C’è un attrezzo che si chiama Spider, nome che fa subito pensare a qualcosa di agile e un po’ inquietante, ed è proprio con questo “ragno sottomarino” che i cinesi hanno appena fatto un passo da gigante. Dopo anni di lavoro, otto prototipi andati e venuti, gli scienziati della Shanghai Jiao Tong University hanno finalmente tirato un sospiro di sollievo: il test in mare è stato un successo. Ma perché tutto questo sforzo? Il loro obiettivo, in realtà, è dare la caccia alle creature più sfuggenti dell’universo: i neutrini.
Dal buio degli abissi nasce Trident, l’occhio della Cina sui misteri dell’universo
Queste particelle sono davvero i fantasmi del cosmo, quasi prive di massa e di carica. Sono così timide e svelte che miliardi di loro ci attraversano in questo preciso istante, senza lasciare traccia, senza che nemmeno la nostra pelle possa percepirle. Eppure, sono la chiave per capire come sono nate le stelle, le galassie, e da dove arrivano quei misteriosi raggi cosmici che bombardano la Terra da ere geologiche. Catturarne uno non è solo difficile, è una vera e propria missione da Mission: Impossible. È come tentare di afferrare una goccia d’acqua che cade nell’oceano in tempesta, nel buio più totale.
Ed è proprio il buio l’ingrediente segreto. Lo Spider, con il suo nome completo un po’ pomposo (Subsea Precision Instrument Deployer with Elastic Releasing), è il precursore di qualcosa di molto più grande: Trident, il futuro telescopio sottomarino che andrà a prendere dimora nel Mar Cinese Meridionale. La prova appena conclusa è stata un balletto di precisione: il dispositivo è sceso fino a circa 1.700 metri, lì, nell’acqua densa e muta, e ha srotolato con calma la sua linea lunga 700 metri, completa di sensori e galleggianti. È rimasto in posizione, ruotando con una grazia che non ti aspetteresti da un pezzo di metallo a quella profondità, quasi stesse provando il suo grande ingresso in scena.
Trident, il cui nome intero è ancora più evocativo in cinese, “Hai ling” che significa “campana dell’oceano”, non si accontenterà di quelle profondità. Scenderà fino a 3.500 metri, dove il silenzio è assoluto e l’interferenza della luce solare è un lontano ricordo. Lì, finalmente, quando un neutrino avrà la rarissima sfortuna di colpire una molecola d’acqua, produrrà un lampo di luce flebile – un segnale che i sensori di Trident saranno pronti a intercettare.
Con questo progetto, che punta a un volume di rilevamento sottomarino enorme, la Cina non sta solo inseguendo un mistero scientifico, ma sta entrando con prepotenza nel club d’élite di chi scruta i neutrini. Finora c’erano i “giganti” come IceCube, che si nasconde sotto i ghiacci perenni dell’Antartide, o Baikal-GVD, che sfrutta le profondità gelide del lago Bajkal. Ma Pechino ha ambizioni che vanno oltre, con un nuovo progetto, l’HUNT, che promette di espandere ulteriormente il volume di rilevamento, rendendo visibile l’invisibile su una scala senza precedenti. La caccia ai fantasmi del cosmo è appena diventata molto più affollata e, diciamocelo, avvincente.
