Mediaset ha avviato un’azione legale senza alcun precedente in Italia. Il colosso si è mosso contro Perplexity AI Inc., accusandolo di aver usato senza autorizzazione una parte significativa del proprio catalogo audiovisivo per addestrare i modelli di intelligenza artificiale generativa. Il ricorso è stato presentato al Tribunale Civile di Roma da RTI e Medusa Film, aziende del gruppo, che ritengono il comportamento della società statunitense una violazione diretta dei diritti d’autore e dei diritti connessi.
Secondo la ricostruzione, Perplexity avrebbe impiegato “su larga scala” contenuti protetti per finalità commerciali, senza alcun accordo o licenza. Si tratta di una contestazione molto chiara: per i ricorrenti, alimentare un modello di IA con materiale coperto da copyright equivale a sfruttare opere altrui per sviluppare un prodotto destinato al mercato, aggirando gli obblighi previsti dalla normativa.
Le richieste presentate al Tribunale di Roma
Per quanto riguarda la parte legale, RTI e Medusa non chiedono soltanto il riconoscimento dell’illiceità del comportamento, ma anche un blocco immediato di ogni ulteriore utilizzo non autorizzato dei loro contenuti. La richiesta comprende un risarcimento economico e una penale giornaliera da applicare in caso di nuove violazioni o ritardi nell’esecuzione di una futura sentenza. È un’impostazione molto rigida, che riflette l’intenzione di fermare qualsiasi accesso ai contenuti senza licenza.
Questa causa rappresenta inoltre un passaggio particolarmente significativo per l’intero settore. È la prima volta che un tribunale italiano si trova a valutare la legittimità dell’uso di opere protette come base per addestrare sistemi di IA generativa, un tema già centrale in altri Paesi. Negli Stati Uniti, per esempio, la causa del New York Times contro OpenAI ha aperto un dibattito globale sul rapporto tra dati pubblici, copyright e modelli linguistici.
Se il Tribunale di Roma dovesse accogliere le tesi di Mediaset, si creerebbe un precedente destinato a influenzare non solo le aziende italiane del settore media, ma tutte le piattaforme che sviluppano modelli addestrati su materiale presente online.
Perplexity non ha ancora rilasciato una posizione ufficiale. Una risposta è attesa nei prossimi giorni, mentre la vicenda inizia a delinearsi come uno dei casi più rilevanti sul rapporto tra industria dei contenuti e intelligenza artificiale.
