Un tacchino di peluche in fuga dal Giorno del Ringraziamento non sembra proprio l’idea più ovvia per uno spot di Google, eppure è esattamente quello che è successo. Il protagonista si chiama Tom, ha l’aria teneramente impanicata di chi sa che il calendario non gioca a suo favore, e decide di scappare per una vacanza improvvisata. Il risultato è “Quick Getaway”, il primo spot televisivo di Google interamente generato con l’intelligenza artificiale. Nessuna troupe, nessun set, nessun attore: solo algoritmi, creatività e un pizzico di ironia.
Nessun set né attori: Google sperimenta la creatività AI con “Quick Getaway”
L’esperimento è parte della campagna Just Ask Google, pensata per mostrare al pubblico la nuova modalità AI del motore di ricerca. E Google, si sa, non fa le cose a metà. Lo spot è andato in onda negli Stati Uniti proprio nei giorni di Halloween — tempismo perfetto, considerando il protagonista “stagionale” — e arriverà presto anche online e nei cinema, con una versione natalizia già in lavorazione. Sì, Tom il tacchino sta per diventare una piccola star digitale.
Ciò che incuriosisce è che, nonostante l’intero video sia stato creato da un’intelligenza artificiale, in TV non compare nessuna etichetta che lo indichi come tale. Una scelta precisa, spiegano da Mountain View: l’obiettivo non è stupire con la tecnologia, ma raccontare una storia che funzioni. Solo su YouTube appare la nota “contenuti alterati o sintetici”, come richiesto dalle regole della piattaforma. È un piccolo dettaglio, ma dice molto sul modo in cui Google vuole normalizzare l’uso dell’AI nella creatività, senza farne per forza un tema di discussione.
Dietro le quinte dello spot c’è il Google Creative Lab, il laboratorio interno che si occupa di design e comunicazione sperimentale. L’idea di base è nata come una qualsiasi campagna pubblicitaria: brainstorming, concept, storyboard. Solo in un secondo momento il team ha deciso di affidarsi a Veo 3, il modello di generazione video sviluppato da Google, per dare vita alle scene. Il risultato è sorprendentemente coerente: colori vividi, movimenti fluidi, un ritmo narrativo che non fa rimpiangere la mano umana.
E se vi state chiedendo quanto possa essere realistico un video creato da un algoritmo, la risposta è “sempre di più”. A ottobre, Google ha già presentato Veo 3.1, una versione migliorata del modello, capace di gestire dettagli più fini e un controllo narrativo quasi cinematografico. “Quick Getaway” non è solo uno spot pubblicitario, ma un piccolo manifesto di come la pubblicità — e forse anche la creatività — stia cambiando sotto la spinta dell’intelligenza artificiale. In fondo, se anche un tacchino sintetico può raccontare una storia che ci fa sorridere, forse il confine tra reale e artificiale è già diventato molto più sottile di quanto pensiamo.
