Quando ho iniziato questa recensione, mi aspettavo l’ennesimo prodotto budget che cerca di emulare i grandi senza riuscirci davvero. Invece, dopo settimane di test intensivi con i SoundPEATS Air5 Pro, devo ammettere che questi auricolari hanno saputo sorprendermi in modo genuino. Non parliamo di miracoli, ma di un equilibrio interessante tra ambizione tecnica e pragmatismo commerciale.
Il mercato degli auricolari true wireless sotto i cento euro è affollato come mai prima. Ogni produttore promette l’impossibile: audio Hi-Res, cancellazione del rumore da top di gamma, autonomia infinita. SoundPEATS, brand che ho seguito negli anni attraverso vari modelli della serie Air, questa volta ha puntato su un chip di fascia superiore – il Qualcomm QCC3091 – e su una serie di tecnologie che sulla carta dovrebbero garantire prestazioni da ben altra categoria di prezzo.
La domanda che mi sono posto sin dal primo giorno è stata semplice: questi Air5 Pro riescono davvero a competere con modelli che costano il doppio? Oppure siamo di fronte all’ennesimo esercizio di marketing dove le specifiche impressionanti nascondono compromessi sostanziali? Nelle prossime sezioni cercherò di rispondere senza retorica, analizzando ogni aspetto con l’occhio critico che si addice a chi testa prodotti audio da anni. Attualmente sono disponibili sulla pagina ufficiale di Amazon Italia.
Unboxing
La confezione degli Air5 Pro tradisce immediatamente le ambizioni del prodotto. Niente cartone riciclato minimalista alla Apple, ma nemmeno l’eccesso plastico di certe produzioni low-cost. La scatola presenta dimensioni compatte, con una grafica sobria dominata dal nero opaco e da dettagli bronzati che anticipano il design degli auricolari. Sul frontale campeggia il logo SoundPEATS e la dicitura “Hi-Res Audio” insieme alla certificazione Snapdragon Sound.
Aprendo il packaging, mi sono trovato di fronte a un layout ordinato. Gli auricolari riposano nella loro custodia di ricarica, protetti da un involucro trasparente. Subito sotto, un piccolo vano accoglie gli accessori: tre paia di gommini in silicone (small, medium, large), un cavo USB-C per la ricarica – purtroppo piuttosto corto, circa quaranta centimetri – e il manuale d’istruzioni multilingua. Non manca un adesivo con il logo del brand, dettaglio forse superfluo ma che certifica l’attenzione verso chi apprezza questi piccoli elementi.
La prima impressione tattile della custodia è stata positiva. Materiale plastico con finitura opaca, costruzione solida senza scricchiolii evidenti. L’apertura frontale – scelta stilistica che personalmente trovo meno pratica rispetto alle classiche cerniere superiori – rivela gli auricolari alloggiati magneticamente. I magneti sono sufficientemente forti da trattenere gli auricolari anche capovolgendo la custodia, segno di una progettazione attenta.
Un piccolo LED frontale indica lo stato di carica: verde quando la batteria è sopra il cinquanta percento, giallo tra il dieci e il quarantanove percento, rosso sotto il dieci percento. Sistema intuitivo, anche se avrei preferito quattro LED separati per una lettura più granulare. La porta USB-C è posizionata sul retro, protetta da una leggera cornice plastica che dovrebbe prevenire danni da usura.
Nel complesso, l’unboxing non regala emozioni particolari ma nemmeno delusioni. Tutto appare funzionale, ordinato, senza fronzoli inutili. Per questa fascia di prezzo, direi che l’esperienza è allineata alle aspettative: niente di memorabile, ma onesto e completo.
Materiali, costruzione e design
Gli Air5 Pro adottano un design in-ear con gommini in silicone, allontanandosi dalla filosofia semi-in-ear del modello Air5 standard. Questa scelta impatta direttamente su isolamento passivo e vestibilità, aspetti che analizzerò più avanti. Esteticamente, gli auricolari presentano una forma ovoidale compatta con uno stelo corto che termina in una superficie piatta dedicata ai controlli touch. La colorazione predominante è nera opaca, con inserti bronzati che conferiscono personalità senza eccedere.
Ogni auricolare pesa 4,8 grammi, valore che li colloca nella fascia media-leggera. Durante i test prolungati – sessioni da oltre tre ore consecutive – non ho riscontrato affaticamento significativo. La forma ergonomica si adatta bene alla maggior parte delle conformazioni auricolari, anche se naturalmente esiste sempre una componente soggettiva in queste valutazioni.
La costruzione è interamente in plastica, scelta obbligata per contenere peso e costi. La finitura opaca resiste discretamente a impronte e graffi superficiali, anche se dopo alcune settimane di utilizzo quotidiano si notano segni evidenti nelle zone soggette a maggiore contatto. La custodia, dimensioni alla mano (circa 6x4x3 centimetri), entra comodamente in qualsiasi tasca. Pesa 44 grammi con gli auricolari inseriti, quindi sostanzialmente trascurabile nel trasporto.
Un aspetto che mi ha convinto è la certificazione IPX5, che garantisce resistenza agli spruzzi d’acqua e al sudore. Ho testato gli Air5 Pro durante sessioni di corsa sotto pioggia leggera e allenamenti in palestra senza riscontrare problemi. Ovviamente non sono auricolari da immergere, ma per l’uso sportivo quotidiano offrono tranquillità sufficiente.
