Nel contesto europeo la regolazione delle grandi piattaforme digitali sta assumendo un ruolo sempre più centrale. A tal proposito, è emblematico l’intervento dell’AGCM sul modo in cui Google presenta agli utenti la richiesta di consenso al cosiddetto “collegamento” dei servizi. L’istruttoria era stata aperta nel luglio 2024 e ha coinvolto anche i servizi della Commissione europea nell’ambito dell’articolo 5(2) del Digital Markets Act. Norma che disciplina l’uso combinato dei dati all’interno degli ecosistemi delle piattaforme considerate gatekeeper. Nel corso dell’indagine, l’Autorità ha valutato il meccanismo impiegato da Google per ottenere l’autorizzazione necessaria alla condivisione incrociata dei dati personali provenienti dall’insieme dei propri servizi. Tra cui sono inclusi anche quelli legati all’intelligenza artificiale di Gemini. Le verifiche hanno evidenziato una serie di criticità, considerate tali da poter influenzare il comportamento degli utenti e da non garantire un livello adeguato di trasparenza.
Tra le criticità spicca la formulazione utilizzata. Quest’ultima, infatti, richiamava il semplice “collegamento dei servizi” senza precisare che tale azione comportava la condivisione dei dati personali tra un numero molto ampio di prodotti, comprendendo sia i core platform services sia i servizi non-CPS. L’assenza di una presentazione completa dell’elenco e la mancata esplicitazione del riferimento alla base normativa prevista dal DMA costituivano ulteriori elementi di opacità. Un altro punto oggetto di attenzione è stato l’effetto che la richiesta esercitava sull’esperienza dell’utente. Durante l’istruttoria è emerso che l’accesso a strumenti come Search, Play e YouTube veniva temporaneamente bloccato fino alla presa di una decisione. Mentre la formula adottata per descrivere le conseguenze del rifiuto è stata giudicata eccessivamente pressante.
Nuovi interventi riguardo il consenso ai servizi di Google
A tal proposito, Google ha deciso di apportare una serie di interventi. Tali impegni, presentati all’inizio di ottobre, sono stati ritenuti sufficienti a eliminare le problematiche rilevate. Il nuovo testo chiarirà fin dal primo passaggio che la scelta riguarda la condivisione dei dati personali e includerà un riferimento diretto all’articolo 5(2) DMA. L’azienda riformulerà la descrizione delle conseguenze del mancato collegamento, precisando che le funzionalità essenziali resteranno invariate. Sarà, inoltre, resa esplicita la presenza dei servizi non-CPS, con un accesso agevole all’elenco completo.
E prevista anche una riorganizzazione della pagina dedicata alla personalizzazione, nella quale sarà chiaro che l’utente può collegare selettivamente i servizi desiderati. Cambierà anche la gestione del processo decisionale, con una maggiore visibilità della possibilità di rinvio (prevista fino a tre volte su Search, Play e YouTube). Una comunicazione individuale verrà inviata a tutti coloro che avevano già espresso una preferenza. Quest’ultima presenterà le informazioni aggiornate e i collegamenti alle impostazioni.
Secondo la delibera, gli impegni di Google dovranno essere attuati integralmente entro centottanta giorni. Con la possibilità di riaprire il procedimento in caso di inadempienza. Le sanzioni previste, in caso di mancato rispetto, potranno arrivare fino a dieci milioni di euro, includendo anche la sospensione dell’attività fino a trenta giorni nelle ipotesi di reiterazione.
