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Telegram, aumentano le chiusure dei canali illeciti: cosa sta succedendo?

Un report di Kaspersky svela l’evoluzione del mercato nero digitale su Telegram: i blocchi aumentano, i criminali si spostano e l’era dei bot automatizzati entra in crisi.

scritto da Manuel De Pandis 06/12/2025 0 commenti 2 Minuti lettura
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Il volto oscuro di Telegram sta cambiando. Dopo anni in cui la piattaforma è stata terreno fertile per attività illegali – dalla vendita di dati rubati alla distribuzione di malware e servizi di hacking – la pressione delle autorità e i nuovi controlli interni stanno iniziando a produrre risultati tangibili. Secondo un’analisi condotta da Kaspersky Digital Footprint Intelligence, basata su oltre 800 canali bloccati tra il 2021 e il 2024, la vita dei gruppi criminali online si sta facendo sempre più difficile.

Telegram rimane uno strumento privilegiato per chi gestisce attività illecite grazie alla sua flessibilità e all’automazione dei bot, ma la piattaforma sta mostrando limiti sempre più evidenti. Mentre da un lato i canali illegali riescono oggi a sopravvivere per periodi più lunghi, dall’altro cresce in modo significativo il numero di blocchi e segnalazioni, costringendo le organizzazioni criminali a migrare verso piattaforme alternative.

Un mercato automatizzato ma instabile

Il vantaggio competitivo di Telegram per le reti illecite è sempre stato tecnico: bot programmati per rispondere automaticamente, gestire pagamenti in criptovaluta e consegnare materiali rubati in tempo reale. Questi sistemi consentono di gestire centinaia di richieste giornaliere senza intervento umano, riducendo i costi e massimizzando i profitti.

L’archiviazione illimitata dei file e l’assenza di costi infrastrutturali hanno reso possibile la distribuzione massiva di database sottratti, documenti aziendali e kit di attacco, senza la necessità di server dedicati. Tuttavia, il modello mostra crepe sempre più profonde.

Le operazioni a basso costo – come la vendita di carte bancarie o credenziali compromesse – restano diffuse, ma le transazioni di valore più alto, come la compravendita di vulnerabilità zero-day, si stanno spostando nuovamente verso il dark web, dove la reputazione e la fiducia restano fondamentali.

Crescono i blocchi e parte l’esodo

Dal 2024 Telegram ha incrementato sensibilmente l’attività di moderazione e blocco dei canali illegali. I dati raccolti negli ultimi mesi mostrano livelli di rimozione comparabili ai picchi del 2023, con un ritmo in aumento nel 2025. L’effetto è duplice: da una parte cresce la durata media dei canali (alcuni riescono a restare online per oltre nove mesi), ma dall’altra la loro stabilità diminuisce, costringendo gli operatori a spostarsi frequentemente o a chiudere e riaprire sotto nomi diversi.

Alle chiusure si aggiungono limiti strutturali della piattaforma: l’assenza di crittografia end-to-end predefinita, l’impossibilità di utilizzare server proprietari e il codice lato server chiuso, che impedisce verifiche indipendenti. Questi fattori, combinati con il crescente monitoraggio delle autorità, stanno spingendo diverse community a migrare verso soluzioni più riservate.

Tra le prime ad abbandonare Telegram ci sono BFRepo, una rete di quasi 9.000 iscritti specializzata in database rubati, e l’operazione Angel Drainer, nota per servizi di malware-as-a-service, entrambe ormai trasferite su messenger alternativi e piattaforme personalizzate.

canali illecititelegrsam
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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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