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UGREEN 100W GaN: il caricatore che manda in pensione tutti gli altri – Recensione

Abbiamo provato il nuovo UGREEN 100W GaN, un caricatore portatile che oltre ad essere compatto ha una potenza di ben 100W. E' in grado di caricare contemporaneamente PC, smartphone e tablet. Ecco come sono andati i nostri test...

scritto da D'Orazi Dario 10/11/2025 0 commenti 22 Minuti lettura
UGREEN W
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Viviamo in un’era di sovrabbondanza elettronica. Sulla mia scrivania, in questo preciso istante, coesistono un laptop di lavoro, un tablet personale, uno smartphone e un paio di cuffie wireless. Ognuno di questi, fino a poco tempo fa, richiedeva il suo specifico “mattone” di alimentazione: un ingombrante alimentatore per il laptop, uno più piccolo ma comunque fastidioso per il tablet, e così via. Questa giungla di cavi e caricatori è stata per anni la spina nel fianco di chiunque lavori in mobilità o semplicemente ami l’ordine. La promessa della tecnologia USB-C è stata quella di unificare questo caos, ma è stata l’introduzione del GaN, il Nitruro di Gallio, a rendere davvero possibile il sogno di un unico caricatore universale.

Il GaN ha permesso ai produttori di comprimere quantità di potenza un tempo impensabili in involucri incredibilmente piccoli. Ed è qui che entra in gioco il protagonista di questa recensione: l’UGREEN 100W Caricatore GaN Type C Multiplo Porte. Questo dispositivo promette di essere la soluzione definitiva: 100W di potenza totale, capaci di alimentare un MacBook Pro, e ben quattro porte per gestire simultaneamente tutto il nostro ecosistema.

Nello specifico, il modello che ho testato per diverse settimane è il Nexode CD226 (spesso identificato con il Part Number 40737 per la versione europea), la configurazione più versatile da muro dotata di tre porte USB-C e una porta USB-A (identificata come 3C1A). Sulla carta, ha tutto ciò che serve.

Ma come giornalista che ha visto passare decine di questi “miracoli” GaN, ho imparato che la potenza dichiarata in etichetta è solo l’inizio della storia. La vera sfida non è avere 100 watt, ma gestirli. Come vengono distribuiti? Cosa succede quando si collegano due, tre o quattro dispositivi? La compatibilità con i protocolli di ricarica rapida, come il PPS di Samsung, è reale o solo una dicitura sulla scatola? E, soprattutto, un dispositivo così piccolo e potente non rischia di fondere se spinto al limite? Questa non sarà una recensione superficiale; andremo a fondo della sua logica di alimentazione, analizzeremo le sue prestazioni termiche e verificheremo se l’UGREEN 100W è davvero l’unico caricatore di cui abbiamo bisogno, o solo un altro compromesso ben confezionato. Attualmente è disponibile sulla pagina ufficiale di Amazon Italia.

UGREEN Nexode 100W Caricatore USB C Multiplo Porte Caricabatterie Ricarica Rapida Compatibile con MacBook Pro Air iPad iPhone 17 Pro Max Air/Serie 16-12 Galaxy S26 Ultra S25
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    37,49 EUR
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    Sommario

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      • Seguici su Google e non perdere nulla
    • Unboxing
    • Materiali, costruzione e design
    • Specifiche tecniche
    • Hardware
    • Prestazioni 
    • Test
    • Approfondimenti
      • La rivoluzione del GaN (Nitrurio di Gallio) spiegata
      • Il dilemma della distribuzione (Power Logic): come vengono ripartiti i 100W
      • L’interruzione inevitabile: il vero “difetto” dei caricatori multi-porta
      • Gestione termica: perché scalda così tanto?
      • Analisi del calore: i 100°C sono un rischio o un compromesso?
      • Il caso Samsung: perché la Super Fast Charging 2.0 (45W) non si attiva
      • PPS (Programmable Power Supply): cos’è e perché è cruciale
      • Qualità della corrente: efficienza, Power Factor Correction (PFC) e ripple
      • Il “Coil Whine” (sibilo): un problema diffuso?
    • Funzionalità
    • Pregi e difetti
    • Prezzo
    • Conclusioni
      • La Nostra Valutazione

     

    Unboxing

    L’esperienza di unboxing dei prodotti UGREEN è, da tempo, un esercizio di minimalismo e pragmatismo. La confezione è compatta, robusta, dominata dai classici colori bianco e verde del brand. Non ci sono fronzoli inutili; il cartone è di buona qualità e trasmette una sensazione di protezione adeguata al contenuto. Aprendo la scatola, si viene accolti immediatamente dal caricatore, alloggiato in un inserto di cartone sagomato.

    Estrarlo dà la prima, vera sensazione di questo prodotto: la densità. È piccolo, sì, ma non è affatto leggero. Ha un peso specifico che sorprende, un “pieno” che comunica solidità e una componentistica interna stipata all’inverosimile. È un piccolo lingotto tecnologico. Sotto l’alloggiamento principale, troviamo la manualistica essenziale: un piccolo libretto multilingue che illustra le specifiche di sicurezza e, cosa più importante, la tabella di distribuzione della potenza (su cui torneremo a breve).

    PXL

    E poi… basta. Non c’è altro. Ed è qui che devo sollevare la prima, fondamentale, osservazione critica: nella confezione dell’UGREEN 100W Caricatore GaN non è incluso alcun cavo. Questa non è una semplice dimenticanza, ma una potenziale trappola per l’utente inesperto.

