L’introduzione della verifica dell’età per l’accesso ai principali siti per adulti è entrata in vigore da poco, interessando oltre quaranta piattaforme, tra cui realtà molto note come OnlyFans e PornHub. La misura riguarda gli utenti che si connettono dall’Italia ed è stata definita dall’AGCOM con l’obiettivo di regolare in modo più rigoroso l’accesso ai contenuti destinati a un pubblico adulto. Nella pratica, però, l’obbligo è ancora più teorico che reale: diverse piattaforme non hanno implementato i sistemi richiesti e si trovano in una fase intermedia, in cui il provvedimento risulta operativo solo sulla carta.
Il caso italiano si inserisce in una tendenza già vista in altri Paesi, come Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito. Gli effetti osservati altrove permettono già di identificare alcune criticità. Nel Regno Unito, l’OFCOM ha rilevato un calo del traffico pari a circa un terzo nei primi tre mesi dall’introduzione dell’obbligo, mentre secondo le analisi dell’osservatore Franz Russo negli Stati Uniti il traffico sarebbe crollato addirittura dell’80%. A questo calo corrisponde un incremento significativo dell’uso delle VPN, strumento che consente di connettersi simulando una provenienza da Paesi privi di queste restrizioni.
Le difficoltà applicative e i limiti reali del provvedimento
In Italia, i siti inizialmente interessati sono circa 45, anche se due risultano duplicati nella lista, portando il totale effettivo a 43. Si tratta di piattaforme molto grandi, alcune persino presenti nella top 30 dei siti più visitati nel Paese secondo Similarweb. Nonostante ciò, rappresentano una frazione minima dell’intero panorama di contenuti disponibili sul Web. La misura rischia quindi di escludere i portali più piccoli, spesso privi di controllo e potenzialmente più insidiosi dal punto di vista della sicurezza. Anche la diffusione dei contenuti pornografici su canali alternativi come Telegram o Reddit rende più complesso valutare l’efficacia del nuovo sistema.
Le osservazioni di OFCOM e di Russo si affiancano a quelle diffuse dal Codacons, secondo cui il provvedimento risulta un intervento limitato in un contesto molto più ampio, con un impatto effettivo ancora tutto da misurare. In questa fase iniziale emergono soprattutto i primi effetti indiretti: calo dei click e crescita dell’uso di strumenti che permettono di aggirare i blocchi, confermando quanto sarà difficile ottenere una regolamentazione pienamente efficace.