I controlli touch rispondono in modo reattivo, forse anche troppo nelle prime giornate d’uso. Più volte mi è capitato di mettere in pausa involontariamente la riproduzione semplicemente sistemando l’auricolare nell’orecchio. Con il tempo si impara a maneggiare il prodotto con maggiore delicatezza, ma rimane una sensibilità ai limiti del confortevole.
Specifiche tecniche
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Chipset | Qualcomm QCC3091 (Snapdragon Sound) |
| Driver | 10mm composito (PU + PEEK) |
| Risposta in frequenza | 20Hz – 40kHz |
| Codec supportati | SBC, AAC, LC3, LDAC, aptX, aptX Adaptive, aptX Lossless |
| Bluetooth | 5.4 |
| ANC | Ibrido adattivo fino a 55dB |
| Microfoni | 6 totali (3 per auricolare) con ENC e cVc 8.0 |
| Batteria auricolari | 35mAh ciascuno |
| Batteria custodia | 520mAh |
| Autonomia | 7,5h singola carica / 37h totale |
| Ricarica rapida | 10 min = 2h di ascolto |
| Peso auricolare | 4,8g |
| Certificazione | IPX5 |
| Multipoint | Sì (LDAC si disattiva) |
| App | PeatsAudio (iOS/Android) |
Applicazione
L’app PeatsAudio rappresenta il centro nevralgico per personalizzare l’esperienza d’uso degli Air5 Pro. Disponibile gratuitamente su iOS e Android, richiede una registrazione obbligatoria che ho trovato francamente fastidiosa. Capisco la necessità di profilare gli utenti per statistiche interne, ma imporre email e password per utilizzare pienamente un prodotto già acquistato stride con le aspettative moderne.
Superato questo ostacolo, l’interfaccia si presenta pulita e funzionale. La schermata principale mostra lo stato di carica degli auricolari e della custodia con indicatori percentuali precisi. Tre pulsanti rapidi permettono di alternare tra modalità ANC, trasparenza e standard. Un quarto pulsante attiva la Game Mode, che riduce la latenza audio.
La sezione equalizzatore offre diverse preset – Rock, Pop, Jazz, Classical, Electronic – più un equalizzatore parametrico a dieci bande per chi desidera maggiore controllo. Ho apprezzato la presenza di un test di fitting dei gommini, che emette toni specifici per verificare la corretta tenuta nell’orecchio. Funzionalità apparentemente banale ma utilissima, considerando quanto l’isolamento influenzi la percezione sonora.
Tra le opzioni avanzate troviamo la possibilità di abilitare o disabilitare singolarmente i codec LDAC e LC3 (disattivati di default), modificare la lingua degli annunci vocali, personalizzare i controlli touch e attivare la funzione “Find My Earbuds” che fa suonare un tono acuto per localizzare gli auricolari smarriti. Quest’ultima feature ha salvato letteralmente i miei Air5 Pro quando uno dei due è scivolato tra i cuscini del divano.
Gli aggiornamenti firmware avvengono tramite app con procedura guidata. Durante il periodo di test ho ricevuto due update che hanno migliorato la stabilità della connessione Bluetooth e ottimizzato l’algoritmo ANC. Processo fluido, senza intoppi, completato in circa cinque minuti per aggiornamento.
Hardware
Il cuore pulsante degli Air5 Pro è il chip Qualcomm QCC3091, parte della piattaforma Snapdragon Sound. Questo SoC rappresenta un salto qualitativo rispetto alle soluzioni entry-level, offrendo elaborazione audio avanzata, supporto per codec Hi-Res e consumi energetici ottimizzati. La presenza del QCC3091 giustifica in parte le promesse marketing di SoundPEATS, anche se naturalmente il chip da solo non garantisce miracoli.
I driver dinamici da 10mm utilizzano un diaframma composito che combina poliuretano (PU) e polietere etere chetone (PEEK). Questa ibridazione mira a bilanciare rigidità e leggerezza, ottenendo una risposta in frequenza estesa fino a 40kHz sulla carta. Nei test pratici, la gamma ultrasonica oltre i 20kHz rimane ovviamente inudibile per l’orecchio umano, ma contribuisce teoricamente alla naturalezza della riproduzione nelle frequenze più alte.
Il sistema di cancellazione attiva del rumore ibrido impiega sei microfoni totali: tre per auricolare, posizionati strategicamente per catturare il rumore ambientale e le conversazioni. L’algoritmo AI analizza in tempo reale la morfologia dell’orecchio, lo stile di indossaggio e lo spettro del rumore circostante, adattando dinamicamente la profondità della cancellazione. SoundPEATS dichiara un’efficacia fino a 55dB, valore ambizioso che nei miei test si è rivelato ottimistico ma non completamente irrealistico.
La tecnologia cVc 8.0 di Qualcomm gestisce la riduzione del rumore durante le chiamate, isolando la voce dell’utente dai suoni ambientali. Ho effettuato chiamate di prova in ambienti rumorosi – strada trafficata, palestra affollata, ufficio open space – riscontrando prestazioni altalenanti. In condizioni ideali la qualità è più che sufficiente, ma quando il rumore di fondo supera una certa soglia la voce tende a suonare artificiale e compressa.