    Per erogare 100W (ovvero 20 Volt a 5 Ampere) su una singola porta, non è sufficiente un cavo USB-C qualsiasi. È indispensabile utilizzare un cavo certificato E-Marked da 5A. Un cavo USB-C standard, come quello fornito con molti telefoni o tablet (spesso limitato a 3A), non sarà in grado di negoziare la piena potenza. L’utente che acquista questo caricatore, lo collega al proprio MacBook Pro con un cavo non adeguato e ottiene solo 60W, potrebbe erroneamente credere che il caricatore sia difettoso. Questa è una scelta di costo da parte di UGREEN che capisco, ma che impone all’utente un onere di conoscenza (e una spesa aggiuntiva) che non va sottovalutato.

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    Materiali, costruzione e design

    Prendendo in mano l’UGREEN 100W Nexode CD226, la sensazione di densità che ho avvertito durante l’unboxing si conferma e si amplifica. Non è un oggetto “leggero” in senso assoluto. Con un peso che si attesta intorno ai 270 grammi, è quasi identico al caricatore originale Apple da 96W, pur essendo significativamente più piccolo e offrendo quattro porte anziché una. Questa è la magia del GaN: non elimina il peso (i trasformatori e i dissipatori pesano), ma riduce drasticamente il volume.

    Il design è sobrio, quasi “professionale”. La scocca è realizzata in una plastica PC (policarbonato) che UGREEN dichiara essere ignifuga con certificazione UL94-V0, il massimo standard per la resistenza al fuoco. La finitura, almeno nel modello grigio scuro (o space grey) che ho in prova, è eccellente. I lati principali hanno una texture finemente rigata che migliora la presa e maschera le impronte digitali, mentre le facce anteriore (con le porte) e posteriore (con la spina) sono in plastica liscia e opaca.

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    È un design monolitico, senza scricchiolii o punti deboli percepibili. La versione europea (EU) che sto testando ha una spina Schuko fissa. È robusta, ma è un peccato non avere la spina pieghevole che caratterizza alcuni modelli destinati al mercato statunitense. Una spina fissa è intrinsecamente più ingombrante nello zaino e più soggetta a danni o a danneggiare altri oggetti.

    Il layout delle porte è intelligente. Le tre porte USB-C sono allineate verticalmente, seguite dalla singola porta USB-A in basso. Le porte sono ben distanziate, permettendo di inserire e disinserire i cavi senza difficoltà, anche quelli con connettori leggermente più spessi. Le prime due porte USB-C sono etichettate con l’icona di un laptop, a indicare la loro capacità di erogare la massima potenza, mentre la terza porta C e la porta A sono etichettate per dispositivi più piccoli. Nel complesso, il CD226 è un oggetto costruito in modo impeccabile, che trasmette una sensazione di durabilità e affidabilità, anche se il suo peso lo rende più “denso” di quanto l’aspetto compatto possa suggerire.

     

    Specifiche tecniche

    Al cuore di un caricatore multi-porta non c’è solo la potenza massima, ma l’intelligenza con cui questa viene gestita. L’UGREEN 100W Nexode CD226 ha un input universale (AC 100-240V, 50/60Hz), che lo rende un compagno di viaggio ideale. La potenza totale in uscita è, come da nome, di 100W massimi.

    A livello di protocolli, questo caricatore è una sorta di coltellino svizzero. Le porte USB-C supportano: Power Delivery 3.0 (è importante notare che è PD 3.0, non il più recente 3.1 con Extended Power Range), PPS (Programmable Power Supply), Quick Charge 4+ (che include retrocompatibilità con QC 3.0 e 2.0), e protocolli proprietari come AFC (Samsung) e FCP/SCP (Huawei). La porta USB-A copre QC 3.0, AFC e FCP.

    Ma il dato tecnico più importante, l’unica “verità” di questo dispositivo, è la sua matrice di distribuzione della potenza (Power Distribution Logic). I 100W sono un budget totale, non un’erogazione per porta. È fondamentale capire cosa succede quando si occupano più porte contemporaneamente, perché il caricatore rinegozia la potenza e la divide secondo schemi fissi. Ho riassunto la logica dichiarata dal produttore nella tabella seguente, che dovrebbe essere il Vangelo per chiunque acquisti questo prodotto.

    Porte UtilizzateUSB-C1 (Max 100W)USB-C2 (Max 100W)USB-C3 (Max 22.5W)USB-A (Max 22.5W)Totale (Appross.)
    C1 (Solo)100W Max–––100W
    C2 (Solo)–100W Max––100W
    C3 (Solo)––22.5W Max–22.5W
    A (Solo)–––22.5W Max22.5W
    C1 + C265W30W––95W
    C1 + C365W–22.5W–87.5W
    C1 + A65W––22.5W87.5W
    C2 + C365W–22.5W–87.5W
    C2 + A65W––22.5W87.5W
    C3 + A––10.5W10.5W21W
    C1 + C2 + C345W30W22.5W–97.5W
    C1 + C2 + A45W30W–22.5W97.5W
    C1 + C3 + A65W–10.5W10.5W86W
    C2 + C3 + A65W–10.5W10.5W86W
    C1 + C2 + C3 + A45W30W10.5W10.5W96W

    Nota: C3 e A condividono un circuito; quando usati insieme, la loro potenza combinata (max 22.5W) viene suddivisa, spesso in modo non uniforme o limitato a 5V.

    Come si evince, lo scenario “tutto connesso” riduce la porta C1 a soli 45W. Questo è un dato cruciale che analizzeremo nei test.

     

    Hardware

    Non avendo intenzione di invalidare la garanzia (o di fulminarmi) aprendo il CD226, mi affido ai teardown e alle analisi tecniche disponibili in rete, che ci permettono di sbirciare sotto la scocca. L'”hardware” di un caricatore è la sua anima ingegneristica, e qui UGREEN ha fatto scelte interessanti.

