È ufficialmente in vigore la nuova direttiva europea che segna una svolta nella gestione dei rifiuti. Puntando con forza su economia circolare e responsabilità ambientale. Il testo è frutto di un percorso iniziato nel 2023. E impone ai Paesi membri misure concrete contro lo spreco alimentare e i rifiuti nel settore tessile. La normativa prevede che entro 20 mesi venga recepita nelle legislazioni nazionali. Ma i tempi per l’attuazione delle prime misure sono ancora più stretti. Ogni Stato dovrà indicare un’autorità responsabile per il coordinamento delle azioni di contrasto agli sprechi alimentari. Entro il gennaio 2026. Dopo due anni le strategie nazionali dovranno essere adeguate agli obiettivi europei.
Le nuove regole fissano obiettivi vincolanti da raggiungere entro il 2030. Il 10% in meno di sprechi nella produzione. E un taglio del 30% nei consumi e nella distribuzione. Ogni Paese sarà chiamato a sostenere campagne di sensibilizzazione e tecnologie innovative. Ma anche donazioni alimentari verso enti benefici. Non mancherà una verifica. Nel 2027, l’Unione riesaminerà i traguardi al fine di aggiornarli o estenderli fino al 2035.
Il tessile sotto la lente dell’Unione per l’economia circolare. Più sostenibilità, meno rifiuti
Tra i settori più colpiti dalla direttiva figura quello tessile. Che da solo nel 2019 ha generato 12,6 milioni di tonnellate di rifiuti in Europa. Meno del 20% è stato riciclato o riutilizzato. Eppure, si tratta di un comparto centrale per l’economia. Con un fatturato di 170 miliardi di euro nel 2023. Il problema sta nel suo impatto ambientale. È il terzo settore per uso di acqua e suolo. E il quinto per emissioni di gas serra e consumo di risorse.
La direttiva introduce un sistema di Responsabilità Estesa del Produttore. Che è stato già adottato in altri settori. Che obbligherà i marchi a contribuire economicamente alla gestione dei loro prodotti a fine vita. Più il tessuto sarà sostenibile, meno costerà al produttore. Questo meccanismo premia chi investe in materiali a basso impatto ambientale. Inoltre, cambierà la classificazione dei tessili raccolti. Verranno considerati rifiuti, distinguendoli chiaramente da quelli usati, con l’obiettivo di unificare la gestione a livello comunitario.