La batteria da 35mAh per auricolare e 520mAh per la custodia promette un’autonomia complessiva di 37 ore. Numeri che vanno contestualizzati: dipendono fortemente dal volume d’ascolto, dal codec utilizzato e dall’attivazione dell’ANC. Nei miei utilizzi reali, con volume al sessanta percento, LDAC disattivato e ANC spento, ho ottenuto circa 7 ore effettive per carica singola. Attivando l’ANC l’autonomia scende a 4,5-5 ore, in linea con quanto dichiarato.
Prestazioni e autonomia
L’autonomia dichiarata di 37 ore totali si scontra con la realtà d’uso quotidiano, come accade praticamente sempre con questo tipo di prodotti. I numeri del produttore si basano su scenari ideali: codec AAC, volume medio-basso, ANC disattivato. Scenario che onestamente non rispecchia come utilizzo davvero un paio di auricolari.
Nei miei test ho adottato diverse configurazioni per mappare l’autonomia reale. Con aptX Lossless attivo, volume al 70%, ANC acceso e utilizzo misto tra musica e chiamate, sono arrivato mediamente a 4,5 ore per singola carica degli auricolari. La custodia garantisce circa quattro ricariche complete, portando il totale effettivo intorno alle 18-20 ore. Quasi la metà rispetto a quanto promesso, ma comunque un’autonomia dignitosa per l’uso quotidiano.
Passando a configurazioni meno energivore – AAC codec, ANC off, volume 60% – l’autonomia singola sale a circa 6,5-7 ore, con un totale che si avvicina alle 30 ore complessive. Più ragionevole, anche se lontano dai 37 ore di listino. La ricarica rapida funziona come dichiarato: dieci minuti di carica restituiscono effettivamente circa due ore di ascolto, utile per ripartenze rapide.
Un aspetto positivo riguarda la possibilità di utilizzare i singoli auricolari in modo indipendente. Posso ascoltare con il destro mentre il sinistro ricarica nella custodia, alternando poi la configurazione. Funzionalità banale ma apprezzata durante lunghe sessioni di lavoro al computer.
La stabilità della connessione Bluetooth 5.4 si è dimostrata solida entro i canonici dieci metri senza ostacoli. In ambienti domestici, con pareti e porte, la portata scende leggermente ma rimane comunque sufficiente per muoversi tra stanze adiacenti. Ho riscontrato qualche dropout occasionale in ambienti particolarmente congestionati dal punto di vista wireless – aeroporti, centri commerciali – ma nulla di drammatico.
Il multipoint permette di collegare contemporaneamente due dispositivi, funzionalità che ho sfruttato collegando smartphone e laptop. Il passaggio tra le sorgenti avviene automaticamente quando parte l’audio su uno dei due device, anche se talvolta serve un secondo o due per completare lo switch. Nota importante: attivando il multipoint, il codec LDAC viene disabilitato automaticamente, costringendo a scegliere tra qualità audio massima e comodità di gestione.
Test
Ho sottoposto gli Air5 Pro a una batteria di test distribuiti su tre settimane, utilizzandoli come driver principale per l’ascolto quotidiano. La metodologia ha previsto sessioni di almeno due ore consecutive, alternando generi musicali diversi, podcast, videochiamate e contenuti video. Ho testato gli auricolari in ambienti controllati – abitazione silenziosa, ufficio – e scenari realistici come mezzi pubblici, palestra e passeggiate urbane.
Per valutare la firma sonora ho utilizzato tracce di riferimento personali, brani che conosco a memoria su sistemi ben più costosi. Hotel California degli Eagles per la scena stereo e la naturalezza delle chitarre acustiche. Limit to Your Love di James Blake per l’estensione nei bassi e la gestione dei transitori. Teardrop dei Massive Attack per la trama elettronica e la precisione dei dettagli. Bohemian Rhapsody dei Queen per la complessità dinamica e il comportamento sulle voci.
Con il codec aptX Lossless attivo – possibile solo su dispositivi compatibili, nel mio caso uno smartphone Android con chipset Snapdragon – la qualità sonora si colloca su livelli rispettabili per la categoria. I bassi risultano presenti e corposi, con una leggera enfasi nella zona medio-bassa che rende la riproduzione adatta a generi come hip-hop ed elettronica. Su Limit to Your Love, il subbasso esteso arriva percepibile ma senza la profondità viscerale di modelli superiori. Sufficiente per godere delle frequenze basse senza aspettarsi miracoli.
I medi mostrano una discreta naturalezza sulle voci, anche se avverto una leggera compressione quando il mix diventa denso. Su Bohemian Rhapsody, le armonie vocali centrali rimangono intellegibili ma perdono quel senso di aria e separazione che contraddistingue registrazioni ben fatte. Gli alti si presentano dettagliati, forse leggermente enfatizzati, con una brillantezza che su certi brani rasenta la sibilanza. L’arpeggio iniziale di Hotel California suona cristallino ma talvolta leggermente metallico, specialmente a volumi elevati.
