Amazon ha deciso di rimuovere senza annunci ufficiali i doppiaggi creati con l’intelligenza artificiale che erano comparsi in versione sperimentale su alcune serie anime presenti su Prime Video. I primi utenti avevano notato la comparsa di queste tracce audio generate automaticamente. Tra i titoli coinvolti vi sono stati Banana Fish, No Game, No Life e Vinland Saga, che fino a quel momento erano disponibili soltanto in lingua originale con sottotitoli. L’intento sembrava quello di ampliare l’accessibilità dei contenuti, ma il risultato non è stato accolto positivamente.
Le voci artificiali sono state infatti giudicate monotone, incapaci di gestire correttamente emozioni, timbri e intensità narrative fondamentali per queste produzioni. In poche ore alcuni estratti dai doppiaggi in inglese sono diventati virali sui social, attirando critiche severe e commenti ironici che hanno sottolineato gli evidenti limiti della tecnologia utilizzata.
Amazon rivaluta il ruolo dell’AI nel doppiaggio e torna al modello tradizionale
A prendere posizione non sono stati solo gli spettatori. La National Association of Voice Actors ha pubblicato una nota molto dura. La società ha definito le tracce sperimentali una prova di come l’uso non regolato dell’intelligenza artificiale possa svalutare una professione già fragile e spesso poco tutelata. Anche numerosi doppiatori hanno espresso preoccupazione per una possibile normalizzazione di prodotti vocali automatizzati e privi di qualità artistica.
La rimozione dei doppiaggi generati con intelligenza artificiale non indica necessariamente un abbandono definitivo di queste soluzioni. Rappresenta però un segnale evidente che la tecnologia non è ancora pronta per sostituire il lavoro dei professionisti del settore. Per ora Prime Video torna alla formula classica, con audio originale giapponese e sottotitoli nelle lingue disponibili, mentre resta da capire se Amazon tenterà nuovamente di integrare sistemi vocali automatizzati in modo più avanzato e rispettoso della qualità narrativa.
Il dibattito resta aperto. Da un lato le piattaforme streaming cercano strumenti per abbattere costi e tempi di localizzazione. Dall’altro pubblico e addetti ai lavori continuano a ribadire che l’interpretazione umana resta insostituibile nelle opere che fanno grande affidamento su emozioni e sfumature vocali.
