
Samsung
A pochi mesi dal debutto ufficiale della serie Samsung Galaxy S26, continuano a emergere dettagli che confermano un quadro ormai chiaro: il nuovo trio di flagship sudcoreani sarà più un’evoluzione raffinata che una rivoluzione. I rumor più recenti, provenienti dal noto leaker Ice Universe, aggiungono un tassello curioso: il peso dei tre modelli.
Secondo le informazioni condivise, il Galaxy S26 standard passerà da 162 a 164 grammi, il Galaxy S26+ salirà leggermente da 190 a 191 grammi, mentre il Galaxy S26 Ultra farà l’opposto, scendendo da 218 a 214 grammi. Differenze minime, quasi impercettibili nell’uso quotidiano, ma sufficienti per suggerire un punto preciso: le dimensioni e le scelte costruttive rimarranno sostanzialmente invariate.
Design invariato, nessuna rivoluzione in vista
Il peso è spesso un buon indicatore di ciò che cambia (o non cambia) sotto la scocca. Se Samsung avesse adottato batterie Si-C ad alta densità o materiali ultraleggeri di nuova generazione, le variazioni sarebbero state più marcate. E invece, tutto lascia intendere che l’azienda abbia optato per una strategia prudente, puntando su piccoli affinamenti piuttosto che su un redesign totale.
La scomparsa del presunto S26 Edge, di cui si era vociferato nei mesi scorsi, sembra ormai certa: il modello Plus manterrà la classica formula “piatta”, mentre l’Ultra continuerà a essere il più sofisticato, ma anche il più fedele alla tradizione.
Chip e strategie: Exynos 2600 solo per alcuni mercati
Sul fronte hardware, la novità principale resta l’introduzione del nuovo Exynos 2600, il primo chip prodotto con processo a 2 nanometri da Samsung Foundry. Tuttavia, nonostante le promesse di prestazioni superiori e consumi ridotti, il chip verrà distribuito solo su Galaxy S26 e S26+ in alcuni mercati — Europa inclusa — mentre il Galaxy S26 Ultra adotterà ovunque il Snapdragon 8 Elite Gen 5 di Qualcomm.
La ragione è puramente industriale: i rendimenti produttivi del nodo a 2nm non sono ancora ottimali, e una produzione su larga scala renderebbe i costi poco sostenibili. Samsung avrebbe quindi scelto di limitare la diffusione dell’Exynos, concentrando gli sforzi su una produzione più contenuta e controllata.
Negli ultimi anni, infatti, le fonderie di Samsung hanno perso terreno rispetto a TSMC, che oggi produce gran parte dei chip mobile per Qualcomm, Apple e MediaTek. Il ritorno alla piena competitività è dunque un obiettivo di medio periodo, non un traguardo immediato.
