Riguardo la ricerca sull’intelligenza artificiale, un nuovo risultato arriva dall’Università della California del Sud (USC). Quest’ultimo promette di ridisegnare i confini tra biologia e tecnologia. Nel dettaglio, un gruppo di studiosi, coordinato da Joshua Yang, ha costruito un neurone artificiale. L’innovazione si basa sull’impiego dei cosiddetti memristori diffusivi. Ovvero dispositivi elettronici che sfruttano il movimento di ioni metallici per elaborare segnali. Nel prototipo realizzato a Los Angeles, gli ioni di argento si muovono attraverso uno strato di ossido. Un comportamento che imita con sorprendente precisione quello dei neurotrasmettitori biologici, responsabili del passaggio di informazioni tra i neuroni. In tal modo, la comunicazione non avviene più soltanto in termini di impulsi elettrici, ma include anche una dinamica chimica. Quest’ultima, finora, era considerata impossibile da riprodurre in un circuito.
L’innovazione AI che si ricrea impulsi “chimici”
Yang spiega che la chiave di tale scoperta è la semplicità strutturale del sistema. Ogni neurone artificiale può essere costruito con un solo transistor, contro le decine o centinaia necessari nei modelli neuromorfici tradizionali. Il vantaggio immediato è la riduzione del consumo di energia e dello spazio occupato nei chip. Due limiti che da anni ostacolano l’evoluzione delle architetture ispirate al cervello. L’obiettivo non è tanto aumentare la potenza di calcolo, quanto migliorare la capacità di apprendere e reagire in modo efficiente agli stimoli, proprio come fa la mente umana.
Il paragone con il cervello, d’altra parte, rimane il punto di riferimento più ambizioso. Con soli 20 watt di potenza (meno di una lampadina domestica) l’organismo umano è in grado di riconoscere volti, risolvere problemi e generare pensieri astratti. Le reti neurali digitali, anche se enormemente più veloci, richiedono quantità di energia incomparabili per compiti molto più semplici. È tale sproporzione che i ricercatori della USC intendono superare. Prendendo ispirazione diretta dai processi biologici piuttosto che dal calcolo matematico.
Restano, però, alcune sfide materiali. L’argento, usato come conduttore ionico, non è compatibile con le attuali tecniche di produzione dei semiconduttori. Il team sta quindi sperimentando nuovi materiali metallici capaci di garantire la stessa reattività e stabilità. Solo in seguito sarà possibile creare reti composte da migliaia di neuroni artificiali e verificare la loro effettiva capacità di apprendere e riconoscere schemi. Se la ricerca dovesse confermare le sue promesse, l’AI potrebbe funzionare davvero come un cervello.
