Negli Stati Uniti, ogni volta che si parla di energia nucleare, l’aria si scalda più del necessario, e il progetto Natrium di TerraPower non fa eccezione. Da quando la NRC ha dato il via libera alla costruzione del reattore sperimentale in Wyoming, sembra che attorno al cantiere ci sia quasi più tensione che betoniere. La decisione di accelerare i tempi, infatti, ha riaperto in un attimo un dibattito che covava sotto la cenere: quello sulla sicurezza dei reattori di nuova generazione e sul peso della politica nei processi tecnici.
Revisioni accelerate e dubbi tecnici: cosa succede nel progetto Natrium
Il punto su cui si sta discutendo di più è il ritmo con cui la revisione è stata portata avanti. La procedura, iniziata nel marzo 2024, avrebbe dovuto chiudersi nell’agosto del 2026. Invece, è stata compressa per rientrare nei famosi 18 mesi stabiliti da un ordine esecutivo firmato da Donald Trump. Una scelta che, secondo l’Unione degli Scienziati Preoccupati, rischia di trasformare un’analisi delicata in una sorta di corsa contro il tempo. Edwin Lyman, che da anni si occupa di sicurezza nucleare, è stato piuttosto diretto: accelerare in quel modo significa inevitabilmente lasciare indietro qualcosa, e quel “qualcosa” potrebbe riguardare aspetti non proprio secondari.
Il reattore Natrium, del resto, usa il sodio liquido come refrigerante, una tecnologia affascinante e complessa, che ha già una storia lunga e non sempre tranquilla. Il sodio ha reazioni difficili da gestire se entra in contatto con acqua o aria, e chi lavora nel settore lo sa bene. A questo si sommano le caratteristiche dei reattori veloci, che, se qualcosa va storto, possono rispondere in modo brusco, con aumenti improvvisi di potenza che mettono a dura prova il combustibile. Sono questioni che normalmente si affrontano con calma, un passo alla volta, e che proprio per questo hanno fatto storcere il naso a chi conosce bene questo tipo di tecnologia.
Costruzione ok, ma Natrium resta un progetto controverso
Dall’altra parte la NRC difende il proprio lavoro. Sostiene di aver rispettato tutti i requisiti e di essere riuscita addirittura a chiudere un mese prima del calendario abbreviato, grazie anche alla collaborazione rapida di TerraPower. Secondo la Commissione, nulla impedisce la costruzione del reattore, e la fase davvero critica – quella operativa – arriverà più avanti, quando verranno valutati gli ultimi dettagli.
C’è però un tema che continua a restare sospeso, quasi come una nota lasciata a metà frase: la mancanza di una struttura di contenimento tradizionale. TerraPower parla di “contenimento funzionale”, un approccio che divide nettamente dalle soluzioni finora adottate. L’idea è interessante, ma lo stesso staff della NRC ammette di non essere ancora in grado di valutarne l’efficacia definitiva. È questo il punto che, più di tutti, lascia aperta la sensazione che la discussione sia solo all’inizio, e che il vero banco di prova arriverà quando questo reattore dovrà davvero dimostrare ciò che promette sulla carta.