La scena sonora, aspetto critico per gli auricolari chiusi, appare contenuta come prevedibile. Non aspettatevi l’ampiezza di cuffie aperte o sistemi over-ear. La separazione strumentale è accettabile su mix non troppo affollati, ma quando aumenta il numero di elementi la confusione diventa evidente. Su orchestrali o jazz complessi, la tridimensionalità manca e tutto tende ad appiattirsi su un unico piano frontale.
Passando al codec LDAC, che trasmette fino a 990kbps contro i 1.2Mbps del Lossless, le differenze risultano sottili. Serve un orecchio allenato e un ambiente silenzioso per coglierle. Personalmente ho percepito una minimale perdita di dettaglio negli alti estremi, ma nulla che comprometta l’esperienza d’ascolto. Importante ricordare che LDAC funziona solo con multipoint disattivato.
Con codec standard come AAC – l’unico disponibile su dispositivi iOS – la qualità cala visibilmente. La compressione lossy diventa udibile su tracce dinamiche, con un appiattimento generale della gamma e una perdita di micro-dettagli. Gli Air5 Pro rimangono comunque ascoltabili, ma perdono quel tocco in più che i codec Hi-Res dovrebbero garantire.
Per quanto riguarda la latenza, ho testato la Game Mode su diversi titoli mobile e un paio di sparatutto su PC. La riduzione dichiarata porta la latenza sotto i 60ms, soglia che rende l’esperienza sufficientemente reattiva per la maggior parte dei giochi. Non consiglierei questi auricolari per gaming competitivo, ma per il casual mobile sono più che adeguati.
Durante le videochiamate su Zoom e Teams, la qualità della mia voce è stata generalmente valutata come chiara dai miei interlocutori. In ambienti tranquilli nessun problema, mentre in contesti rumorosi la tecnologia di riduzione del rumore tende a tagliare eccessivamente, creando un effetto robotico. Nulla di inusuale per questa categoria di prodotto.
Approfondimenti
Cancellazione attiva del rumore
La cancellazione del rumore rappresenta uno dei punti di forza dichiarati degli Air5 Pro, con un valore massimo teorico di 55dB. Nella pratica, l’efficacia dell’ANC varia significativamente in base alla tipologia di rumore e alla qualità del fit. Ho testato il sistema in diverse situazioni: metropolitana affollata, ufficio open space, aereo durante la crociera, palestra con musica ad alto volume.
Sulle basse frequenze – il ronzio costante dei motori aerei o del treno – l’ANC si comporta egregiamente. Non raggiunge l’assoluto silenzio dei top di gamma come gli AirPods Pro o i Sony WF-1000XM5, ma attenua in modo percepibile il rumore di fondo, creando una bolla sonora confortevole. In aereo, durante un volo di tre ore, ho ascoltato podcast a volume medio-basso senza faticare.
Sulle medie frequenze – voci umane, tastiere, rumori d’ufficio – l’efficacia diminuisce. L’ANC attenua ma non cancella, lasciando filtrare abbastanza da rimanere consapevoli dell’ambiente circostante anche senza attivare la modalità trasparenza. In metropolitana, le conversazioni dei passeggeri rimangono udibili, anche se smussate e meno invadenti.
Sulle alte frequenze l’ANC fatica, come del resto accade con tutti i sistemi concorrenti. Sibili acuti, campanelli, clacson penetrano la barriera sonora senza troppi problemi. Limite tecnologico comprensibile, dato che le alte frequenze sono difficili da cancellare attivamente per questioni fisiche.
Un aspetto interessante riguarda l’algoritmo adattivo AI, che dovrebbe ottimizzare automaticamente la cancellazione in base al fit e al rumore ambientale. Onestamente ho faticato a percepire differenze evidenti tra la modalità adattiva e le impostazioni fisse. Forse l’algoritmo lavora su sfumature troppo sottili per essere apprezzate consapevolmente, oppure il marketing ha sopravvalutato una feature più teorica che pratica.
La modalità trasparenza, che amplifica i suoni esterni attraverso i microfoni, funziona discretamente. Utile per brevi conversazioni o attraversamenti stradali senza togliere gli auricolari. Il suono risulta leggermente artificiale e compresso, ma sufficiente allo scopo. In ambienti ventosi, i microfoni captano il rumore del vento creando un fastidioso fruscio, problema comune a molti auricolari con questa funzione.
Comfort e vestibilità
Il comfort rappresenta un fattore critico per auricolari destinati a utilizzi prolungati. Gli Air5 Pro adottano un design in-ear con gommini in silicone, quindi l’ergonomia dipende fortemente dalla scelta del tip corretto e dalla conformazione individuale dell’orecchio.
Ho testato tutti e tre i paia di gommini inclusi nella confezione. La taglia medium, montata di default, si è rivelata quella giusta per le mie orecchie. Il fit risulta sicuro senza essere oppressivo, gli auricolari rimangono stabili durante attività fisica moderata – corsa, allenamento con pesi – senza necessitare continui aggiustamenti.
Dopo sessioni prolungate di oltre tre ore consecutive, ho iniziato a percepire un leggero fastidio nella zona del trago, probabilmente dovuto alla pressione costante del gommino. Nulla di invalidante, ma abbastanza da farmi desiderare una pausa. Chi ha orecchie particolarmente sensibili potrebbe accusare stanchezza prima.
