Alle 18:38 del 4 novembre 2025 è stato ufficialmente captato il segnale di Sentinel-1D. L’ultimo dei quattro satelliti del programma Copernicus Sentinel-1 dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). Il satellite è decollato trentiquattro minuti prima a bordo del nuovo vettore europeo Ariane 6. Che è partito dallo spazioporto della Guyana francese. Segnando un momento storico per la cooperazione spaziale del Vecchio Continente.
La missione Copernicus raggiunge una nuova fase operativa. L’ESA ora dispone di due strumenti che funzionano. Sentinel-1C e Sentinel-1D. Si trovano su orbite opposte. Proprio per garantire una copertura continua del pianeta. E il tutto a undici anni dal debutto del primo satellite. Sentinel-1A (aprile 2014). Il nuovo satellite è stato quindi progettato per sostituire quello vecchio. Dopo che Sentinel-1B è stato disattivato nel 2022 a causa di un guasto irreparabile.
Sentinel-1D serve ad osservare la Terra giorno e notte
La missione Sentinel-1 utilizza la tecnologia SAR. Synthetic Aperture Radar. Questa permette di monitorare la superficie terrestre. In ogni condizione meteorologica e in qualsiasi momento della giornata. Grazie a questa capacità, i satelliti sono fondamentali per la gestione delle emergenze. Come ad esempio incendi, alluvioni e frane. Ma anche per il controllo del traffico marittimo. E lo studio dei cambiamenti climatici.
Ogni satellite è dotato inoltre di un sistema AIS (Automatic Identification System). Che consente di localizzare le imbarcazioni e supportare le operazioni di soccorso in mare. Sentinel-1D, come il suo gemello 1C, opererà a circa 180 gradi di distanza orbitale. Garantendo così una copertura mondiale a intervalli regolari di pochi giorni.
Il lancio con Ariane 6, al suo primo impiego per la costellazione Sentinel-1, conferma il ritorno in grande stile dell’Europa nel settore dei lanciatori pesanti. Alto oltre 60 metri e con una massa che può superare le 900 tonnellate, il razzo è frutto della collaborazione tra Airbus e Safran. Con il contributo di tredici paesi europei. Il successo di Sentinel-1D rappresenta non solo un traguardo tecnologico. Ma anche un segnale di fiducia nella capacità europea di gestire in autonomia missioni spaziali complesse.