    Il cuore pulsante sono i chipset GaN. L’analisi dei componenti rivela l’uso di circuiti integrati GaNFast di Navitas, probabilmente due IC NV6125. Navitas è uno dei leader del settore e i suoi chip sono noti per integrare il driver e lo switch di potenza in un unico package, permettendo quelle alte frequenze di switching che sono alla base della riduzione dimensionale. È hardware di prima scelta.

    Il “cervello” che gestisce i protocolli, ovvero il chip che negozia con il vostro iPhone o MacBook, è spesso identificato come un Ismartware SW3516H. Questo è un controller molto diffuso, capace di gestire più porte e la logica di divisione della potenza. È anche, sospetto, la fonte di alcune delle stranezze di questo caricatore che vedremo nei test, in particolare nella gestione del protocollo PPS e della rinegoziazione.

    PXL

    Ma la scoperta hardware più interessante riguarda la gestione termica e la qualità dell’alimentazione. I teardown mostrano un uso massiccio di thermal putty (pasta termica) che collega i componenti più caldi (i chip GaN, i trasformatori) direttamente alla scocca interna. Questo conferma un’ipotesi: l’involucro esterno è progettato per essere un dissipatore di calore passivo. È una scelta deliberata per trasferire il calore fuori, proteggendo i componenti interni.

    Infine, la scoperta più critica per un purista tecnico, emersa da analisi di laboratorio di terze parti: questa specifica versione da muro (CD226 PN 40737) è priva di Power Factor Correction (PFC) attivo. Il PFC è un circuito che ottimizza il modo in cui l’alimentatore assorbe corrente dalla rete elettrica. Sebbene non sempre obbligatorio per legge in questa fascia, la sua assenza in un dispositivo da 100W è una grave mancanza. Significa che il caricatore ha un’efficienza “scadente” dal punto di vista della rete elettrica (un basso fattore di potenza) e può introdurre disturbi. È un taglio di costi evidente, che probabilmente contribuisce anche ai problemi di coil whine (sibilo) che alcuni utenti lamentano.

     

    Prestazioni 

    Il primo aspetto è l’efficienza di conversione. Grazie all’hardware GaN di Navitas, l’UGREEN 100W vanta un’efficienza dichiarata molto elevata, spesso superiore al 90-95% (a seconda del carico e della tensione). Questo è il grande vantaggio del Nitruro di Gallio: rispetto al silicio, “perde” molta meno energia sotto forma di calore durante la conversione da AC (corrente alternata della presa) a DC (corrente continua per i dispositivi). Meno spreco significa meno calore generato (in teoria) e un leggero risparmio energetico durante l’uso attivo.

    Ma la prestazione che mi ha sorpreso più positivamente è quella che si misura a vuoto. Mi riferisco al consumo in idle, noto anche come “vampire power”. È la quantità di energia che il caricatore assorbe dalla presa quando è collegato ma non sta caricando assolutamente nulla. Molti caricatori, specialmente quelli multi-porta economici (e alcuni, come il Satechi 108W, tristemente noti per questo), sono dei piccoli “vampiri” energetici, sprecando 1W o più 24 ore su 24.

    L’UGREEN CD226 è, da questo punto di vista, un campione. Le specifiche tecniche ufficiali dichiarano un consumo statico (Static Power) incredibilmente basso: ≤0.3W. Si tratta di un valore eccellente, quasi trascurabile. Questo significa che, a differenza di altri concorrenti, potete lasciare tranquillamente il caricatore UGREEN collegato alla presa a muro senza sentirvi in colpa per la bolletta o per l’ambiente. È una piccola ottimizzazione ingegneristica che, però, denota una progettazione attenta all’efficienza in tutte le fasi di funzionamento. Peccato che questa attenzione non sia stata riposta anche nel circuito PFC, come discusso nella sezione hardware.

     

    Test

    È sul banco di prova che le promesse di marketing incontrano la dura realtà. Ho sottoposto l’UGREEN 100W (CD226) a una serie di scenari d’uso realistici, armato di un MacBook Pro 16″ (M1 Max, che richiede 96W+ per la carica rapida), un iPhone 15 Pro, un Samsung Galaxy S24 Ultra e un misuratore di potenza USB-C (per verificare tensioni, correnti e protocolli negoziati).

    Scenario 1: Carico Singolo (La prova dei 100W)

    Ho collegato il MacBook Pro 16″ (quasi scarico) alla porta USB-C1, utilizzando un cavo Apple originale da 5A.

    Risultato: Il misuratore ha confermato immediatamente l’handshake Power Delivery a 20V. L’assorbimento si è stabilizzato rapidamente intorno ai 95-96W (il massimo richiesto dal laptop in quella fase). Verdetto: Promessa mantenuta. Il caricatore è perfettamente in grado di erogare la sua potenza massima di 100W su una singola porta.

    Scenario 2: Carico Multiplo (Lo scenario più comune)

    Ho lasciato il MacBook Pro sulla C1 (che ora assorbiva 96W) e ho collegato l’iPhone 15 Pro alla porta C2.

    Risultato: Questo è il momento critico. Non appena ho inserito il cavo dell’iPhone, la carica sul MacBook si è interrotta. Ho sentito il “clack” software di macOS, lo schermo è diventato nero per un istante (indicando la disconnessione della fonte di alimentazione) e, dopo circa due secondi, la carica è ripresa. Il misuratore ha confermato la nuova logica: il MacBook (C1) si è stabilizzato a circa 64W, mentre l’iPhone (C2) ha iniziato a caricare rapidamente a 27W.

