John Elkann lancia un messaggio diretto all’UE. Il presidente di Stellantis infatti afferma che l’attuale quadro normativo a favore della transizione ecologica sta diventando un ostacolo più che uno strumento di crescita.
L’uomo ha ribadito che lo stop alle vendite di auto con motore a combustione interna a partire dal 2035 rappresenta un problema. Secondo Elkann, un cambiamento così radicale richiederebbe una strategia diversa. Un progetto che debba tenere conto degli impatti sull’occupazione, sulle catene produttive, sulla competitività internazionale e sulla capacità delle aziende di adeguarsi senza compromettere la propria sostenibilità economica.
Elkann e il futuro dell’auto europea: pressioni globali e divisioni interne
Il presidente di Stellantis ha insistito sulla necessità di mantenere una neutralità tecnologica che l’UE, a suo dire, sta abbandonando sempre di più. La scelta di spingere quasi esclusivamente l’auto elettrica a batteria rischia di penalizzare consumatori e aziende. Elkann sostiene poi che obiettivi distribuiti tra il 2028 e il 2032 renderebbero il percorso più sostenibile e realistico.
L’industria automobilistica europea sta vivendo un periodo molto delicato. Basta pensare alla concorrenza sempre più agguerrita da parte dei costruttori cinesi. Ma non solo. La domanda interna risulta molto indebolita e la catena di approvvigionamento è ancora fragile. La combinazione di tali elementi sta generando tensioni tra i produttori, i quali vedono nelle regole UE un ulteriore livello di complessità in un contesto già instabile. Elkann si è quindi fatto portavoce di queste preoccupazioni, denunciando il rischio di compromettere l’equilibrio economico del mercato.
Le parole del presidente, però, alimentano anche un forte dibattito. Da un lato chi sostiene la transizione ecologica accusa i costruttori di voler rallentare cambiamenti ormai necessari per contrastare l’emergenza climatica. Dall’altro, molti osservatori riconoscono che l’innovazione richiede tempo, investimenti e condizioni favorevoli, e che la rigidità normativa potrebbe danneggiare proprio gli obiettivi che intende portare avanti nei prossimi anni.
