Che l’intelligenza artificiale sia ovunque ormai non è una novità. In pochi anni è passata dall’essere una curiosità da laboratorio al diventare la protagonista assoluta di ogni conversazione tecnologica, economica e persino politica. Ma più i numeri crescono — e con loro le valutazioni miliardarie — più la domanda sorge spontanea: stiamo assistendo a un’evoluzione solida o a una gigantesca bolla pronta a scoppiare?
Jensen Huang difende NVIDIA: “Nessuna bolla all’orizzonte”
Secondo Jensen Huang, CEO di NVIDIA, non c’è alcun dubbio: nessuna bolla all’orizzonte. Anzi, secondo lui, siamo nel pieno di un “ciclo virtuoso” che si autoalimenta. E non è difficile capire perché la pensi così: la sua azienda è la grande vincitrice della corsa all’AI. Ogni data center, ogni piattaforma, ogni nuovo modello linguistico ha bisogno delle sue GPU. Mentre molti si chiedono se l’entusiasmo sia eccessivo, NVIDIA viaggia spedita verso una capitalizzazione da 5.000 miliardi di dollari, un traguardo che la collocherebbe tra le aziende più ricche della storia moderna.
Per Huang, la differenza rispetto alle bolle del passato — come quella delle dot-com — è che questa volta l’AI non è solo promessa, ma già utilizzo concreto. “Usiamo tanti servizi basati sull’intelligenza artificiale e paghiamo volentieri per farlo”, ha spiegato in un’intervista a Bloomberg. In altre parole: non è speculazione, è business reale.
Eppure, fuori dal quartier generale di NVIDIA, l’ottimismo è meno unanime. Le partnership miliardarie e i nuovi accordi si moltiplicano — con Nokia per il 6G, con Uber e Stellantis per la guida autonoma — ma il panorama inizia ad assomigliare a un intreccio di investimenti incrociati dove tutti finanziano tutti. Qualcomm, AMD, Microsoft e decine di altre aziende stanno spendendo cifre colossali per costruire il futuro dell’AI, creando un ecosistema in cui la competizione e la dipendenza si confondono.
C’è chi teme che questo meccanismo sia fragile, un castello di carte tenuto in piedi più dalle aspettative che dai profitti reali. Anche figure di primo piano nel settore invitano alla prudenza. Sam Altman, CEO di OpenAI, ha dichiarato ad agosto che la bolla “scoppierà inevitabilmente”, bruciando miliardi di dollari. Il numero uno di Baidu è stato ancora più drastico: sopravvivrà solo un’azienda su cento.
Bret Taylor, presidente di OpenAI, offre però una lettura più equilibrata. Secondo lui, sì, molte aziende falliranno — come successe con la bolla di internet nei primi anni 2000 — ma la tecnologia in sé rimarrà, più forte di prima. Internet, dopotutto, non è esploso con la bolla: è solo maturato. Forse accadrà lo stesso con l’intelligenza artificiale. Per ora, l’unica certezza è che il mondo dell’AI sta correndo a una velocità tale che distinguere entusiasmo da euforia sta diventando sempre più difficile.
