La svolta nel modello di business arriva con una scelta strategica. Quella di aprire negozi fisici in Francia, nonostante le recenti polemiche. Shein inaugurerà il suo primo punto vendita permanente nel cuore di Parigi. All’interno del grande magazzino BHV Marais. L’apertura è prevista per novembre. A questa si aggiungeranno altre cinque sedi in diverse città francesi. Tra cui Digione, Reims, Grenoble, Angers e Limoges. Il piano è stato reso possibile da un accordo tra il marchio cinese e Société des Grands Magasins. Questa ultima si occupa anche della gestione di alcuni punti vendita Galeries Lafayette.
La strategia di Shein divide: accuse e tensioni nel mercato francese
L’obiettivo dell’espansione è integrare l’e-commerce con una rete di negozi fisici. Secondo Shein, il mercato francese rappresenta un banco di prova naturale per questo tipo di iniziativa. Ma c’è anche un altro punto. L’apertura dei nuovi store dovrebbe creare circa 200 nuovi posti di lavoro. Il marchio ha dichiarato che la decisione nasce da una crescente domanda da parte dei clienti francesi di un contatto più diretto con i suoi prodotti. Tuttavia, la mossa ha suscitato più di una perplessità nel panorama commerciale francese.
Le reazioni all’arrivo di Shein in Francia non si sono fatte attendere. A luglio, il colosso del fast fashion era già finito nel mirino per pratiche commerciali scorrette. Incassando una multa da 40 milioni di euro. Tra le accuse, la comunicazione ingannevole sui prezzi e dichiarazioni non verificate sull’impatto ambientale dei prodotti.
Anche il gruppo Galeries Lafayette, legato alla SGM ma autonomo nel posizionamento del marchio, ha preso le distanze. Ha criticato apertamente le pratiche commerciali di Shein. Che sono ritenute incompatibili con l’immagine premium del proprio brand. Non si esclude che si possa arrivare a uno scontro legale. Dura anche la presa di posizione di Yann Rivoallan, presidente della Fédération Française du Prêt-à-Porter. Lui ha denunciato la costruzione di un megastore Shein davanti al municipio di Parigi. Accusando inoltre il brand di aver danneggiato il tessuto economico locale e minacciato il futuro della moda francese.