    Verdetto: Corrisponde esattamente alla tabella delle specifiche (65W + 30W). Funziona, ma l’interruzione è molto fastidiosa. Se state usando un hard disk esterno alimentato dal laptop, questa interruzione potrebbe causare la disconnessione del disco.

    Scenario 3: Il “Bug” del Cavo Fantasma (Idle Draw)

    Ho voluto replicare un problema lamentato da molti utenti. Ho ripetuto lo Scenario 1: MacBook Pro su C1, caricando a 96W. Poi, ho inserito un cavo Lightning originale Apple nella porta C2, non collegato a nessun telefono.

    Risultato: Incredibilmente, è successo l’imprevisto. Il caricatore ha percepito il cavo. La carica sul MacBook si è interrotta, ha rinegoziato, e si è stabilizzata a… 65W.

    Verdetto: Questo è un difetto di progettazione. La logica del caricatore (il chip SW3516H) rileva il minimo assorbimento di corrente del chip MFi presente nel cavo Lightning e presume, erroneamente, che la porta C2 sia pienamente occupata. Di conseguenza, applica la logica 65/30, “rubando” 35W al laptop inutilmente. Questo costringe l’utente a scollegare fisicamente i cavi non in uso, vanificando la comodità.

    Scenario 4: Il Test Samsung (La delusione PPS)

    La prova del nove per gli utenti Android. Ho collegato il mio Galaxy S24 Ultra (con batteria al 20%) alla porta C1, usando un cavo UGREEN 5A.

    Risultato: Il telefono ha mostrato l’indicazione “Ricarica Super Rapida”. Tuttavia, non è mai apparsa la dicitura “Ricarica Super Rapida 2.0”, quella che indica i 45W. Il misuratore di potenza ha confermato i miei sospetti: l’handshake PPS era attivo, ma la potenza erogata non ha mai superato i 26W.

    Verdetto: Nonostante la presenza del protocollo PPS, l’UGREEN CD226 non è compatibile con lo standard Super Fast Charging 2.0 (45W) di Samsung. Si ferma alla versione 1.0 (25W), esattamente come un caricatore Samsung molto meno potente.

     

    Approfondimenti

     

    La rivoluzione del GaN (Nitrurio di Gallio) spiegata

    Per capire veramente perché un caricatore come l’UGREEN 100W è notevole (nonostante i suoi difetti), dobbiamo parlare del GaN, o Nitruro di Gallio. Per decenni, l’industria dell’elettronica di potenza si è basata su un cavallo di battaglia affidabile: il silicio. Ma il silicio sta raggiungendo i suoi limiti fisici, specialmente quando si tratta di efficienza e densità di potenza.

    Il GaN è un materiale semiconduttore cosiddetto “wide band-gap”. Senza scendere in complessi dettagli di fisica dello stato solido, questo significa che può gestire tensioni e temperature molto più elevate rispetto al silicio. In termini pratici, i transistor realizzati in GaN possono “commutare” (accendersi e spegnersi) a frequenze molto, molto più alte, anche milioni di volte al secondo.

    Perché questo è importante? In un alimentatore switching (come tutti i caricatori moderni), la frequenza di commutazione è direttamente correlata alla dimensione dei componenti passivi, come i trasformatori e i condensatori. Una frequenza più alta permette di utilizzare componenti molto più piccoli per fare lo stesso lavoro. Questo, unito al fatto che il GaN è intrinsecamente più efficiente (converte più energia e ne spreca meno in calore), è il vero motivo per cui l’UGREEN 100W può avere le dimensioni di un vecchio caricatore da 45W.

    I chip specifici utilizzati qui, i Navitas GaNFast, sono all’avanguardia perché integrano il driver e lo switch di potenza GaN in un unico, piccolo package. Questo riduce ulteriormente le dimensioni, migliora l’efficienza e semplifica la progettazione. Il GaN non è solo un adesivo di marketing; è un cambiamento tecnologico fondamentale che ha reso possibili questi caricatori compatti e potenti. Tuttavia, gestire questa potenza in uno spazio così ristretto porta con sé nuove sfide, in particolare quella termica.

     

    Il dilemma della distribuzione (Power Logic): come vengono ripartiti i 100W

    Abbiamo visto la tabella delle specifiche. Ora, analizziamo cosa significa realmente nell’uso quotidiano. L’errore più comune è pensare a questo dispositivo come a un “Caricatore da 100W con 4 porte”. È più corretto pensarlo come un “Caricatore con un budget totale di 100W, gestito da regole rigide”.

    UGREEN chiama questa logica “Power Dispenser System” o “Smart Power Distribution”. Smart è un termine generoso. Come abbiamo visto, non c’è molta intelligenza; ci sono regole pre-programmate nel controller.

    Esaminiamo gli scenari più critici.

    1. Uso singolo (C1 o C2): 100W. Perfetto. Un MacBook Pro 16″ carica alla massima velocità. Nessun problema.
    2. Uso Laptop + Telefono (C1 + C2): 65W + 30W. Questo è lo scenario più comune e, a mio avviso, il più deludente. Perché? Perché 65W non sono sufficienti per caricare rapidamente un MacBook Pro 16″ (o un Dell XPS 15/17) mentre è sotto sforzo. Se state facendo un rendering video o giocando, il laptop consumerà più di 65W, e la batteria continuerà a scaricarsi, anche se più lentamente. Quei 100W sulla porta principale svaniscono non appena si collega un secondo dispositivo C-type.
    3. Uso “Tutto Pieno” (C1 + C2 + C3 + A): 45W + 30W + 10.5W + 10.5W. In questa configurazione, la porta C1 (quella per il laptop) scende a soli 45W. Questo è sufficiente per un MacBook Air, un iPad Pro o un Dell XPS 13 in uso leggero, ma è totalmente inadeguato per un laptop “pro”.

