Dopo mesi di trattative riservate, Stati Uniti e Cina hanno trovato un punto d’equilibrio sulla gestione di TikTok. L’annuncio, arrivato da Scott Bessent, segretario al Tesoro americano, conferma la conclusione di un negoziato che ridisegna il rapporto tra politica, economia e tecnologia digitale. L’accordo verrà ufficializzato in Corea, nel corso dell’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping. L’intesa prevede il trasferimento delle operazioni statunitensi della piattaforma a nuovi investitori con sede negli Stati Uniti. La valutazione complessiva è di circa 14 miliardi di dollari, con una struttura azionaria che assegna il 65% delle quote a investitori americani e internazionali. La cinese ByteDance e altri azionisti manterranno meno del 20%. Mentre la maggioranza dei seggi nel consiglio di amministrazione (sei su sette) passerà ai nuovi proprietari. Il controllo dell’algoritmo, centro tecnologico dell’app, sarà anch’esso trasferito. Segnando un passaggio cruciale per la governance della piattaforma.
TikTok negli Stati Uniti: ecco cosa cambia per la gestione dell’app
Per Washington, l’intesa rappresenta un tassello di una strategia economica più ampia. La quale è volta a riequilibrare i rapporti con Pechino dopo anni di tensioni commerciali. Lo stesso Bessent ha parlato di un accordo più ampio che comprende la sospensione dei dazi del 100% sulle importazioni cinesi previsti per novembre e il rinvio di un anno delle restrizioni sull’export di terre rare. Da parte sua, la Cina si è impegnata a riprendere l’acquisto di soia americana, una misura accolta con favore dal Tesoro.
L’intesa trova fondamento nell’ordine esecutivo firmato da Trump il 25 settembre. Quest’ultimo ha sbloccato il passaggio di proprietà dopo la legge sul divieto di TikTok approvata nel 2024 durante l’amministrazione Biden. Tra i potenziali investitori figurano nomi di rilievo come Rupert Murdoch e Larry Ellison. Mentre l’ex produttore social di Trump, Jack Advent, ha indicato Barron Trump come possibile membro del consiglio della nuova entità. È evidente che, dietro la questione di TikTok, si muove una partita più ampia: quella per il controllo delle tecnologie strategiche e per l’influenza economica.
