La trasformazione grafica di Android passa anche attraverso cambiamenti che, anche se apparentemente marginali, rivelano la direzione intrapresa da Google per il suo ecosistema. Uno dei più recenti riguarda Gboard, la tastiera predefinita del sistema. Quest’ultima, nella sua ultima versione beta, introduce un insieme di modifiche pensate per allineare l’esperienza d’uso ai criteri di Material 3 Expressive. L’aggiornamento, identificato con la build 16.5.1.838613058, sta raggiungendo solo una parte degli utenti, ma offre già un quadro chiaro dell’evoluzione in corso. Le novità riguardano soprattutto l’area dedicata alle modifiche della tastiera. Le impostazioni, tradizionalmente basate su una struttura funzionale e piuttosto essenziale, assumono ora un’impostazione più definita. Con sezioni organizzate in modo da rendere più semplice la navigazione interna. La revisione non punta solo a un miglioramento estetico, ma a una maggiore leggibilità. Scelta coerente con le recenti linee guida che Google sta implementando nel proprio ecosistema software.
Google: ecco cosa cambia per Gboard che si ispira a Material 3 Expressive
Spostando l’attenzione sull’interazione quotidiana, emerge un altro intervento. Il selettore delle emoji presenta un aspetto rielaborato, in cui la barra dedicata alle categorie adotta forme più morbide. La scheda attiva risulta maggiormente riconoscibile grazie a un profilo arrotondato. Una scelta che contribuisce a uniformare la tastiera all’estetica adottata da altre applicazioni aggiornate secondo i principi del Material Design contemporaneo. Il risultato mantiene intatte le funzionalità già note agli utenti, ma introduce un’immediatezza visiva più marcata.
Riguardo la distribuzione delle modifiche, le segnalazioni raccolte finora indicano una presenza del nuovo design soltanto sui dispositivi che eseguono Android 16. Gli utenti che utilizzano versioni precedenti, incluse installazioni basate su Android 15, continuano a interagire con la versione tradizionale della tastiera. Tale differenza non dipende da un’opzione selezionabile né da un’impostazione nascosta, ma dal processo di rollout adottato da Google. L’azienda, infatti, procede per fasi e non coinvolge immediatamente l’intera base installata.