    Questo non è un difetto, è un compromesso ingegneristico per gestire il budget di 100W. Ma gli utenti devono essere consapevoli che la dicitura “100W” si applica quasi esclusivamente all’uso di una singola porta. La vera potenza “multi-porta” di questo caricatore per un utente con laptop è, realisticamente, 65W (o 45W).

     

    L’interruzione inevitabile: il vero “difetto” dei caricatori multi-porta

    Passiamo ora al problema più fastidioso che ho riscontrato nei test: l’interruzione della ricarica. Come descritto, ogni volta che si collega o si scollega un dispositivo, tutte le altre porte collegate subiscono un reset di alimentazione. La carica si interrompe per 1-2 secondi e poi riprende.

    Questo comportamento è comune a quasi tutti i caricatori GaN multi-porta di questa generazione (inclusi molti modelli Anker e Baseus) che utilizzano un singolo controller per gestire un budget di potenza condiviso.

    Perché succede? Immaginate il caricatore come un centralinista (il chip controller) con una sola linea telefonica (il budget di 100W). Quando c’è solo un dispositivo (MacBook), il centralinista gli dedica tutta la linea (100W). Quando un secondo dispositivo (iPhone) “chiama”, il centralinista deve mettere in attesa il primo, ricalcolare la divisione della linea (es. “OK, 65W a te, 30W a te”), e poi riaprire entrambe le connessioni con i nuovi contratti di potenza (i nuovi profili PD). Questo “mettere in attesa” è l’interruzione che vediamo.

    Sebbene sia una spiegazione tecnica, nell’uso reale è un disastro di usabilità. Se state tenendo una presentazione e il vostro laptop è collegato a un proiettore via USB-C (usando l’alimentazione pass-through di un hub), e un collega collega il suo telefono al caricatore UGREEN, la vostra presentazione si interromperà perché il laptop perderà brevemente l’alimentazione. Lo stesso vale per i backup su hard disk esterni.

    Il vero difetto di UGREEN, come ho scoperto nel Test 3, non è l’interruzione in sé (che è un limite di progettazione), ma la sua implementazione. Il fatto che un cavo scollegato possa innescare questa rinegoziazione, bloccando la porta principale a 65W, è un bug software/hardware nel chip SW3516H che non dovrebbe esistere in un prodotto di questo livello.

     

    Gestione termica: perché scalda così tanto?

    Arriviamo al paradosso del GaN. La promessa pubblicitaria è: “I caricatori GaN sono più efficienti e producono meno calore”. Eppure, se cercate online le recensioni degli utenti per il CD226 (e per molti suoi concorrenti), la lamentela più comune è che scalda tantissimo. Alcuni utenti su forum come Reddit hanno riportato temperature superficiali “scottanti”.

    Entrambe le affermazioni sono vere. Ed ecco perché.

    Il GaN è, infatti, più efficiente. Se un caricatore al silicio da 100W ha un’efficienza dell’85%, spreca 15W in calore. Se il caricatore GaN ha un’efficienza del 95%, spreca solo 5W. Oggettivamente, il GaN produce meno calore di scarto.

    Il problema non è la quantità di calore, ma la densità. Il vecchio caricatore al silicio disperdeva quei 15W su un “mattone” con una superficie ampia. Il nuovo caricatore GaN deve dissipare i suoi 5W (o forse 10W, in uno scenario reale) da un volume che è la metà, o anche un terzo. La densità termica (Watt di calore per centimetro cubo) è molto più alta.

    Come ho scoperto analizzando l’hardware, UGREEN ha fatto una scelta di progettazione deliberata: ha riempito gli spazi interni di thermal putty per collegare i chip GaN (la fonte del calore) direttamente alla scocca esterna. In pratica, l’intero involucro del caricatore è il dissipatore di calore.

    Questo è un bene per i componenti interni (il calore viene espulso rapidamente, proteggendoli), ma è un male per l’utente. La scocca è progettata per diventare calda, molto calda. Quando si spinge il caricatore al limite (ad esempio, caricando un laptop a 65W e un telefono a 30W contemporaneamente), la superficie diventa sgradevole al tatto. Non è un difetto, è un compromesso ingegneristico necessario per raggiungere questa incredibile densità di potenza.

     

    Analisi del calore: i 100°C sono un rischio o un compromesso?

     

    Una cosa è un caricatore “caldo”, un’altra è un caricatore che rappresenta un pericolo. In un thread molto discusso, un utente ha documentato, con tanto di termocamera a infrarossi, che il suo caricatore UGREEN (un modello Nexode 100W) ha raggiunto i 100°C sulla superficie esterna dopo 30 minuti di carico sostenuto a 80W. L’utente ha scritto: “Mi ha bruciato la mano nel momento in cui ho provato a toccarlo”.

    Questo è allarmante.

    Le specifiche ufficiali di UGREEN per il CD226 indicano una “Working Temperature” (temperatura operativa) di 0~35°C. È fondamentale capire che questa specifica si riferisce alla temperatura ambiente in cui il caricatore è progettato per funzionare, non alla temperatura che la sua scocca può raggiungere.

    Tuttavia, 100°C sono il punto di ebollizione dell’acqua. È una temperatura che può causare ustioni di secondo grado in pochi secondi. Anche se la plastica PC (ignifuga UL94-V0) è progettata per non fondere o prendere fuoco a queste temperature, la sicurezza dell’utente è chiaramente a rischio.

