Dimentichiamoci i verbali ufficiali e parliamo di questa situazione assurda che sta per affossare il prossimo mega-vertice sul clima. Perché, diciamocelo, la COP30 a Belém rischia di diventare la fiera delle grandi assenti, e non solo per le solite beghe politiche tra Unione Europea che pecca sugli obiettivi e Stati Uniti che fanno spallucce sul negazionismo. C’è un problema molto più terra-terra, ma che sta creando un pandemonio: non ci sono abbastanza letti!
COP30, caos alloggi: navi e chiese diventano soluzioni d’emergenza
La situazione è questa: tra il 10 e il 21 novembre 2025, ben 45.000 delegati dovrebbero convergere a Belém, una città brasiliana scelta non a caso. La sua posizione, proprio ai margini della grande Amazzonia, doveva essere un monito vivente, un luogo simbolo per puntare i riflettori sulla fragilità della foresta pluviale, minacciata dai cambiamenti climatici e dalla nostra mano pesante. Idea ottima, sulla carta.
Il guaio è che, a quanto pare, Belém è meravigliosa per la sua simbologia ma decisamente sottodimensionata per un evento di questa portata. Contando e ricontando, i posti letto disponibili sono circa 18.000. Capisci la proporzione? Manca alloggio a più della metà delle persone attese.
E qui scatta la legge del mercato selvaggio: meno offerta, più domanda, e i prezzi degli alberghi sono schizzati alle stelle, diventando letteralmente insostenibili. Non parliamo di un piccolo aumento, ma di cifre folli.
L’effetto è immediato e disastroso. Già diversi Paesi europei, come Lituania e Lettonia, hanno alzato bandiera bianca. Il ministro per il clima lettone, Kaspars Melnis, è stato chiarissimo: “Abbiamo già deciso che è troppo costoso per noi”. Stessa storia per la Lituania, che ha ricevuto preventivi oltre i 500 dollari a notte per persona. A queste cifre, stare a casa e partecipare in videochiamata diventa l’unica alternativa sensata.
Gli organizzatori sono nel panico e si stanno inventando di tutto pur di trovare una branda per tutti: si parla di convertire vecchi motel, navi ormeggiate e persino chiese in alloggi di fortuna. Un vero e proprio bazar dell’ospitalità dell’ultimo minuto.
Il Brasile ha cercato di correre ai ripari promettendo camere a prezzi calmierati per i Paesi in via di sviluppo e tariffe un po’ meno esagerate (ma comunque salate) per quelli più ricchi. Ma la soluzione non sembra bastare: ci sono ancora 81 delegazioni in trattativa per un posto letto.
La beffa più grande, però, è per i piccoli Paesi insulari. Sono loro quelli che, alla COP29, hanno ottenuto accordi e finanziamenti vitali per la salvaguardia dei loro territori, che sono i primi a essere minacciati dall’innalzamento dei mari. Se non riescono a partecipare alla COP30, per colpa di un hotel troppo caro, non avranno l’occasione di portare avanti le loro istanze cruciali. Insomma, un vertice globale sul clima che fallisce per la mancanza di un letto è l’emblema di quanto a volte le logiche economiche più banali possano minare la volontà politica più alta.
