L’affermarsi dell’intelligenza artificiale generativa ha stravolto numerose abitudini. La nuova tecnologia è entrata senza alcun timore nelle vite di ognuno di noi, modificando il modo di fruire dei servizi online e dei contenuti presenti sul web; cambiando il nostro approccio al lavoro e allo studio e sostituendosi agli strumenti tipicamente utilizzati per effettuare ricerche e operazioni che avrebbero richiesto maggior tempo e impegno.
In tal contesto, negli ultimi anni, si sono susseguiti, e continuano a susseguirsi, numerosissimi dibattiti circa l’influenza positiva e negativa che l’intelligenza artificiale potrebbe avere sul lavoro. I punti di vista a riguardo sono differenti, tra chi si schiera a favore dell’IA come supporto durante il lavoro e chi ritiene che si tratti di una tecnologia che rimpiazzerà l’essere umano. Conoscere questo strumento diventa quindi fondamentale per comprenderne le sfaccettature, il reale impatto che ha sulla vita di ognuno di noi e per scoprirne le potenzialità. Su quest’ultimo punto saranno ben d’accordo gli sviluppatori, i quali sono sempre più propensi ad adottare una nuova pratica chiamata vibe coding. Scopriamo, quindi, cos’è e quali sono gli effetti che ha sui programmatori.
Vibe coding, si o no? Scopriamo cos’è
Professioni come quella del Full-Stack Developer hanno tratto non poco vantaggio dall’arrivo dell’intelligenza artificiale generativa. Sempre più spesso la creazione di un applicativo per il web avviene facendo ricorso all’IA così da risparmiare tempo e risorse. Si è passati dal riuso di lavori esistenti come pratica per accelerare il processo di realizzazione di una risorsa al cosiddetto vibe coding, che prevede la generazione di prompt in linguaggio naturale da fornire all’IA così da ricevere in cambio codice di programmazione già pronto da copiare e incollare, e semmai personalizzare.
A differenza di quanto presumibilmente ipotizzato dai più, il vibe coding non sostituisce il programmatore in tutto e per tutto né rimpiazzerà risorse umane rubando loro il lavoro. A mantenere al sicuro gli sviluppatori non è soltanto la necessità di conoscere i diversi linguaggi di programmazione così da poter adattare il codice generato dall’IA alle proprie esigenze e correggere gli eventuali errori prodotti, bensì diversi aspetti legati alla sicurezza. A riguardo si sono espresse diverse personalità del settore, secondo le quali il vibe coding produrrà non pochi problemi di sicurezza, dovuti alla precarietà del codice prodotto dall’intelligenza artificiale e alla possibile presenza di vulnerabilità. Come riportato da Wired, infatti, Alex Zenla, direttore tecnico dell’azienda di sicurezza cloud Edera, ritiene che
Stiamo raggiungendo il punto in cui l’intelligenza artificiale sta arrivando alla fine del suo periodo di grazia in materia di sicurezza.
È bene, quindi, riflettere sull’utilizzo delle tecnologie di cui disponiamo e conoscerne dettagliatamente le caratteristiche, così da comprendere quale sia la maniera più opportuna di impiegarle e quali i rischi a cui potremmo andare incontro. Appare chiaro, infatti, quanto il ricorso all’IA possa rappresentare qualcosa di fondamentale ormai per tutti coloro che hanno a che fare con la programmazione, ma è sempre opportuno riconoscere l’importanza della revisione da parte dell’essere umano.