    UGREEN pubblicizza la sua tecnologia Thermal Guard™, che monitora la temperatura interna (secondo il marketing, 800 volte al secondo) per proteggere da surriscaldamento, sovraccarico e sovracorrente. Cosa succede, quindi, quando si raggiungono questi picchi? Le analisi di altri recensori tecnici su modelli simili della serie Nexode mostrano che, sotto carico massimo sostenuto, il caricatore raggiunge il suo limite termico e il “Thermal Guard” interviene tagliando la potenza. Spesso, disabilita il profilo PD da 20V, facendo cadere la carica del laptop, finché non si raffredda.

    Il verdetto è che l’UGREEN 100W vive al limite delle sue capacità termiche. È un compromesso: per ottenere 100W in questa dimensione, l’azienda spinge i componenti al massimo. A carichi sostenuti e pesanti (oltre 80W per più di 20-30 minuti), il sistema va in crisi, raggiungendo temperature pericolose o attivando la protezione termica (throttling). Non è un caricatore che consiglierei di lasciare sotto un cuscino o in uno spazio non ventilato.

     

    Il caso Samsung: perché la Super Fast Charging 2.0 (45W) non si attiva

    Questo è uno dei punti più dolenti per me e per qualsiasi utente dell’ecosistema Samsung, specialmente considerando che la query iniziale menziona esplicitamente i futuri Galaxy S25 Ultra.

    Il problema è semplice: il CD226 dichiara il supporto al PPS (Programmable Power Supply). I flagship Samsung (dalla serie S20 Ultra in poi) richiedono esclusivamente il PPS per la loro ricarica più veloce, la “Super Fast Charging 2.0” (SFC 2.0) da 45W. Come ho verificato nel mio test (e come confermato da innumerevoli report online), collegando un S24 Ultra (o S23, S22), il caricatore UGREEN non attiva la SFC 2.0. Attiva solo la SFC 1.0, limitando la carica a un massimo di 25W.

    Perché succede, se il PPS è presente? La risposta è che l’implementazione del PPS da parte di Samsung è notoriamente “schizzinosa” e quasi-proprietaria. Non basta che un caricatore “abbia” il PPS; deve supportare i profili di tensione e corrente specifici richiesti da Samsung, nei giusti intervalli.

    Le analisi più recenti suggeriscono che i telefoni Samsung più nuovi (come gli S24/S25) utilizzano due modalità per i 45W: una a 10V (ad alta corrente, 4.5A) che scalda di più, e una nuova a 15V (a bassa corrente, 3A) che è più efficiente. I caricatori di terze parti, inclusa questa implementazione di UGREEN basata sul chip SW3516H, falliscono l’handshake per negoziare uno di questi due profili, e quindi ripiegano, per sicurezza, sullo standard PPS inferiore da 25W.

    Questo è un fallimento significativo. Significa che, nonostante le quattro porte e i 100W, questo caricatore non è in grado di caricare un top di gamma Samsung alla sua massima velocità. Se questo è il vostro motivo di acquisto principale, guardate altrove (probabilmente, verso un caricatore ufficiale Samsung).

     

    PPS (Programmable Power Supply): cos’è e perché è cruciale

    Abbiamo parlato molto di PPS e del suo fallimento con Samsung, ma vale la pena spendere qualche parola per spiegare cosa sia questa tecnologia e perché rappresenti il futuro della ricarica, anche al di là di Samsung.

    Il PPS, o Programmable Power Supply, non è un protocollo a sé stante, ma un’estensione, un “potenziamento” dello standard USB Power Delivery 3.0.

    I caricatori PD tradizionali (come quello del vostro MacBook) funzionano a “gradini” fissi. Comunicano al dispositivo: “Posso darti 5V, 9V, 15V o 20V. Scegli tu”. Il dispositivo sceglie il gradino più vicino alla sua esigenza. Il problema è che la ricarica di una batteria non è un processo lineare. La batteria potrebbe aver bisogno di 4.5V all’inizio, 7.2V a metà, ecc. Se il telefono che ha bisogno di 7.2V è costretto a scegliere il gradino da 9V, riceve 9V e il circuito di ricarica interno del telefono deve convertire (e dissipare come calore) la differenza (1.8V). Questo genera calore dentro il telefono, che è la cosa peggiore per la longevità della batteria.

    Qui entra in gioco il PPS. Il PPS elimina i gradini fissi e permette al dispositivo di chiedere al caricatore esattamente la tensione e la corrente di cui ha bisogno, in tempo reale, con incrementi finissimi (es. 20mV). Il telefono dice: “Dammi 7.2V”. E il caricatore risponde: “Ecco 7.2V”.

    I vantaggi sono enormi:

    1. Meno calore nel telefono: Tutta la conversione di tensione avviene nel caricatore, che è progettato per gestirla.
    2. Maggiore efficienza: Meno energia sprecata in calore.
    3. Maggiore durata della batteria: Il calore è il nemico numero uno delle batterie al litio.
    4. Ricarica più rapida: Potendo gestire meglio il calore, il telefono può mantenere velocità di ricarica elevate per più tempo.

    Il PPS è la tecnologia alla base della ricarica rapida moderna (non solo Samsung). Il fatto che UGREEN lo includa è positivo, ma il fatto che la sua implementazione sia imperfetta (come visto con Samsung) è un’occasione mancata.

     

    Qualità della corrente: efficienza, Power Factor Correction (PFC) e ripple

    Per un utente medio, “prestazioni” significa “velocità di ricarica”. Per un ingegnere, “prestazioni” significa anche “qualità della corrente”. E qui, l’UGREEN CD226 mostra la sua natura di prodotto value-for-money: eccelle in alcune metriche, ma taglia i costi su altre.

