Quando sentiamo parlare di “identità digitale”, la mente vola subito a codici, algoritmi e magari alla seccatura di dover rifare lo SPID. Ma la verità è che dietro queste etichette tecniche si nasconde un fenomeno ben più grande: l’intera nostra vita – dal conto in banca alla cartella clinica, dalle tasse al lavoro – si sta spostando online con una rapidità che ha del vertiginoso. Non sorprende, quindi, che il mercato globale che gestisce tutto questo fermento stia correndo più veloce di Usain Bolt. Attenzione a questi numeri: nel 2025 parliamo già di un valore superiore ai 44 miliardi di dollari, ma le previsioni degli analisti di MarketsandMarkets ci dicono che entro il 2031 potremmo sfondare la soglia dei 132 miliardi. Significa che questo settore crescerà di un buon 20% ogni singolo anno. La benzina di questa corsa? Semplice: il bisogno ossessivo di verificare chi siamo (e chi non siamo!) quando interagiamo con servizi da remoto.
Zero-trust, biometria e ID Wallet nel mercato che accelera più delle minacce
Il report che accompagna queste stime è un vero e proprio atlante del futuro digitale. Una delle sezioni più interessanti è quella dedicata agli ID wallet. Non sono semplici cartelle di file, ma quelle app che trasformano il tuo telefono nel tuo portafoglio, custodendo in modo sicuro certificati, documenti e credenziali. Stanno diventando a tutti gli effetti il tuo passaporto universale per accedere a servizi pubblici e privati in giro per il mondo. Per le aziende che sviluppano queste soluzioni, è un terreno di caccia incredibile, offrendo pacchetti che spaziano dalla fase iniziale di registrazione (l’onboarding) fino ai sistemi di autenticazione avanzatissima.
Parallelamente, assistiamo al trionfo silenzioso, ma liberatorio, del single sign-on (SSO). Ammettiamolo: in un mondo che ti chiede una password diversa per ogni sito, la possibilità di accedere a dieci applicazioni diverse con un solo login è un sollievo che rasenta la beatitudine. Le aziende lo adorano perché semplifica enormemente la vita ai dipendenti, ma soprattutto riduce drasticamente il rischio che le credenziali vengano rubate o gestite male. Non è casuale che il single sign-on sia visto come uno dei segmenti più dinamici, specialmente ora che il principio dello zero-trust – ovvero non fidarsi mai di nessuno, anche se è già dentro la rete – è diventato la regola d’oro della sicurezza informatica.
L’ascesa delle identità non umane che ridisegna la sicurezza
Ma la vera rivoluzione, quella che sta facendo più rumore sotto traccia, è l’esplosione delle identità non umane. Sì, avete capito bene. Nelle grandi reti aziendali, ormai ci sono più device, bot, software e servizi automatizzati che esseri umani in carne e ossa a muoversi e a scambiare dati. Ognuna di queste entità digitali ha bisogno di un’identità precisa, con le sue regole di accesso e gestione di sicurezza dedicate. È una trasformazione gigantesca che sta ridefinendo il concetto stesso di perimetro di sicurezza.
Tutti questi fili convergono in un unico luogo: il Nord America. Lì il mercato è saldamente ancorato, grazie a normative molto severe e infrastrutture tecnologicamente mature. È il palcoscenico dei giganti del settore, da Thales a CyberArk, che continuano a spingere l’innovazione dall’hardware all’autenticazione biometrica basata sull’intelligenza artificiale. Secondo MarketsandMarkets, questa trasformazione digitale globale genererà oltre 25.000 miliardi di dollari di nuove opportunità nel prossimo decennio. Una cifra pazzesca, che ci fa capire che siamo solo all’inizio di un viaggio in cui la nostra identità, sempre più digitale, sarà la chiave d’accesso a un mondo completamente nuovo.
