alla media europea. Tuttavia, l’interesse verso le gare pubbliche rimane più basso e quasi la metà delle aziende che ci prova finisce per abbandonare strada facendo. Solo il 34% arriva davvero a ottenere un contratto. Chi ce la fa, però, racconta risultati incoraggianti, spesso persino migliori rispetto alla media europea.
Perché le aziende digitali rinunciano agli appalti prima di competere
La barriera più grande resta sempre la stessa: la complessità. È il muro contro cui si scontrano sette imprese su dieci. Accanto a questa difficoltà ci sono moduli infiniti, poca trasparenza sulle opportunità e una percezione diffusa che le regole cambino a seconda dell’ente con cui si ha a che fare. Non stupisce quindi che solo una piccola parte delle aziende veda il settore pubblico come pronto ad adottare soluzioni innovative. Eppure, paradossalmente, quasi tutte riconoscono quanto cloud e intelligenza artificiale siano cruciali per riuscire a partecipare con continuità.
In questo panorama fatto di potenzialità inespresse, la strada indicata dallo studio è chiara: rendere le procedure più semplici, omogenee, digitali e coerenti. Se davvero si imboccasse questa direzione, le PMI digitali potrebbero finalmente diventare protagoniste e l’Europa avrebbe una spinta nuova, concreta, capace di trasformare non solo i servizi pubblici ma l’intera competitività del continente.