Un vantaggio del design in-ear con gommini riguarda l’isolamento passivo, significativamente superiore rispetto ai modelli semi-in-ear come gli Air5 standard. Anche con ANC disattivato, il sigillo creato dal silicone attenua efficacemente i rumori esterni, migliorando la percezione dei bassi e riducendo la necessità di volumi elevati.
La stabilità durante l’attività sportiva mi ha sorpreso positivamente. Nonostante l’assenza di alette stabilizzanti, gli auricolari non hanno mai dato segno di voler cadere durante le mie sessioni di corsa. Ovviamente parliamo di jogging tranquillo, non di sprint intensi o movimenti bruschi, ma per l’utente medio rappresentano una soluzione affidabile anche per la palestra.
Qualità delle chiamate
Le chiamate vocali rappresentano un utilizzo sempre più frequente per gli auricolari wireless, complice la diffusione dello smart working. Gli Air5 Pro montano sei microfoni totali – tre per auricolare – con tecnologie di riduzione del rumore ENC e cVc 8.0 di Qualcomm.
Ho effettuato decine di chiamate di test in scenari diversi, registrando l’audio percepito dall’interlocutore. In ambienti silenziosi – abitazione tranquilla, ufficio vuoto – la qualità vocale risulta chiara e naturale. La mia voce viene catturata correttamente, senza distorsioni evidenti o tagli anomali. Diversi colleghi hanno riferito che sentivano meglio rispetto ai loro AirPods di seconda generazione.
La situazione cambia quando aumenta il rumore di fondo. Su strada trafficata, i microfoni catturano inevitabilmente rumori di veicoli e vento. Il sistema di riduzione del rumore AI interviene in modo aggressivo, tagliando frequenze e applicando filtraggio che rende la voce più artificiale. L’interlocutore sente comunque, ma percepisce chiaramente che non sto parlando in condizioni ideali.
In ambienti ventosi, il rumore del vento diventa problematico. SoundPEATS pubblicizza un algoritmo che dovrebbe eliminare fino al 90% del noise da vento, ma nei miei test questa percentuale appare ottimistica. Il fruscio rimane presente e fastidioso durante passeggiate in giornate anche moderatamente ventose.
Durante videochiamate professionali su Zoom e Teams, ho ricevuto feedback generalmente positivi. Nessun eco o ritorni audio, volume appropriato, intelligibilità buona. Un paio di colleghi hanno notato una certa compressione della voce, specialmente quando modulavo il tono, ma nulla di compromettente per l’uso lavorativo quotidiano.
Connettività multipoint
La funzione multipoint permette di collegare simultaneamente gli Air5 Pro a due dispositivi Bluetooth, facilitando il passaggio tra sorgenti diverse senza continue disconnessioni. Nel mio caso, smartphone Android e laptop Windows.
Il pairing iniziale con entrambi i device è stato rapido. Una volta stabilite le connessioni, gli auricolari rimangono agganciati a entrambe le sorgenti finché non si allontanano oltre il raggio d’azione. Lo switch automatico tra i dispositivi funziona discretamente: se sto ascoltando musica dal laptop e ricevo una chiamata sullo smartphone, gli Air5 Pro passano automaticamente al telefono permettendomi di rispondere senza interventi manuali.
Il ritorno alla sorgente precedente dopo la chiamata avviene generalmente in automatico, anche se talvolta serve premere play sul laptop per riprendere la riproduzione. Piccola scomodità, ma accettabile considerando la praticità complessiva della feature.
Due limitazioni vanno sottolineate. Primo, il codec LDAC viene disabilitato automaticamente quando il multipoint è attivo. Gli Air5 Pro scaleranno a aptX o AAC, compromettendo la qualità audio massima. Scelta obbligata per vincoli tecnici, ma che costringe a scegliere tra comodità e prestazioni.
Secondo, la gestione contemporanea di due stream audio non è supportata. Se provo a riprodurre simultaneamente musica dal laptop e un video dallo smartphone, vince l’ultima sorgente attivata. Limitazione comune alla maggior parte degli auricolari consumer, quindi nulla di sorprendente.
Latenza e gaming
Per quanto gli Air5 Pro non siano auricolari dedicati esplicitamente al gaming, la presenza di una Game Mode promette latenze ridotte utili per videogiochi e contenuti interattivi. Quando attivata, la modalità dovrebbe abbassare la latenza sotto i 60ms, soglia generalmente accettabile per il gaming casual.
Ho testato la Game Mode su diversi titoli mobile – Call of Duty Mobile, PUBG, Genshin Impact – e un paio di sparatutto su PC via Bluetooth. Su smartphone, l’esperienza si è rivelata sufficientemente fluida. Nei titoli ritmici come Beatstar o Geometry Dash, il sync audio-video risulta accettabile, anche se non perfetto. Giocatori particolarmente esigenti potrebbero notare un ritardo minimo, ma per l’utente medio rappresenta un’esperienza godibile.
Su PC, connettendo gli Air5 Pro via Bluetooth al computer, la latenza rimane superiore rispetto a soluzioni wireless dedicate con dongle USB. Su sparatutto competitivi come Valorant o CS:GO, il delay diventa percepibile e problematico. Non consiglierei questi auricolari per gaming serio su PC, mentre per titoli single-player o strategici meno time-critical vanno benissimo.
