
ChatGPT
Dopo mesi di voci e smentite, arrivano segnali sempre più concreti sul fatto che ChatGPT stia preparando l’introduzione di annunci pubblicitari. L’indiscrezione emerge dall’ultima versione beta dell’app Android, 1.2025.329, analizzata dallo sviluppatore Tibor Blaho, noto per aver creato AIPRM, una delle estensioni di gestione dei prompt più diffuse per ChatGPT.
Il codice interno della nuova release fa esplicito riferimento a un modulo denominato com.openai.feature.ads, che include stringhe relative a “search ads”, “ad carousel” e una sezione identificata come “bazaar content”. Tre elementi che, messi insieme, lasciano pochi dubbi: OpenAI sta testando un’infrastruttura pubblicitaria nativa all’interno della sua app mobile.
Dall’“ultima spiaggia” all’inevitabile
L’ipotesi di una monetizzazione tramite inserzioni non è del tutto nuova. Lo stesso Sam Altman, CEO di OpenAI, aveva in passato definito l’idea di introdurre pubblicità su ChatGPT come “inquietante” e “una scelta estrema”. Tuttavia, la crescita esponenziale della base utenti — oltre 800 milioni di utenti settimanali attivi — e l’aumento dei costi di gestione dei modelli linguistici sembrano aver spinto l’azienda verso un cambio di rotta più pragmatico.
Le fonti di The Information suggeriscono che la società stia già costruendo un team interno dedicato alla gestione degli annunci, composto in buona parte da ex dipendenti di Meta. Nel corso degli ultimi mesi, OpenAI avrebbe infatti assunto circa 630 ex collaboratori del gruppo di Menlo Park, pari a circa il 20% del suo personale complessivo. All’interno dello Slack aziendale sarebbe comparso addirittura un canale dedicato esclusivamente a questi nuovi ingressi, potenzialmente focalizzati sullo sviluppo del sistema pubblicitario.
Come potrebbero funzionare gli annunci in ChatGPT
Sebbene i dettagli operativi non siano ancora chiari, il riferimento a “caroselli di annunci” e “search ads” fa pensare a un’integrazione simile a quella già in test su Google Gemini e AI Mode. Gli annunci potrebbero quindi apparire in forma di suggerimenti contestuali durante la conversazione o nella schermata dei risultati, con contenuti promozionali legati alle richieste dell’utente.
Ad esempio, chiedendo al chatbot un consiglio su smartphone o hotel, potrebbero comparire schede sponsorizzate o link affiliati, in linea con le abitudini di ricerca dell’utente. Un approccio che, se confermato, posizionerebbe ChatGPT in una nuova dimensione di mercato, a metà strada tra motore di ricerca conversazionale e piattaforma pubblicitaria intelligente.
Non è da escludere che OpenAI possa differenziare il trattamento tra utenti gratuiti e abbonati ChatGPT Plus o Pro, mantenendo un’esperienza “pulita” per chi paga un canone mensile. In tal senso, la pubblicità diventerebbe un modo per monetizzare la versione gratuita del servizio, garantendo al tempo stesso la sostenibilità economica dell’intera piattaforma.