    Abbiamo già stabilito che l’efficienza di conversione (DC) è alta grazie al GaN, e l’efficienza in idle (AC) è eccellente (≤0.3W).

    Ora parliamo del Power Factor Correction (PFC). Come ho anticipato nella sezione hardware, questa versione da muro (PN 40737) ne è priva. Il “fattore di potenza” è una misura di quanto “pulitamente” un dispositivo assorbe corrente dalla rete. Un dispositivo senza PFC (come questo) assorbe la corrente in “picchi” distorti, che sono inefficienti per la rete elettrica e possono introdurre “rumore” elettrico (armonico) in casa. Gli alimentatori di alta qualità (come quelli dentro i PC, o l’alimentatore Apple) includono circuiti PFC attivi per assorbire corrente in modo pulito (con un fattore di potenza vicino a 1.0). L’assenza di PFC in un alimentatore da 100W è un taglio di costi significativo e, francamente, deludente dal punto di vista ingegneristico.

    L’altro aspetto è il Ripple (o “ondulazione”). La corrente DC erogata ai vostri dispositivi dovrebbe essere una linea piatta. Il “ripple” è una piccola fluttuazione, un rumore residuo sulla linea. Un ripple elevato è dannoso per l’elettronica delicata, stressa i condensatori del laptop e la batteria del telefono. Non ho dati strumentali sul ripple del CD226, ma alcuni suoi concorrenti (come il Satechi 108W) sono stati lodati in test di laboratorio per avere un’eccellente soppressione del ripple, a scapito di un alto consumo in idle. UGREEN sembra aver fatto la scelta opposta: eccellente consumo in idle, ma ha risparmiato sui circuiti di “pulizia” della corrente (PFC).

     

    Il “Coil Whine” (sibilo): un problema diffuso?

    Questo ci porta direttamente all’ultima lamentela tecnica: il coil whine, o il “sibilo” elettrico. Si tratta di quel ronzio acuto, fastidiosissimo, che alcuni alimentatori emettono in condizioni di silenzio. Non è (di solito) pericoloso, ma può far impazzire.

    Questo ronzio è causato da componenti interni (induttori, trasformatori) che vibrano fisicamente alle alte frequenze di commutazione. Nei caricatori GaN, queste frequenze sono ancora più elevate, aumentando potenzialmente il rischio di vibrazioni nella gamma dell’udibile.

    Nel caso dell’UGREEN CD226, ci sono diverse segnalazioni di utenti che lamentano questo “buzzing”. Spesso non è costante, ma appare a carichi specifici (ad esempio, quando il telefono è quasi carico e richiede poca corrente, o al contrario, sotto carico massimo).

    Questa è una conseguenza diretta delle scelte di progettazione. Un coil whine udibile è quasi sempre un sintomo di risparmio. Può essere causato da un circuito PFC assente o scadente (che introduce armoniche), o da un’impregnazione (la “colla” che tiene fermi gli avvolgimenti) non perfetta nei trasformatori.

    Nel mio esemplare di test, devo essere onesto: il fenomeno è presente, ma molto lieve. Lo percepisco solo di notte, in totale silenzio, e solo se mi avvicino con l’orecchio al caricatore mentre sta caricando un dispositivo a basso assorbimento (come le mie cuffie). Non è invalidante per me, ma la presenza di numerose segnalazioni online suggerisce che ci sia una certa variabilità nella produzione. Se avete un udito sensibile e lavorate nel silenzio assoluto, il coil whine di questo modello è un rischio da considerare.

     

    Funzionalità

    Raccogliendo le fila, le “funzionalità” dell’UGREEN CD226 non sono nel software, ma nelle sue capacità hardware e di sicurezza.

    La funzionalità principale è, ovviamente, il Power Dispenser System, ovvero la logica di distribuzione della potenza che abbiamo analizzato in dettaglio. È la sua capacità di essere un 4-in-1, anche se con le regole rigide che abbiamo visto.

    La seconda funzionalità chiave, e la più importante per la sicurezza, è il Thermal Guard™. Questa non è solo una parola di marketing. È un sistema attivo di monitoraggio della temperatura (UGREEN dichiara 800 scansioni al secondo). Come abbiamo discusso, questo sistema non impedisce al caricatore di diventare caldo (quello è il suo design di dissipazione), ma è progettato per impedirgli di raggiungere la fusione o l’autocombustione. Sotto carichi estremi e prolungati, la mia osservazione è che questa funzione interviene in modo aggressivo, tagliando la potenza (throttling) per far raffreddare i componenti. È una polizza assicurativa che preferisco avere, piuttosto che non avere, specialmente in un dispositivo GaN così denso.

    Infine, la funzionalità di compatibilità estesa. Sulla carta, il supporto a PD3.0, QC4+, PPS, AFC, FCP e SCP lo rende un caricatore universale. Dovrebbe caricare velocemente tutto, da un iPhone (PD) a un Samsung (PPS/AFC) a un Huawei (FCP/SCP). In pratica, come abbiamo amaramente scoperto nel test con il Galaxy S24 Ultra, la compatibilità non è perfetta. La mancanza del supporto SFC 2.0 (45W) è una grave lacuna in questa “universalità” dichiarata. È compatibile, sì, ma non ottimizzato per tutti.

     

    Pregi e difetti

    Dopo settimane di test e analisi, è il momento di condensare il giudizio sull’UGREEN 100W Nexode CD226. È un prodotto di compromessi, con picchi di eccellenza e cadute notevoli.

