Negli ultimi giorni il mondo delle app ha assistito a un classico effetto “onda di successo”: il lancio di Sora, la nuova applicazione di OpenAI per generare video, ha scatenato una corsa quasi frenetica da parte di sviluppatori che hanno cercato di approfittare del momento, copiando e ricreando l’app originale nella speranza di guadagni facili. L’App Store di Apple si è rapidamente popolato di cloni più o meno convincenti, e la dinamica è sempre la stessa: gli utenti vedono contenuti virali sui social e corrono a scaricare un’app che promette di fare lo stesso, spesso senza nemmeno accorgersi che non si tratta dell’originale.
OpenAI vince, ma l’App Store mostra il lato oscuro del successo digitale
Il meccanismo è tanto semplice quanto ingannevole. Molti cloni hanno puntato sul richiamo diretto al nome “Sora 2”, manipolando le ricerche nell’App Store per intercettare utenti ignari. Alcune app non erano neppure nuove: erano già presenti da mesi, ma sono state aggiornate subito dopo il lancio di Sora per cavalcare l’onda della popolarità. Non sorprende che una delle più scaricate, “Sora 2 – AI Video Generator”, abbia registrato oltre 50.000 installazioni in pochi giorni, pur non avendo alcun legame con OpenAI.
Dietro a tutto questo c’è un business relativamente semplice da avviare: grazie alla possibilità di integrare strumenti di intelligenza artificiale come quelli di OpenAI o Google, creare app di generazione video non richiede investimenti enormi. A volte basta offrire un modello freemium, che consente di creare un solo video al giorno gratuitamente e fa pagare un abbonamento per chi vuole di più. In poco tempo, alcuni sviluppatori possono arrivare a guadagnare decine di migliaia di dollari, senza nemmeno aver progettato un software innovativo.
Gli sviluppatori sfruttano l’hype virale
Ma non tutto funziona così facilmente: l’App Store vieta chiaramente di copiare nomi, interfacce o qualsiasi elemento che possa trarre in inganno gli utenti. Eppure, la rapidità con cui decine di cloni sono stati approvati e resi disponibili ha dimostrato che le maglie dei controlli possono essere sorprendentemente larghe. Blogger e osservatori del settore non hanno esitato a definire la vicenda “la più grande truffa sull’App Store della settimana”.
Apple è intervenuta rimuovendo la maggior parte dei cloni più evidenti, anche se alcune app sono sopravvissute alla purga, come “PetReels — Sora for Pets” o “Viral AI Photo Maker: Vi-sora”, che hanno tentato di camuffare il nome originale in modi più subdoli. Nel frattempo, OpenAI può comunque sorridere: Sora ha superato il milione di download, mentre i cloni hanno raggiunto circa 300.000 installazioni complessive, dimostrando che alla fine la qualità e l’autenticità premiano più della furbizia. La vicenda, però, resta un monito chiaro: nel mondo delle app, il successo virale porta sempre con sé imitatori pronti a giocare sulle ambiguità e sulle scappatoie, e riconoscere l’originale diventa una vera sfida per gli utenti.
