Con un aggiornamento che sarà distribuito pian piano nelle prossime settimane, Spotify e WhatsApp portano una novità pensata per chi ama condividere ciò che ascolta. Le due piattaforme hanno introdotto la possibilità di pubblicare brani, podcast, album e playlist direttamente nello Stato di WhatsApp. Tale funzione è già disponibile per alcuni utenti Android e presto raggiungerà tutti.
Il nuovo sistema è progettato per trasformare lo Stato in una sorta di vetrina musicale immediata e visiva. Quando si sceglie di condividere un contenuto da Spotify, WhatsApp crea una scheda completa di titolo, copertina e un breve frammento audio che parte automaticamente quando i contatti visualizzano la Storia. In alto appare anche il tasto “Apri su Spotify”, che permette di avviare l’ascolto completo del brano o dell’episodio direttamente sull’app musicale o nel browser. Il risultato è un’esperienza più coinvolgente e veloce rispetto ai semplici link usati finora.
Spotify e Whatsapp: come funziona la condivisione e perché la collaborazione punta sulla semplicità
Secondo Spotify, non sarà possibile condividere soltanto canzoni singole, ma anche playlist intere, podcast, artisti, album e perfino audiolibri. Per utilizzare la funzione, basta aprire il menù “Condividi” nell’app di musica e selezionare “WhatsApp Status”. In pochi istanti la piattaforma genererà la scheda pronta da pubblicare. Il sistema non fa distinzioni tra utenti Free e Premium, perché la condivisione riguarda soltanto la parte visiva e il breve frammento audio, mentre l’ascolto completo resta legato alle regole del proprio piano Spotify.
Tale collaborazione segue il percorso già iniziato con Instagram e Facebook, dove da tempo è possibile pubblicare musica con operazioni altrettanto rapide. L’obiettivo? Rendere più fluida la comunicazione tra le piattaforme e aumentare la visibilità dei contenuti musicali, creando un ponte diretto tra ascolto e condivisione. In aggiunta, la funzione potrà convivere con la possibilità classica di inviare link diretti tramite chat private o gruppi, ma l’idea è quella di spingere gli utenti verso una modalità più pubblica e immediata.
