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Nel mondo delle memorie DRAM c’è crisi: Morgan Stanley declassa Dell e promuove Apple

La carenza di DRAM mette in crisi Dell e i produttori di server, ma Apple resiste grazie a una strategia di approvvigionamento pianificata. Morgan Stanley rivede le previsioni.

scritto da Manuel De Pandis 22/11/2025 0 commenti 1 Minuti lettura
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Il mercato globale delle memorie DRAM sta attraversando una fase di forte turbolenza e gli effetti si fanno sentire anche a Wall Street. La carenza di chip e l’aumento vertiginoso dei prezzi hanno spinto Morgan Stanley a rivedere al ribasso le proprie previsioni per diversi colossi dell’elettronica, segnalando un periodo di incertezza che potrebbe protrarsi per almeno i prossimi due anni.

Il colpo più pesante lo subisce Dell Technologies, che passa da un rating Overweight (positivo) a Underweight (negativo), segno che gli analisti vedono margini in calo e difficoltà strutturali nel breve periodo. All’estremo opposto, Apple emerge come una delle poche eccezioni del settore, premiata per una pianificazione considerata “esemplare” nella gestione delle forniture.

Il peso della memoria nei costi di produzione

Secondo il rapporto, il rialzo dei prezzi delle memorie DDR5 e HBM sta mettendo a dura prova i produttori di server e PC. Nel caso di Dell, il problema è amplificato dal fatto che la memoria rappresenta una parte molto significativa del Bill of Materials (BoM).

Morgan Stanley stima che:

  • nei server high-end, la memoria incida fino al 40% del costo complessivo dei materiali;
  • nei server general-purpose, circa il 30%;
  • mentre nei PC tradizionali e nei sistemi AI, il peso varia tra 15% e 20%.

Questo significa che anche piccoli incrementi dei prezzi delle DRAM possono ridurre sensibilmente i margini di profitto per le aziende fortemente esposte nel segmento enterprise. Dell, che domina il mercato dei server a livello globale, si trova dunque nella posizione più vulnerabile.

Altri produttori in difficoltà

L’analisi di Morgan Stanley non risparmia gli altri big del settore. HP, Asustek e Pegatron vedono ridotti i target di prezzo delle proprie azioni fino al 20%, a causa dell’impatto dei costi sulle linee di produzione e della necessità di assorbire internamente parte degli aumenti per non scaricarli integralmente sui clienti.

Il rischio, secondo gli analisti, è quello di una compressione dei margini lordi per almeno due trimestri consecutivi, aggravata dal fatto che la domanda di server e notebook resta volatile, mentre la corsa ai data center AI mantiene alta la pressione sull’offerta di memorie.

Apple: l’eccezione che conferma la regola

In mezzo a questa crisi, Apple rappresenta un raro caso di stabilità. Morgan Stanley conferma il rating Overweight sul titolo, sottolineando come la casa di Cupertino abbia pianificato con largo anticipo l’acquisto di scorte di DRAM e NAND, assicurandosi contratti pluriennali con fornitori chiave come Kioxia, Samsung e SK Hynix.

appleDDR5dell
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Manuel De Pandis

Filmmaker, giornalista tech.

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