Nuovo scontro tra Report e il Garante per la Privacy. Alla vigilia della puntata di domenica, l’Autorità aveva invitato la trasmissione di Rai 3 a non mandare in onda l’inchiesta dedicata agli smart glasses di Meta, definendola “destituita di ogni fondamento”. Nonostante l’avvertimento, il servizio è andato regolarmente in onda, con Sigfrido Ranucci che ha difeso la legittimità del lavoro giornalistico.
L’indagine di Report ha ricostruito una serie di incontri avvenuti nel 2024 tra Agostino Ghiglia, membro del Collegio del Garante, e Angelo Mazzetti, rappresentante di Meta in Italia. Gli incontri, secondo la trasmissione, sarebbero avvenuti poco prima della decisione dell’Autorità su una multa da 44 milioni di euro destinata al colosso americano per presunte violazioni della privacy legate ai primi modelli di occhiali smart. Nel servizio si suggerisce che la sanzione sarebbe stata successivamente ridotta a 12,5 milioni di euro, una cifra molto inferiore a quella iniziale, ipotizzando un possibile “ammorbidimento” del provvedimento.
Report, la difesa del Garante e il precedente Sangiuliano
La reazione del Garante per la Privacy non si è fatta attendere. L’Autorità ha respinto con decisione le ricostruzioni del programma, spiegando che la differenza tra la proposta iniziale e la sanzione finale è da considerarsi “fisiologica” in un contesto di valutazione collegiale. Secondo il Garante, non esisteva alcun rischio di danno erariale né irregolarità nel processo decisionale.
La vicenda arriva a pochi giorni da un altro episodio di dibattito tra le due parti. Un precedente servizio di Report, dedicato al caso Sangiuliano, aveva già provocato una diffida da parte dello stesso Ghiglia. Anche in quel caso, la puntata era stata trasmessa regolarmente.
Durante la trasmissione, Ranucci ha sottolineato il valore del giornalismo d’inchiesta come strumento di controllo democratico, mentre il componente del Garante ha replicato parlando di “pura forzatura con intento diffamatorio”, ribadendo che il provvedimento sui Ray-Ban smart glasses di Meta era ancora oggetto di aggiornamenti tecnici quando avvennero gli incontri contestati.
Il caso riapre il dibattito sul ruolo dei garanti e sul diritto dei giornalisti di indagare su decisioni che coinvolgono le big tech. Tra accuse e richiami al servizio pubblico, lo scontro tra Report e il Garante per la Privacy sembra destinato a continuare.
