L’inaspettata corsa al rialzo del prezzo dell’ittrio sta diventando uno dei segnali più evidenti della fragilità delle catene di approvvigionamento dei semiconduttori. L’attuale tensione commerciale tra Stati Uniti e Cina si è trasformata in un elemento che condiziona l’accesso a un materiale fondamentale per la produzione dei chip. Nel giro di dodici mesi, il mercato ha registrato un’impennata che ha attirato l’attenzione degli analisti. Ponendo l’ittrio tra i minerali più osservati del momento. Fino alla fine del 2024, tale elemento raro veniva scambiato a cifre modeste, attorno agli otto dollari al chilo.
L’aumento che ha portato il prezzo a circa 126 dollari rappresenta un cambiamento di scala senza precedenti. L’ittrio, impiegato in fasi delicate come la deposizione di pellicole ultrasottili e la lucidatura dei wafer, è indispensabile per mantenere gli attuali standard produttivi. La sua scarsità non è dunque un problema marginale, ma un fattore che rischia di ostacolare la capacità dell’industria di rispondere alla domanda mondiale.
Semiconduttori in crisi: ecco i dettagli relativi allo scenario attuale
La dinamica che ha portato a tale scenario non può essere letta solo in chiave economica. La decisione dell’amministrazione statunitense di estendere i dazi a una vasta gamma di partner commerciali, Cina compresa, ha generato una reazione immediata da parte di Pechino. L’arrivo di misure tariffarie introdotte dai due paesi ha progressivamente irrigidito il commercio bilaterale. Arrivando ad aliquote molto elevate sia all’ingresso negli Stati Uniti sia sul lato cinese.
L’intesa temporanea raggiunta successivamente ha evitato un ulteriore inasprimento, ma non ha cancellato le restrizioni più sensibili. Le limitazioni all’uscita di alcuni materiali verso gli Stati Uniti, tra cui l’ittrio, restano attive e stanno contribuendo a mantenere elevata la pressione sul mercato. Per Washington, la situazione rappresenta un nodo strategico: più del 90% delle terre rare utilizzate dall’industria statunitense proviene dalla Cina. Una dipendenza che ora appare particolarmente rischiosa. Le iniziative per ridurre tale squilibrio includono il rafforzamento del sito minerario di Mountain Pass in California e la possibile destinazione di una parte dei fondi del CHIPS Act alla filiera estrattiva. Anche paesi come Australia e Canada stanno cercando di posizionarsi come fornitori alternativi.
Tale scenario, dunque, solleva domande sulla capacità dei paesi industrializzati di costruire un sistema più resiliente e meno dipendente da pochi attori dominanti. In tal senso, l’andamento dell’ittrio potrebbe essere soltanto il primo segnale di trasformazioni più profonde nel panorama dei materiali strategici.