Un aspetto da considerare: la Game Mode consuma più energia, riducendo l’autonomia di circa il 15-20% rispetto all’utilizzo standard. Dettaglio non trascurabile per sessioni di gioco prolungate.
Codec audio e qualità Hi-Res
Gli Air5 Pro supportano un’impressionante gamma di codec: SBC, AAC, LC3, LDAC, aptX, aptX Adaptive, aptX Lossless. Questa abbondanza promette compatibilità universale e prestazioni ottimali con sorgenti diverse.
Il codec aptX Lossless, fiore all’occhiello del prodotto, trasmette audio fino a 24-bit/96kHz con bitrate massimo di 1,2 Mbps. Questi numeri significano, almeno in teoria, qualità sonora equivalente al CD e oltre, trasportata via wireless. Nella pratica, il beneficio rispetto ad aptX standard è percepibile solo con sorgenti di altissima qualità – file FLAC, streaming Tidal HiFi Plus – e in ambienti d’ascolto silenziosi. Su file MP3 o streaming Spotify, la differenza si assottiglia fino a scomparire.
Il codec LDAC, sviluppato da Sony e adottato su Android, trasmette fino a 990kbps con risoluzione massima 24-bit/96kHz. Alternativa valida all’aptX Lossless, soprattutto per chi usa dispositivi non Qualcomm. Nei miei test ho alternato i due codec senza percepire differenze sostanziali, confermando che entrambi rappresentano soluzioni Hi-Res efficaci.
Il codec AAC, standard su iOS, offre prestazioni inferiori. Limita la risoluzione e introduce compressione lossy udibile su materiale dinamico. Se possedete un iPhone, gli Air5 Pro perdono parte del loro appeal, dato che non potrete sfruttare appieno i codec avanzati.
Un dettaglio tecnico importante: per beneficiare di aptX Lossless serve non solo un dispositivo compatibile, ma anche una sorgente audio lossless. Ascoltare Spotify via aptX Lossless non migliora la qualità, perché il limite rimane la compressione dello streaming (320kbps Ogg Vorbis). Serve Tidal HiFi, Qobuz, Amazon Music HD o file locali FLAC per giustificare codec di questa categoria.
Equalizzazione e personalizzazione sonora
L’app PeatsAudio offre diverse opzioni per personalizzare la firma sonora. Le preset disponibili – Rock, Pop, Jazz, Classical, Electronic – modificano la risposta in frequenza secondo profili predefiniti. Ho provato tutte le impostazioni, riscontrando differenze udibili ma non sempre migliorative rispetto al profilo standard.
La preset Rock enfatizza bassi e alti, cercando di esaltare chitarre elettriche e batteria. Funziona discretamente su vecchi classici, meno su produzioni moderne già compresse. Pop alza i medi e schiaccia leggermente i bassi, puntando su voci e melodie. Jazz cerca un bilanciamento più neutro con medi aperti. Classical espande la scena virtualmente, anche se su auricolari chiusi l’effetto rimane limitato. Electronic pompa i bassi fino all’estremo, adatto a EDM e hip-hop ma eccessivo per altri generi.
L’equalizzatore parametrico a dieci bande permette interventi chirurgici sulla risposta. Ho sperimentato diverse curve personalizzate, riducendo la presenza intorno ai 3-4kHz per smussare la sibilanza sugli alti e alzando leggermente intorno ai 200Hz per dare più corpo ai bassi. Dopo diverse sessioni di fine-tuning, sono arrivato a un profilo che considero ottimale per i miei gusti, confermando l’utilità di questa feature.
Isolamento e rumore passivo
Oltre all’ANC attivo, gli Air5 Pro beneficiano di un discreto isolamento passivo garantito dai gommini in silicone. Quando l’ANC è disattivato, il sigillo meccanico attenua già significativamente i rumori esterni, specialmente quelli ad alta frequenza che l’ANC fatica a cancellare.
Ho testato l’isolamento passivo in metropolitana con ANC spento, volume musicale medio. I rumori acuti – frenate, annunci vocali, conversazioni vicine – vengono smorzati in modo percepibile, permettendo comunque l’ascolto confortevole senza alzare eccessivamente il volume. Non siamo ai livelli di cuffie over-ear chiuse, ma per auricolari in-ear rappresenta una buona prestazione.
L’importanza del gommino corretto non può essere sottovalutata. Durante i test ho verificato che passare dal medium al large, pur peggiorando leggermente il comfort per le mie orecchie, aumenta sensibilmente l’isolamento. Trovare il proprio fit ottimale richiede pazienza e sperimentazione, ma ripaga in termini di qualità percepita.
Resistenza all’acqua e utilizzo sportivo
La certificazione IPX5 indica resistenza a getti d’acqua da qualsiasi direzione, ma non immersione. Ho testato gli Air5 Pro durante allenamenti in palestra con sudorazione intensa e una corsa sotto pioggia moderata, senza riscontrare problemi. Gli auricolari hanno continuato a funzionare normalmente, senza cali audio o disconnessioni.
Per l’utilizzo sportivo, la stabilità nel padiglione auricolare risulta soddisfacente. Durante corsa leggera (5-6 km/h) e allenamenti con pesi, gli Air5 Pro non hanno mai dato segno di voler cadere. Per attività più intense – sprint, HIIT, salti – suggerirei auricolari con alette stabilizzanti dedicate, ma per fitness moderato questi vanno benissimo.
