Il dibattito globale sull’intelligenza artificiale passa anche attraverso le scelte di esportazione dei chip più avanzati. A tal proposito, Jensen Huang, amministratore delegato di NVIDIA, si è recentemente recato a Taiwan per partecipare a un evento sportivo organizzato da TSMC, e in tale occasione ha commentato le tensioni tecnologiche tra Stati Uniti e Cina. Huang ha confermato la linea già annunciata dai vertici americani: i chip AI Blackwell rimangono al momento un’esclusiva degli Stati Uniti. Sottolineando, in tal modo, come la politica di Washington sia coerente con le posizioni del presidente Donald Trump e del segretario al Tesoro Scott Bessent.
NVIDIA e Cina: nessuna futura collaborazione?
La situazione, però, non è solo una questione di regolamentazioni. Le aziende cinesi non hanno mostrato interesse per le versioni depotenziate dei chip sviluppate da NVIDIA per rispettare le restrizioni imposte dalla Casa Bianca. Il governo di Xi Jinping ha vietato alle imprese locali di acquistarle, spingendo, invece, sullo sviluppo di chip prodotti internamente. Il tutto con l’obiettivo di ridurre la dipendenza tecnologica dagli Stati Uniti.
Nonostante tale premessa, esiste un mercato parallelo in cui i chip Blackwell e le schede grafiche GeForce RTX 5090 e 4090 vengono importati clandestinamente. Alcuni laboratori specializzati modificano tali componenti per aumentarne la capacità e renderli più adatti agli impieghi in AI. Al momento, il chip più potente che NVIDIA può vendere legalmente in Cina è l’H20. Il quale si basa sull’architettura Hopper. Eppure, sono già in discussione piani per il suo successore, il B30A, derivato dalla generazione Blackwell. L’approvazione di tale chip comporterebbe per NVIDIA l’obbligo di versare il 15% dei ricavi al governo statunitense. Come previsto dalle licenze di esportazione.
La vicenda di NVIDIA mostra come le tecnologie avanzate sono diventate strumenti chiave nella geopolitica contemporanea. La gestione delle esportazioni, le regolamentazioni governative e lo sviluppo interno di chip influenzano non solo i mercati locali, ma anche l’equilibrio globale. Uno scenario che suggerisce come le decisioni odierne determineranno la capacità dei diversi Paesi di mantenere un ruolo di leadership tecnologica nei prossimi anni.
