
pornografia online
Negli ultimi mesi si è assistito a un’ondata di nuove leggi e sistemi di verifica dell’età sui principali social network e siti per adulti, con l’obiettivo di impedire ai minori di accedere a contenuti pornografici. Tuttavia, un nuovo studio condotto dal Phoenix Center, organizzazione no-profit statunitense, suggerisce che questi meccanismi non solo sono inefficaci, ma potrebbero addirittura risultare controproducenti.
Sistemi di controllo sempre più diffusi, ma poco utili
Negli Stati Uniti – e in parte anche in Europa, Italia inclusa – stanno emergendo soluzioni che prevedono l’uso dell’intelligenza artificiale per riconoscere l’età tramite selfie, video o caricamento di documenti d’identità. Alcune piattaforme sperimentano sistemi biometrici, altre si appoggiano a database governativi. Tuttavia, il Phoenix Center mette in dubbio la reale efficacia di queste misure, sottolineando come i minori più smaliziati abbiano facilmente trovato il modo di aggirarle.
L’analisi, che parte dal principio costituzionale del bilanciamento costi-benefici, pone una domanda centrale: se una legge o una tecnologia limita la libertà individuale (privacy, anonimato, libertà d’espressione) ma non raggiunge in modo concreto l’obiettivo di tutela dei minori, può essere considerata legittima?
VPN, il “trucco” che aggira ogni blocco
Uno dei passaggi chiave dello studio riguarda l’osservazione dei trend di ricerca su Google Trends. Negli Stati americani dove siti come Pornhub o Xvideos si sono temporaneamente oscurati in segno di protesta contro le leggi di verifica dell’età, si è registrato un aumento improvviso e massiccio delle ricerche di “VPN”. Il dato, interpretato dagli autori, è eloquente: gli adolescenti abbastanza esperti da accedere ai siti porno sanno anche usare una VPN per farlo, aggirando ogni forma di blocco. In altre parole, la misura finisce per colpire più gli adulti rispettosi delle regole che i giovani intenzionati a bypassarle. Il risultato? L’efficacia deterrente è minima, mentre le conseguenze sui diritti digitali degli adulti (privacy, anonimato, libertà d’accesso) diventano significative.
Precedenti conferme accademiche
Il rapporto del Phoenix Center non è il primo a mettere in discussione la validità dei controlli anagrafici online. Già lo scorso marzo, un’analisi congiunta condotta da diverse università americane, tra cui la New York University, aveva giunto alla stessa conclusione: la verifica dell’età non riduce in modo rilevante l’esposizione dei minori alla pornografia, ma contribuisce a creare un ecosistema digitale più rigido e frammentato.
Secondo gli esperti, il problema non risiede tanto nella tecnologia, quanto nella mancanza di educazione digitale e affettiva. Bloccare l’accesso può funzionare solo a breve termine, ma senza strumenti culturali e formativi adeguati i giovani trovano comunque vie alternative.