Un piccolo appunto: dopo sessioni particolarmente sudate, consiglio di asciugare delicatamente gli auricolari e lasciare aperta la custodia per far evaporare l’umidità residua. I gommini in silicone tendono a trattenere sudore e condensa, creando terreno fertile per batteri se non gestiti correttamente.
Custodia di ricarica e portabilità
La custodia degli Air5 Pro adotta un’apertura frontale invece della classica cerniera superiore. Scelta estetica che personalmente trovo meno pratica: serve usare due mani per aprire comodamente, mentre con cerniere verticali basta il pollice. Il meccanismo di apertura è comunque solido, con una resistenza adeguata che evita aperture accidentali in borsa o tasca.
Le dimensioni contenute (circa 6x4x3 cm) rendono la custodia portabile senza problemi. Entra comodamente anche in tasche di jeans attillati, borse piccole, marsupi da corsa. Il peso di 44 grammi con auricolari è trascurabile, non si nota nel trasporto quotidiano.
I magneti che trattengono gli auricolari negli alloggiamenti sono forti al punto giusto. Inserire gli Air5 Pro richiede un minimo di allineamento, ma una volta posizionati rimangono saldi anche capovolgendo la custodia. Il LED frontale indica lo stato di carica generale, anche se avrei preferito indicatori separati per auricolari e case.
La porta USB-C sul retro permette ricarica cablata. Assenza della ricarica wireless, feature ormai comune su prodotti di fascia media-alta. Limitazione comprensibile per contenere i costi, ma che rappresenta un passo indietro rispetto a certi competitor diretti.
Affidabilità e durata nel tempo
Dopo tre settimane di utilizzo quotidiano intenso, gli Air5 Pro non mostrano segni evidenti di cedimento. La plastica opaca resiste discretamente a graffi superficiali, anche se inizia ad apparire qualche segno d’usura nelle zone di maggior contatto. I gommini in silicone mantengono elasticità e tenuta, senza evidenti deformazioni.
La batteria non ha ancora dato segnali di degradazione percepibile, mantenendo autonomia costante rispetto ai primi giorni. Ovviamente tre settimane sono insufficienti per valutare la tenuta nel lungo periodo, ma almeno nel breve termine il comportamento risulta stabile.
Un aspetto che mi preoccupa riguarda la custodia. L’apertura frontale, con il tempo e l’uso ripetuto, potrebbe allentarsi o sviluppare gioco nelle cerniere. Troppo presto per dirlo con certezza, ma la sensazione al tatto suggerisce che dopo mesi di aperture/chiusure quotidiane qualche scricchiolio potrebbe comparire.
Funzionalità
Gli Air5 Pro integrano diverse funzionalità moderne che ne estendono l’utilità oltre il semplice ascolto musicale. La modalità trasparenza, già menzionata, amplifica i suoni ambientali permettendo conversazioni senza rimuovere gli auricolari. Utile in contesti urbani o quando serve rimanere consapevoli dell’ambiente circostante.
La funzione di localizzazione nell’app PeatsAudio emette un tono acuto da uno o entrambi gli auricolari, facilitando il ritrovamento in caso di smarrimento. Feature apparentemente banale ma utilissima: mi ha salvato almeno tre volte quando uno degli auricolari è finito tra cuscini del divano o sotto sedili dell’auto.
Il sensore di prossimità rileva quando gli auricolari vengono rimossi dall’orecchio, mettendo automaticamente in pausa la riproduzione. Funzionalità comoda, anche se talvolta poco precisa: capita che la musica si fermi semplicemente perché ho sistemato meglio l’auricolare senza volerlo togliere. Sensibilità migliorabile via firmware.
La ricarica rapida permette di ottenere circa due ore di autonomia con soli dieci minuti di carica. Funzione salvavita per situazioni d’emergenza, quando serve ricaricare rapidamente prima di uscire. Nel mio utilizzo si è dimostrata affidabile e coerente con quanto promesso.
Il supporto agli assistenti vocali – Google Assistant su Android, Siri su iOS – funziona correttamente. Tenendo premuto il controllo touch per due secondi si attiva l’assistente, permettendo comandi vocali senza estrarre lo smartphone. Pratico per timer, promemoria, chiamate rapide.
Pregi e difetti
Pregi:
- Qualità audio superiore alla media di categoria grazie ai codec Hi-Res (aptX Lossless, LDAC)
- ANC efficace su basse frequenze, tra i migliori sotto i cento euro
- Autonomia reale rispettabile, circa 18-20 ore totali con uso intensivo
- Multipoint funzionale per gestire due dispositivi contemporaneamente
- App ricca di personalizzazioni e features utili
- Certificazione IPX5 adeguata per sport e pioggia leggera
- Prezzo competitivo rispetto a prestazioni offerte
Difetti:
- Qualità chiamate compromessa in ambienti rumorosi
- LDAC si disabilita con multipoint attivo, costringendo a scegliere tra features
- Assenza ricarica wireless
- App richiede registrazione obbligatoria fastidiosa
- Controlli touch eccessivamente sensibili nelle prime giornate d’uso
- Custodia con apertura frontale meno pratica delle soluzioni tradizionali
- Codec Hi-Res inutilizzabili su dispositivi iOS, limitando l’appeal per utenti Apple
Prezzo
Gli Air5 Pro vengono proposti a un prezzo di listino di 109,99 euro, ma frequentemente si trovano in offerta su Amazon e altri store online intorno agli 80-82 euro grazie a coupon sconto del 25%. Questo secondo prezzo rappresenta il valore reale del prodotto e quello su cui basare la valutazione complessiva.
