Per mesi, Londra è stata il parco giochi di una banda di ladri di telefoni talmente ben organizzata da far impallidire una start-up. Ma la Metropolitan Police, con un’operazione che sembra uscita direttamente da un film crime con la nebbia e il cappotto d’ordinanza, è riuscita a mettere le mani su quella che definiscono “la più grande rete di furti di telefoni mai beccata nel Regno Unito”. Diciotto persone in manette, oltre duemila dispositivi tornati (si spera) dai legittimi proprietari e, soprattutto, l’interruzione di un traffico che muoveva decine di migliaia di smartphone.
Metropolitan Police smantella rete criminale: migliaia di iPhone rubati verso la Cina
Il bello – o il brutto, a seconda di dove vi trovate – è che tutta l’indagine è partita per una botta di fortuna clamorosa, proprio la vigilia di Natale dell’anno scorso. Pensateci: un cittadino, derubato del suo iPhone, decide di non arrendersi. Attiva la localizzazione, segue il segnale e si ritrova davanti a un magazzino non lontano dall’aeroporto di Heathrow. Un posto dove non ti aspetteresti di trovare nulla di illegale. E invece, quando la polizia sfonda la porta, si trova davanti a un tesoro: 895 telefoni, quasi tutti rubati, tutti stipati ordinatamente in casse e pronti per prendere il volo direzione Hong Kong.
Questo colpo di fortuna è stato come tirare il filo giusto su una maglia troppo larga. La polizia ha iniziato a srotolare il gomitolo e ha scoperto un’organizzazione criminale con una struttura quasi aziendale. Da una parte c’erano i ladri di strada, spesso ragazzini su biciclette o motorini, che venivano pagati cash fino a 300 sterline per ogni telefono, con una netta preferenza per gli iPhone. Dall’altra, c’era la logistica internazionale, che spediva questi lingotti digitali verso la Cina, dove venivano rivenduti a un prezzo anche dieci volte superiore. Non è solo una questione di lusso, ma di mercato nero: un telefono sbloccato e libero di connettersi alla rete globale è oro per chi vuole aggirare la censura o usare servizi bloccati nel proprio Paese.
Questo scenario ci fa capire quanto la posta in gioco sia cambiata. La ministra Sarah Jones ha candidamente ammesso che questo è diventato un business più redditizio della droga. Intere bande hanno abbandonato lo spaccio tradizionale per inseguire quello che è a tutti gli effetti il nuovo oro digitale. I numeri a Londra sono lì a dimostrarlo: dal 2020 a oggi, i furti di smartphone sono quasi triplicati, passando da circa 28.000 a oltre 80.000 casi l’anno. È una vera e propria emergenza di sicurezza pubblica.
Certo, l’operazione è un successo strepitoso, un punto a favore delle forze dell’ordine. Ma la partita, diciamocelo, è tutt’altro che chiusa. Il sindaco Sadiq Khan, non a caso, ha lanciato un appello diretto alle aziende tech, chiedendo che rendano i telefoni totalmente inutilizzabili dopo un furto. È la richiesta più sensata, l’unica che taglierebbe l’ossigeno a questo traffico criminale, rendendo inutile la fatica di rubare. La battaglia si sta spostando dalla strada, dove la polizia intensifica i pattugliamenti, al tavolo da disegno dei designer di software. È una corsa tra l’ingegno criminale e l’innovazione tecnologica, tra chi si affina per rubare con destrezza e chi deve ideare sistemi per rendere quel bottino un semplice, costoso mattone. E mentre aspettiamo una soluzione definitiva, magari è meglio tenere lo smartphone nella tasca interna, non si sa mai.
