È la fine di un ciclo per i pionieri della casa connessa. Google ha ufficialmente interrotto il supporto ai termostati Nest di prima (2011) e seconda generazione (2012). Decretando così la fine delle loro funzionalità intelligenti. Da pochi giorni infatti, gli utenti non possono più gestire i loro dispositivi tramite le app Google Home e Google Nest. Ma non possono neanche più controllarli a distanza. Sia con il loro smartphone che con gli assistenti vocali.
Il cambiamento è stato effettivo dal 25 ottobre di questo anno. E ha trasformato questi termostati in semplici apparecchi manuali. Sono disattivate le loro opzioni basate sul cloud. Come ad esempio l’integrazione con Nest Protect, la modalità Eco multi-dispositivo e la sincronizzazione con assistenti di terze parti. In pratica, l’hardware continua a funzionare. Ma perde proprio le sue funzioni che ne avevano fatto il simbolo dell’abitare connesso di un decennio fa.
Delusione e accuse di obsolescenza programmata da parte degli utenti Nest
Ed ecco che la reazione degli utenti non si è fatta attendere. Molti proprietari infatti si sono lamentati della perdita di valore di un prodotto acquistato a caro prezzo. Oppure, ancora, che è ancora oggi perfettamente funzionante. Ma per attenuare il malcontento, Google ha inviato delle email di “scuse” offrendo uno sconto per il Nest Learning Thermostat di quarta generazione. Che ad oggi è proposto a 149,99 dollari. Quindi circa la metà del prezzo originale.
La vicenda ha acceso di nuovo il dibattito sull’obsolescenza programmata nel settore smart home. Quando le funzioni dipendono da server remoti o dagli aggiornamenti software, la longevità dei dispositivi è legata alle scelte aziendali. Molto più che alla solidità del hardware. Mantenere attive le vecchie piattaforme comporta dei costi che le multinazionali scelgono di non sostenere. E questo accade ogni anno sempre di più.
Il caso Nest diventa così un campanello d’allarme per l’intero mondo della domotica. Oggi più che mai, possedere un dispositivo intelligente significa accettare che la sua “vita digitale” possa terminare ben prima di quella fisica.
