L’UE ha ufficialmente deciso di dire addio al gas russo. Il Paese ha infatti fissato una data precisa per lo stop definitivo, 1° gennaio 2028. Tale misura è stata descritta come un “divieto graduale e giuridicamente vincolante”. Essa riguarda sia il gas trasportato via gasdotto sia il gas naturale liquefatto (GNL). L’obiettivo? Chiudere il rubinetto energetico con Mosca, indipendentemente dall’evoluzione della guerra in Ucraina. A votare contro il provvedimento sono stati solo Ungheria e Slovacchia, che hanno espresso preoccupazioni per la loro sicurezza energetica.
Il regolamento è parte integrante della strategia REPowerEU, concepita per liberare l’Europa dalla dipendenza energetica da Paesi considerati instabili o ostili. La roadmap stabilisce che dal 1° gennaio 2026 sarà vietato stipulare nuovi contratti di fornitura. In più che entro il 17 giugno dello stesso anno dovranno essere conclusi gli accordi a breve termine e che il 1° gennaio 2028 scatterà lo stop totale agli accordi a lungo termine.
UE, diversificazione energetica e nuove rotte: la Norvegia diventa il primo fornitore
La decisione rientra in una più ampia strategia europea. Un progetto volto a voler potenziare la resilienza energetica e accelerare la transizione verso fonti rinnovabili e sistemi puliti. Ma non solo. Poiché deve garantire al tempo stesso un’ottima stabilità economica. Il piano, presentato nel 2022, rappresenta uno dei pilastri del nuovo corso energetico europeo, che mira non solo a ridurre la dipendenza da Mosca, ma anche a promuovere un sistema basato su sicurezza, efficienza e sostenibilità.
Il piano sta già producendo risultati tangibili. in soli tre anni di gas russo importato dall’Unione Europea è scesa dal 40% del 2021 all’11% nel 2024. Se si includono anche le forniture di GNL, la percentuale totale di gas proveniente dalla Russia nel 2024 è stata del 19%. Nel frattempo, il baricentro delle importazioni si è spostato verso nuovi partner. La Norvegia è diventata il principale fornitore di gas per l’Europa con una quota del 33,4%. Seguono poi Stati Uniti con il 16,5% e l’Algeria con il 14,4%.
Il Consiglio dell’UE ha semplificato le procedure doganali per l’importazione di gas non russo. Per ottenere l’autorizzazione sarà sufficiente dimostrare l’origine del Paese produttore prima dell’ingresso nel territorio europeo. Al contrario, l’import di gas proveniente dalla Russia resterà soggetto a un rigido regime di autorizzazione preventiva. Ogni Stato membro dovrà presentare un piano di diversificazione che illustri come intende garantire l’approvvigionamento energetico nel lungo periodo.
