Spotify secondo i rumors si prepara a introdurre un nuovo aumento dei prezzi negli Stati Uniti nel primo trimestre del 2026. La notizia non sorprenderebbe: le ultime modifiche ai listini hanno seguito un ciclo molto simile, con l’Europa — coinvolta a distanza di poche settimane. Se il modello dovesse ripetersi, l’arrivo di incrementi nel mercato italiano non sarebbe affatto lontano.
Più di un terzo degli utenti su Spotify detiene un account Premium, quantitativo che consente all’azienda di sostenere la propria strategia orientata alla redditività. Le azioni dell’azienda hanno registrato un +30% nell’ultimo anno e ora servirebbe solo 1 dollaro di aumento sul piano individual per generare circa 500 milioni di dollari di fatturato in più ogni anno.
Le pressioni dell’industria musicale e le mosse interne di Spotify
Un ruolo cruciale in questo scenario lo giocano le case discografiche, che chiedono da tempo un aggiornamento dei prezzi Premium ritenendo che l’attuale costo non rispecchi più l’inflazione. Il contesto generale non è semplice: i ricavi del settore musicale nel 2024 si sono dimezzati, un dato che ha inevitabilmente ripercussioni sulle strategie di Spotify.
La società sta inoltre attraversando una fase di riorganizzazione. L’attuale CEO Daniel Ek assumerà il ruolo di Executive Chairman, mentre Alex Norström e Gustav Söderström diventeranno co-CEO. Proprio Norström, destinato a diventare amministratore delegato, ha commentato i possibili rincari con una dichiarazione molto chiara: Spotify agirà “al momento giusto per ogni mercato specifico”, scegliendo il prezzo adeguato in base alle dinamiche locali.
Prezzi attuali in Italia e scenari possibili
Nel nostro Paese i piani Premium disponibili oggi sono:
Individual: 11,99€/mese (3 mesi a 0€);
Student: 6,49€/mese (1 mese a 0€);
Duo: 16,99€/mese;
Family: 20,99€/mese.
Se Spotify dovesse replicare lo schema adottato negli ultimi anni, un incremento potrebbe arrivare anche in Italia a breve distanza dal rialzo negli USA. La strategia orientata alla sostenibilità finanziaria e la pressione dell’industria rendono questa ipotesi plausibile. Precisiamo che sono solo rumors al momento.