A circa ottanta euro, gli Air5 Pro si posizionano nella fascia media del mercato true wireless, competendo con modelli come Nothing Ear (a), CMF Buds Pro 2, Edifier NeoBuds Pro 2. Rispetto a questi competitor, SoundPEATS offre un mix interessante: migliore supporto codec ma qualità costruttiva leggermente inferiore; ANC comparabile ma autonomia superiore; funzionalità paragonabili ma esperienza app meno raffinata.
Il confronto con i top di gamma – AirPods Pro (279 euro), Sony WF-1000XM5 (299 euro), Bose QuietComfort Ultra (299 euro) – rimane impietoso. Gli Air5 Pro costano un terzo ma offrono prestazioni che si collocano intorno al 60-70% dei riferimenti di categoria. Il divario si nota soprattutto su qualità costruttiva, raffinatezza audio e intelligenza dell’ANC.
Per utenti Android che cercano auricolari con Hi-Res Audio, ANC efficace e prezzo contenuto, gli Air5 Pro rappresentano una proposta sensata. Per utenti iOS, l’impossibilità di sfruttare LDAC e aptX Lossless riduce notevolmente l’appeal, rendendo più interessanti alternative ottimizzate per l’ecosistema Apple.
Sul mercato italiano, la disponibilità risulta buona tramite Amazon, con spedizione rapida e garanzie standard. SoundPEATS offre assistenza clienti raggiungibile via email, anche se i tempi di risposta non sono rapidissimi. Nel periodo di test non ho dovuto contattare il supporto, quindi non posso valutare appieno questo aspetto.
Conclusioni
Dopo settimane di convivenza quotidiana con i SoundPEATS Air5 Pro, il giudizio che mi sento di esprimere è complessivamente positivo, con diverse riserve da sottolineare. Questi auricolari rappresentano un tentativo riuscito di portare tecnologie Hi-Res e ANC avanzato in una fascia di prezzo accessibile, pagando inevitabilmente alcuni compromessi.
Il punto di forza principale rimane il comparto audio, che grazie al chip Qualcomm QCC3091 e al supporto per codec lossless offre una qualità superiore alla media di categoria. Chi possiede dispositivi Android compatibili e ascolta principalmente materiale in alta risoluzione troverà soddisfazione nel suono dettagliato e dinamico, pur con una firma leggermente enfatizzata su bassi e alti.
L’ANC rappresenta una sorpresa piacevole, efficace sulle basse frequenze al punto da competere con modelli più costosi. Non raggiunge l’assoluto silenzio dei top di gamma, ma per chi cerca riduzione del rumore durante spostamenti quotidiani o lavoro in ufficio offre risultati più che soddisfacenti.
L’autonomia reale, pur inferiore ai numeri marketing, si attesta su valori dignitosi per l’uso quotidiano. Le 18-20 ore totali con utilizzo intensivo permettono tranquillamente di coprire una settimana lavorativa senza ansie da ricarica.
Le limitazioni emergono principalmente su qualità costruttiva – plastica che inizia a mostrare segni d’usura – e su alcune scelte progettuali discutibili come l’apertura frontale della custodia e l’assenza della ricarica wireless. La qualità delle chiamate in ambienti rumorosi rimane migliorabile, così come la gestione del rumore da vento.
A chi consiglio i SoundPEATS Air5 Pro? Principalmente a utenti Android che cercano auricolari con buona qualità audio, ANC efficace e prezzo contenuto sotto i cento euro. Ideali per pendolari, frequentatori di mezzi pubblici, lavoratori in open space che necessitano di isolamento acustico senza spendere cifre importanti.
A chi sconsiglio questi auricolari? Utenti iOS che non possono beneficiare dei codec Hi-Res, perdendo gran parte del valore aggiunto del prodotto. Audiofili esigenti che cercano la massima fedeltà e raffinatezza sonora. Sportivi intensi che necessitano stabilità superiore e resistenza certificata per immersione.
Nel panorama affollato degli auricolari true wireless budget, i SoundPEATS Air5 Pro riescono a ritagliarsi uno spazio legittimo grazie a un mix equilibrato di prestazioni audio, ANC funzionale e prezzo competitivo. Non sono perfetti, non rivoluzionano il mercato, ma offrono un pacchetto onesto e funzionale che soddisfa le esigenze dell’utente medio senza pretese estreme. A circa ottanta euro rappresentano un acquisto ragionato per chi sa cosa aspettarsi e non cerca miracoli impossibili. Chi invece punta all’eccellenza assoluta dovrà mettere in conto un investimento superiore, perché certi traguardi non si raggiungono – ancora – a questo prezzo. Attualmente sono disponibili sulla pagina ufficiale di Amazon Italia.





