Quasi cinquant’anni dopo il lancio, Voyager 1 continua a viaggiare nel vuoto interstellare. Spingendosi ben oltre i confini del Sistema solare. La sonda è partita nel 1977 con un obiettivo limitato. Eppure, oggi rappresenta uno dei simboli più duraturi dell’esplorazione spaziale. La missione, concepita per pochi anni per sfruttare l’allineamento dei pianeti esterni, ha superato ogni aspettativa. Ciò grazie alla robustezza dei sistemi di bordo e alla costante gestione dalla Terra. A tal proposito, la sonda si sta preparando ad un altro importante traguardo. Nel 2026, Voyager 1 raggiungerà la distanza di una giornata-luce dalla Terra. Punto in cui un segnale radio impiega 24 ore per percorrere il tratto tra il nostro pianeta e la sonda. Al momento, la distanza è di oltre 25,3 miliardi di chilometri. Dunque, un messaggio richiede quasi 23 ore e 33 minuti per arrivare. Secondo le stime della NASA, ci vorrà circa un anno prima che la soglia dei 25,9miliardi di chilometri verrà superata.
Voyager 1: ecco i dettagli del prossimo traguardo
Raggiungere tali distanze comporta sfide tecniche da non sottovalutare. Ogni comando inviato alla sonda richiede un’intera giornata per essere ricevuto. E un’altra per ottenere conferma della corretta esecuzione. La comunicazione è garantita dalla Deep Space Network, una rete di antenne situata negli Stati Uniti, in Spagna e in Australia. La quale è in grado di captare segnali molto deboli provenienti dal mezzo interstellare.
Voyager 1 funziona con una memoria circa tre milioni di volte inferiore a quella di uno smartphone moderno. Eppure ha permesso di sorvolare Giove e Saturno. Inoltre, è stata protagonista della cattura dell’iconica immagine del “pale blue dot” su impulso di Carl Sagan. Ed è stata coinvolta nella prima attraversata della frontiera dell’eliosfera, nel 2012.
La missione non è solitaria. Voyager 2, anche se più vicina alla Terra, resta il secondo oggetto umano più distante, con una distanza pari a quasi 19,5 ore-luce. Entrambe le sonde sono alimentate da generatori termoelettrici a radioisotopi. Quest’ultimi producono energia in modo costante, destinata a esaurirsi progressivamente. La NASA prevede che Voyager 1 potrà continuare a trasmettere dati per circa un anno. Dopo tale momento gli strumenti verranno spenti gradualmente.