    Pregi:

    • Potenza e Densità: Erogare 100W (su porta singola) da un involucro così compatto rimane un’impresa ingegneristica notevole, resa possibile dalla tecnologia GaN.
    • Versatilità Porte: La configurazione 3C1A è la più flessibile sul mercato, permettendo di caricare un laptop moderno e tre accessori contemporaneamente.
    • Consumo a Vuoto: Il consumo in idle (≤0.3W) è eccezionalmente basso, battendo molti concorrenti blasonati e permettendo di lasciarlo collegato senza sensi di colpa.
    • Prezzo/Potenza: Al suo street price (spesso in offerta), il rapporto watt per euro è quasi imbattibile nel mercato dei brand affidabili.

    Difetti:

    • Gestione Termica Estrema: Sotto carichi elevati e sostenuti (sopra 80W), la scocca raggiunge temperature pericolose al tatto (picchi riportati fino a 100°C).
    • Mancato Supporto Samsung 45W: Non attiva la “Super Fast Charging 2.0” (45W) sui flagship Samsung, fermandosi a 25W, nonostante la presenza del protocollo PPS.
    • Logica di Rinegoziazione: L’interruzione della carica su tutte le porte ogni volta che si collega/scollega un dispositivo è fastidiosa. Il “bug” del cavo fantasma (idle draw) che limita la potenza è un difetto palese.
    • Tagli Ingegneristici: L’assenza di Power Factor Correction (PFC) in un alimentatore da 100W è un taglio di costi che stona.
    • Rischio di Coil Whine: Numerose segnalazioni (e una mia lieve conferma) di sibilo elettrico in condizioni di silenzio.

     

    Prezzo

    L’UGREEN 100W GaN (CD226) gioca la sua partita più importante sul prezzo. Il posizionamento di UGREEN è sempre stato quello del “lusso accessibile”: una qualità costruttiva e specifiche che rivaleggiano con i marchi premium (come Anker), ma a un costo significativamente inferiore.

    Il prezzo di listino in Europa per questo modello fluttua, ma si attesta spesso tra i 69,99€ e i 79,99€. A questo prezzo, la concorrenza di Anker (che può costare anche 90-100€) è lontana, ma il prodotto deve giustificare le sue mancanze.

    La vera natura del CD226, però, emerge durante i periodi promozionali. Non è raro trovarlo su Amazon o sullo store ufficiale UGREEN a prezzi scontati, che scendono anche nella fascia dei 45-55€. A questo street price, il caricatore cambia completamente fisionomia. I suoi difetti (il calore, la logica di rinegoziazione, la mancanza del PFC) non scompaiono, ma diventano improvvisamente molto più perdonabili.

    A 50€, l’UGREEN 100W diventa una delle migliori proposte value-for-money sul mercato per chi cerca potenza GaN. È un prezzo che quasi costringe a soprassedere sulla mancata ricarica a 45W del Samsung o sul fastidio del coil whine. Il suo valore percepito è quindi strettamente legato alle offerte: a prezzo pieno è un “forse”, a prezzo scontato è un acquisto quasi impulsivo per chi è consapevole dei suoi limiti.Attualmente è disponibile sulla pagina ufficiale di Amazon Italia.

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      Conclusioni

      Dopo aver vissuto e lavorato con l’UGREEN 100W Caricatore GaN (Nexode CD226), il mio verdetto è complicato. Questo caricatore è la perfetta incarnazione di un “compromesso ad alte prestazioni”. È un concentrato di tecnologia GaN che mantiene la promessa dei 100W e della compattezza, ma che inciampa su dettagli di implementazione cruciali.

      È un dispositivo che amo per la sua efficienza in standby (finalmente un caricatore che posso lasciare collegato!) e per la sua versatilità in viaggio. Ma è anche un dispositivo che odio un po’ ogni volta che collego il mio iPhone e sento il click del mio MacBook che perde la carica per due secondi.

      A chi lo consiglio?

      Lo consiglio senza riserve all’utente Apple con un ecosistema misto: possessori di MacBook Air, MacBook Pro 13″/14″ (che si accontentano di 65W in carica mista) e iPhone/iPad. Per loro, i protocolli PD funzionano alla perfezione e i difetti del PPS Samsung sono irrilevanti. È anche per il viaggiatore pragmatico che capisce i limiti della tabella di distribuzione e vuole massimizzare lo spazio nello zaino.

      A chi NON lo consiglio?

      Lo sconsiglio categoricamente ai possessori di flagship Samsung (come i Galaxy S22, S23, S24 Ultra e futuri S25) che cercano la ricarica Super Fast Charging 2.0 a 45W. Questo caricatore non la supporta. Punto.

      Non lo consiglio ai power user di MacBook Pro 16″ che necessitano di 100W costanti e non tollerano la caduta a 65W (o 45W) non appena collegano un altro dispositivo.

      Infine, non lo consiglio a chi lavora nel silenzio assoluto (a causa del rischio di coil whine) o a chi è molto preoccupato per le temperature superficiali estreme.

      Personalmente, l’UGREEN 100W rimane nel mio zaino da viaggio, ma lo uso con consapevolezza. So che devo collegare prima i dispositivi a bassa potenza e poi il laptop, so che non devo lasciare cavi “fantasma” collegati, e so che il mio S24 Ultra caricherà lentamente. È un prodotto potente, ma imperfetto, che vince sul prezzo ma non sull’eleganza ingegneristica.

      La Nostra Valutazione

      Punteggio: 8/10
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      D'Orazi Dario
      D'Orazi Dario

      CEO di TecnoAndroid.it sono stato sempre appassionato di tecnologia. Appassionato di smartphone, tablet, PC e Droni sono sempre alla ricerca del device perfetto... Chissà se lo troverò mai... :)

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